Al di là delle piccolezze umane messe in evidenza dal sempre ottimo Balasso,
credo che non ci vogliano studi superiori per capire (o almeno intuire) che
l'attuale sistema economico non può reggere alla pressione demografica e
all'ingresso di fette sempre maggiori di popolazione all'interno del modello
consumistico che ci caratterizza.
Ma anche senza considerare la crescita demografica, il tema di fondo è
sempre quello di avere un modello di sviluppo basato sulla crescita continua
in un contesto di risorse finite.
Purtroppo continuiamo ad affidarci ad una disciplica, l'economia, che non
usa criteri scientifici per produrre e verificare le proprie "ricette" e per la
quale contano solo parametri macroeconomici avulsi dalla realtà fisica
del pianeta.
Solo per fare un esempio, pensiamo all'attuale "moda" di considerare il libro
di carta superato a favore di quello elettronico, che sta addirittura per fare il
suo ingresso anche nella scuola italiana.
Ora, a parte le mie personali perplessità sull'ergonomia di un tale strumento
per gli usi che ne devono fare gli studenti, da molte parti ho sentito che con
il libro elettronico si risparmiano tanti alberi e quindi è più ecocompatibile.
Ma ne siamo sicuri?
Invece di usare carta, proveniente di norma da coltivazioni di alberi ad-hoc
o addirittura dal riciclo, quindi con un ciclo del carbonio breve, produrremo
enormi quantita' di dispositivi elettronici, consumando grandi quantita' di
risorse non rinnovabili, ottenendo oggetti con una vita media molto breve,
destinati poi ad ingrossare le cataste di rifiuti non riciclabili.
Certo, il libro di carta ha il difetto di dover essere stampato e spesso in
quantita' che poi vanno ad ingrossare i magazzini di copie invendute e
quindi destinate poi al macero, ma tra le due soluzioni qual è la più
ecocompatibile?
Fino a quando conteranno solo i pareggi di bilancio, ma non il reale bilancio
d'impatto ambientale di ciascuna scelta produttiva, non si farà molta
strada verso la soluzione dei nostri problemi di sostenibilità.
Dall'altra parte, i movimenti per la decresita non mi convincono del tutto
perché non forniscono risposte "globali", ma solo idee basate in gran parte
su "localismi" (km 0, solidarietà, ecc.).
Ma vogliamo tornare a quegli stessi "localismi" che nel passato hanno prodotto
enormi tensioni e financo guerre per l'accaparramento delle risorse?!
Perché alla fine bisogna mangiare, vestirsi, costruirsi ripari, ecc. e non tutte
le aree del pianeta sono provviste di tutte le risorse necessarie a tali scopi.
Anche qui, per fare un esempio, ho di recente letto un libercolo di uno di questi
promotori della decrescita che ho trovato disarmante per la limitatezza di
orizzonti che promuoveva.
L'autore affermava cose del tipo: "Ma perché devo stare chiuso otto ore in un ufficio
a fare un lavoro che non mi piace quando posso vivere fuori a contatto con la natura.
Ad esempio, sono stato negli USA e ho guadagnato 1000 euro tagliando l'erba".
Ho immediatamente pensato: "Ma negli USA come ci sei andato? A nuoto o con una zattera?!"
Perché se ci sei andato in aereo, chi l'ha progettato? Chi l'ha costruito? Chi ha progettato
i sistemi di controllo degli aeroporti, gli aeroporti stessi?! Con quali materiali?
E con cosa l'hai tagliata l'erba? Con una falciatrice? E anche qui, chi l'ha progettata,
chi l'ha costruita? Chi ha estratto e prodotto le materie prime necessarie?
Magari gente che fa dei brutti lavori per otto ore mentre te fai il vagabondo?!"
Ecco, non si possono promuovere stili di vita che valgano solo per alcuni, quando
si devono risolvere problemi ambientali globali!
I miei due cent...