Nel bel filmato sulla sicurezza della troncatrice si dice che ogni azione frenante esercitata sulla lama si traduce in un impulso a trascinare in basso l’equipaggio mobile del braccio della troncatrice.
Ciò si spiega con la legge di conservazione del momento angolare: la lama rotante è a tutti gli effetti, un giroscopio e le forze tendenti a contrastarne il moto sia in intensità che in direzione producono “stranezze” di questo tipo.
In realtà sono reazioni ben comprese, anche se spesso non proprio intuitive
Se la frenatura fosse dovuta ad un problema inatteso, tipo un movimento accidentale dei pezzi, essa, naturalmente, produrrebbe analogo risultato. Ovvero non una reazione di sollevamento della lama ma un suo sprofondamento ulteriore.
Una tale reazione del sistema tendende a rinforzare le azioni esterne, anzichè ad indebolirne la portata porta in genere verso una instabilità “violenta”: nei banchi con sawstop, il blocco della rotazione genera la forza che trascina lama, annessi e connessi sotto il piano nel giro di pochi millisecondi, nelle troncatrici può portare al blocco e conseguenti proiezioni dei pezzi descritte nell’altro topic.
In questo ultimo caso mi chiedo e chiedo se secondo voi, l’allontanamento della lama dal motore (collegato da cinghia), e posizionati da parti opposte dell’asse del braccio, come nella OMS Salvarani ad esempio, oltre ad una distribuzione dei pesi più bilanciata, possa avere effetti benefici anche su questo fronte.
In pratica: le troncatrici con braccio bilanciato dal motore, posizionato dietro, hanno anch’esse questo problema?
Grazie!
