Marchingegno ha scritto:Salve a tutti e complimenti all'autrice dell'opera.
Mi permetto di dare qualche delucidazione sulla tecnica, dato che ho fatto la scuola di restauro dei dipinti e di icone e dorature so qualcosa.
Normalmente , il legno più usato e consigliato è il pioppo (fibra compatta, economico, in spessori di 3/4 centimetri non da movimenti- che comunque nelle icone antiche venivano prevenuti con dei listelli a coda di rondine a 90° rispetto alla fibra), un multistrato dello stesso legno sarebbe meno poetico ma assolutamente utilizzabile.
Tra il legno ed il gesso (gesso di Bologna inerte e colla di coniglio 1+9 ) si interpone una sottile tela di fibra naturale (lino, cotone, canapa) per ammortizzare eventuali movimenti del legno che favorirebbero il distacco del gesso. Le parti da dorare dovrebbero essere ricoperte con bolo giallo o rosso -per la foglia di argento, nero), un preparato a base di pigmenti argillosi che ha due scopi:
uno sfondo che si armonizza con l'oro dato il colore caldo e che in alcuni punti traspare,
la possibilità di applicare la vera foglia d'oro (è talmente sottile e delicata che se poggiata sulla mano si scioglie) a guazzo (facendo riprendere la colla del bolo con un pennello bagnato di alcool e non a missione)
Un altro piccolo trucco: tra il gesso ed il bolo (ho sempre usato quello pronto) una passata a pennello di gommalacca diluita eviterà che il gesso si sollevi (solo per le aree della doratura, non per la pittura)
La missione è una miscela adesiva che si usa per l'oro musivo(falso) e che quasi mai è possibile lucidare(brunire) con la pietra d'agata pena il danneggiamento della foglia. In questo caso però il bolo ci viene in aiuto, perché sempre con l'agata possiamo lucidarlo prima di applicare la missione e la foglia, con ottimi risultati.
Infine la parte pittorica: il sistema tradizionale prevede tempera a uovo (pigmenti in polvere e rosso d'uovo), ma non è controindicato acrilico o la guache. Infine il tutto si può proteggere con vernice retoucher che protegge anche l'oro musivo dall'ossidazione.
Spero di essere stato utile, se avete bisogno di delucidazioni ulteriori, ci sono.
Un saluto a tutti, in questo momento di grande calamità e tristezza.
Grazie per il contributo!
L'ho fatto leggere a mia moglie Chiara, che effettivamente, tolte alcune virgole o sfumature nel metodo, concorda con l'approccio da te proposto.
Per le tavolette, Belsito stesso le vende con questa costruzione particolare con i listelli a coda sul retro. Vero come dici, che un multistrato farebbe benissimo la funzione, perdendo pero' di poesia. A me piace la tavoletta spessa anche perchè, senza bisogno di alcuna cornice o supporto, la si puo' mettere su una mensola di una libreria, come dire...il lavoro acquista consistenza con lo spessore: 19mm di multistrato non darebbero lo stesso effetto.
Al posto del gesso (siccome siamo qui in Svizzera ma il 99% delle attrezzature sono in Italia) ci siamo arrangiati con della cementite, per uniformare e far da surrogato al gesso (alla fine la sua funzione l'ha fatta). Abbiamo evitato lo strato di fibra anche perchè, nell'idea iniziale, si voleva fare l'effetto craquelè, che avrebbe coperto eventuali crepe nel gesso/colore. Non abbiamo usato il fondo giallo perchè usando la foglia sintetica, almeno quella che aveva mia moglie, la trasparenza è di gran lunga inferiore a quella vera.
Come vedete, vuoi che era per "ingannare il tempo", vuoi per carenza di materiali...abbiamo ingannato molto sullo stato dell'arte
Mia moglie ringrazia per la dritta sulla gommalacca, che non sapeve
a presto!
Michele