da orione » sab 30 apr, 2016 08:31
Certo che circola ben una strana idea dell'ingegneria o delle scienze applicate. O ancora della matematica. Non sono un orpello alla pratica eh, sono la sua massima espressione, la sublimazione, il distillato. Non è che uno fa i conticini una volta scoperto come si risolve un problema per vedere di aggiungerci la teoria, come i disegni dei frati miniatori, per far contenti i patiti del genere. Quando la pratica si ferma di fronte a un problema che non sa affrontare entra in gioco la superpratica ovvero, sviluppare la pratica con nuovi strumenti che permettono di andare oltre il limite. Quando non puoi fare prove perchè la soluzione è una su 100000 oppure quando il singolo test sarebbe dispendiosissimo, bisogna andare in astratto, fare dei modelli, usando per questi degli strumenti che non sono più utensili per il materiale ma per l'astrazione e sono quelli che lo scienziato ha trovato essere validi cioè un numero di leggi che governano tutte le interazioni della materia. Il tutto scritto con l'alfabeto della matematica applicata, dove anche in quella sono stati inventati utensili ad hoc.
Queste non sono pippe mentali, è l'unico modo che ci ha permesso di avanzare nella tecnologia. Con le tradizioni tramandate dal mastro d'ascia oralmente ai pronipoti, la motosega se la potrebbe sognare.
Ma anche le vernici poliuretaniche, le colle viniliche, le leghe di metallo duro, il motore elettrico, ..
Può anche darsi che si starebbe meglio, non so, ma se si vuole dare credito alla mente umana, credo che sia il caso di smettere la insensata diatriba teoria vs pratica. A meno che alla pratica non venga data la limitante qualifica di sola destrezza manuale, o di forza fisica del vichingo che abbatte una pianta con le mani nude, propongo di riunificarle nella superpratica, la pratica assistita dalla teoria, dai metodi numerici, dall'analisi matematica.
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