orione ha scritto:CavalloGoloso ha scritto:ma il tema della discussione era un altro!! così non vale!! vi state spippando da tecnologici e gli umanisti che fanno? stanno a guardare?
Ho provato a provocarti Tony, se vuoi la reitero. O ne lancio un altra: perchè in Italia il diritto è tale e in francia e inghilterra è a destra? E perchè le cose pari sono livellate compresi i numeri, che non possono essere in realtá e le cose dispari sono strane e curiose? Da questa classificazione sembrerebbe che a destra vi siano i pari, gli allineati, che hanno sempre ragione e che hanno pure il diritto dalla loro parte, almeno all'estero, A sinistra restano gli strani gli spaventevoli e naturalmente gli incidenti. In inglese la sinistra è lasciata, partita.... La destra è giusta e ha ragione
In Italia l'unico che non si piega da una parte o dall'altra, in teoria, che va sempre come promette è il diritto.... Ma se deve piegarsi al volere di una parte, credo che a destra ci siano più appetibili attrattori rispetto alle cose sfigate di sinistra. Persino la previdenza è a sinistra perchè difende i deboli ma costa molto, e tra un po' non ci sarà più trippa per gatti. La provvidenza invece pare tendere a destra, per le fortune di cui godono certi personaggi, oltre alle fortune economiche, tradizionalmente là collocate. Avete mai osservato che il Cristo in croce guarda a destra? Là vi srava il ladrone pentito. All'ultimo momento chi non si sarebbe pentito? Se il Cristo avesse voluto riconoscere una qualità tra questi due, in cima al cumulo di malefatte commesse in vita, la coerenza stava a sinistra, a destra cos'era ruffianeria?
Bene in certe riflessioni (non a caso) sogno un mondo antiorario dove gli orologi camminano indietro, la destra raccoglie gli sfigati e la sinistra si riscatta.

"..dov'è la destra, dov'è la sinistra..." così, mi pare recitasse una delle ultime canzoni del grande Gaber!!
È un dilemma non da poco,Rolando! anche se, mi consentirai, stai andando fuori dal perimetro che tu stesso hai tracciato: qui non si tratta di ambiguità "lessicali" ma, semmai, concettuali!!!
Vivaddio se ci sono delle parole che hanno un significato univoco sono proprio quelle che "determinano", ovvero, come si dice nel mio mondo giuridico "costituiscono" non "descrivono", non servono a "dichiarare qualcosa di già costituito in natura" ma "costituiscono esse stesse" solitamente (anzi sempre) delle realtà immateriali (ciò che è materiale precede la parola dell'uomo, per chi ha fede la materia è successiva solo alla parola di Dio: " ..e il verbo si fece carne..."). Se così è la destra è destra in quanto tale, è quella parte del mondo che guardi girando il capo o lo sguardo "a destra" e la sinistra si trova esattamentedalla parte opposta. Se vuoi possimo incedere al contrario per fare in modo che venga nominato prima il lato sinistro dell'universo e si pensi a quello destro come all'opposto del primo!! lo stato delle cose non cambia, forse può avere un certo senso l'idea che uno dei due concetti rappresenti l'incipit e l'altro "venga a seguire", ma ciò accade solo se programmiamo in maniera "sequenziale" se, invece, programmiamo "a oggetti" tutto torna nella logica che ho appena descritto: non esiste uno spazio "privilegiato" nella mente del "programmatore del linguaggio". Quindi la ricerca retroagisce, deve guardare oltre con un telescopio verbale: un Habbot della parola, che ci consenta di stabilire cosa (quale parola dell'uomo "creatore") è stato generato prima e cosa dopo, sempre che "prima" e "dopo" siano, a loro volta, due parole che descrivono ciò "che è già" e non creino esse stesse due concetti basilari con cui l'uomo, divenuto "dio" (la minuscola non è casuale) abbia voluto iniziare a creare un "ordine" che gli assomigliasse. Ma cosa rende privilegiato ciò che è stato prima rispetto a ciò che è stato "dopo"?
Forse l'idea che tutto promani da in inizio e che chi sia più vicino a esso sia più prossimo alla "verità"?
Quindi, Lando, "in direzione ostinata e contraria" potrebbe avere un senso solo se si da credito a un'idea sequenziale dell'esistenza e della parola intesa come descrittiva, sempre e comunque, della stessa. Laddove ci sia una fede che pone l'uomo in una condizione di primato sulla parola e sul suo ruolo "nominatore" cessa la possibilità di errare che è propria solo del "descrittore". Il "Nominatore" semplicemente "È".