Nel campo che mi piaceva, quello dei puzzle in legno ad incastri interbloccanti, un maestro è stato, ed è ancora, a 91 anni, Stewart Coffin.
Con gli introiti derivanti dalle sue creazioni egli ha mantenuto la famiglia e cresciuto tre figlie.
il legno S. lo conosce bene e ne ha utilizzato pure di qualità diversissime, seppur naturalmente in quantità moderate, dalle dimensioni dei manufatti. Su un suo libro racconta del “mitico” legno blu il Blue Mahoe e di quella volta che ne comprò improvvidamente una quantità notevole che però nascondeva la fregatura: sotto le prime splendide tavolette vi era poco altro che avesse quella nuance esotica.
Doveva quindi avere una certa spesa in materiali, naturale per ogni attività artigianale. Ma quanto ad attrezzatura.....

Siccome il mercato degli appassionati prediligeva cose originali e fatte a mano, non vi era una spasmodica ricerca al massimo rendimento, o al minimo tempo di lavorazione, e l’automazione era vista come una blasfemia.
Fino a quasi il 2000 ha lavorato con una circolare fissa, lama non inclinabile, e con il disco affilabile senza inserti in metallo duro con degli artifici per smorzare le vibrazioni e una serie infinita di jig. Siccome i pezzi sono piccoli non aveva una pialla e i quadrotti li portava a spessore con una sua invenzione una sorta di mini thicknesser che sfruttava il tamburo ed i coltelli di un pialletto elettrico. Nei suoi libri descrive come aveva realizzato l’oggetto a grandi linee, ma naturalmente la cosa fondamentale erano le idee: ogni pezzo veniva ottenuto con dei trucchetti che tendevano a cancellare gli errori. A completare il lab vi erano macchine strane come una drum sander ottenuta da una lavatrice per levigare beads, palline, e altre cose particolari.
Non comprava nulla di tutti i marchingegni di cui sono pieni i nostri lab, nei suoi libri non compare alcuna marca di elettroutensili, se doveva forare al centro di un pentagono, mumble mumble.. ecco fatto il jig!
la domanda che nasce è: amazon a parte, ci serve veramente tutto l’armamentario che compriamo? (parlo di hobbisti eh, non di gente che ci campa)
Non è che si rischia di confondere la soddisfazione per aver avuto una bella pensata o costruito un bell’oggetto con quella di aver fatto una bella comprata?