siete andati talmente avanti, ed io sono riuscito a seguire la discussione a piccoli sprazzi, non sufficienti per garnatire un intervento con un certo filo logico.
però la cosa (LE cose) sono talmente interessanti che vorrei spargere un pot pourri di pensieri:
- alla frase in oggetto sono stati dati tanti di quei significati, che diventa difficile aggiungere qualcosa. ho letto tutto e il contrario di tutto, e tutto con una spiegazione logica. da par mio, credo che alcune delle vittime non sarebbero troppo contente di leggere "je suis Charlie" da parte di certi organi di stampa, o di certi personaggi per lo meno. un po di coerenza, ecco...
- la satira in generale penso venga recepita in modo diverso in base al territorio di appartenenza e la relativa cultura. in Italia per esempio un Livornese è abituato e tollera ad un certo tipo di satira, in FVG meno, in altre regioni non so, ma suppongo in certi territori ancora meno.
- personalmente, non scrivo "je suis Charlie", perchè penso che per dichiararlo bisogna essere disposti ad accettare una possibile satira riguardante un qualsiasi argomento sensibile per se stessi. siccome sono tremendamente suscettibile, non la scrivo perchè non saprei accettarlo in modo limpido, credo.
- fra libertà di espressione, e libertà di stampa, c'è differenza, ed è un argomento molto ampio.
- quello che sento nei confronti delle persone che sono morte, va al di la del loro diritto di satira o dello scontro islam-occidente. è più semplice. penso che forse quella gente che è morta era gente che aveva ancora dei progetti nella vita, aveva voglia di vivere, non di morire in modo così truce. penso al dolore dei genitori, delle mogli, dei figli... questa è una sensazione che mi atterrisce.
quando succede un incidente i parenti delle vittime spesso non si danno pace, spesso si cercano delle colpe anche nell'inevitabile, nell'incidente appunto. figuriamoci in questo caso. il sentimento di ingiustizia, il senso di privazione è forte e probabilmente li accompagnerà per sempre.
- parlando del dibattito scienza/religione: secondo me il limite della scienza sta nel fatto che tutti i risultati sono derivati dall'umana percezione e sono letti grazie ad essa. non ci è dato sapere se esistono altri tipi di lettura della realtà, non propri all'essere umano o derivati dal calcolo di macchinari, sempre programmati da umane teorie e dai relativi limiti. la religione vorrebbe dare una risposta a questo, ma a mio avviso la questione è lapalissiana, in quanto i risultati sono letti sempre da medesima capacità di percezione. è lodevole il tentativo (o la riuscita, io non lo so) di provare ad arrivare alla conoscenza tramite la ricerca di diversa sensibilità. su questo lascio discutere gli altri, io non ne sono capace in questa sede.
l'istituzione ecclesiastica invece è altra cosa.
- scontro islam/occidente: io propendo al pensare che sia ipocrita condannare il mondo islamico ed i suoi attacchi al nostro territorio occidentale, senza rendersi conto dell'azione di attacco che noi stessi stiamo perpetuando da decenni (e storicamente oltre) al loro mondo. certo, mediaticamente passa poco, e quel che passa non è condito a dovere con la classica salsa di hollywoodiana ricetta.
un attacco effettuato da un drone che fa piazza pulita di interi villaggi di gente innocente è forse meno condannabile di uno effettuato da un killer che lo effettua in prima persona, pagando alla fine con la vita?
le tonnelate di persone che quotidianamente muoiono in modo violento a causa nostra, a causa del nostro sfrutamento dei loro territori è meno condannabile? lo è solo perchè ad un fatto non viene dato risalto mediatico? lo è di meno perchè loro sono una cultura inferiore?
ecco, sarebbe bello fare ogni tanto qualche campagna "je suis mohammed, abdul, sahid" o come cavolo si chiamano. o renderci semplicemente conto che dovremmo fare un passetto indietro, e rinunciare ad un pezzetto del nostro orticello, perchè non è un diritto acquisito in modo pacifico.
la Fallaci secondo me ha ragione solo nei fatti, quando dice che saremo in guerra. ha ragione, è una guerra, queste sono le armi del nostro nemico. in una guerra alla fine c'è un vincitore, e non è detto che saremo noi. il vincitore sarà colui che scriverà la storia dal suo punto di vista, perchè i libri vengono scritti dal vincente.
purtroppo
- cito un commento su fb letto di recente, scritto da una persona che non conosco: "Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita? Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente? Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?"
ecco, vogliamo fare paragoni?
- da piccolo, per concludere la faccenda mi avrebbero raccontato la seguente storiella:
Gesù
Gegiù
Gepiù
Ge andà via


