L'eterno delfino, della famiglia dei pesci martelli dopo anni di esilio, decise di tornare in africa a trovare l'amico del defunto suo mentore. Egli, l'amico, sottopostosi a numerosi camuffamenti, al punto che veniva da alcuni definito un protosqualo da altri un caimano, era ospite di uno strano leone con pareo, entrambi più che le tempeste solari temevano le fiamme gialle. il delfinomartelli non voleva viaggiare nel suo elemento, l'acqua, per evitare di incrociare le comuni di pesci rossi dalle discutibili abitudini e i delfini di acqua dolce, le trote, che erano talmente salmonate. che si dice che i padri per imporsi l'astinenza dopo aver preso visione della prole, avessero fatto un nodo all'anguilla.
Si mise quindi in viaggio via terra ignorando il vespaio che il pellegrinaggio avrebbe scatenato. Alla vista del delfino con le tasche piene di cartine e con la fama di tombeur di mammifere che, da buon martelli, piantava non appena sedotte, un moto di invidia si accese.
Si fece avanti un gobbo che a prima vista somigliava ai leopardi ma era un esile cammello, in dieta per la prova cruna dell'ago. Egli, che aveva sempre desiderato la foca monaca, e giorni da leone, ma non avendo i mezzi, si faceva venire il fegato di occhetto, sentenziò acido, all'indirizzo dei pesci libertini:
Penitenziagìte: codeste immorali condotte fanno diventare ciechi come la talpa o peggio: cechi come il topo-lanek predicò infervorato da sembrare il giovan hardy. Vuotò talmente il sacco della bile che alla fine si ritrovò secco come un leader radicale, libero dal peccato come dopo un cdm in convento anche se lo svuotamento provocò la biforcazione della gobba cosicché tutti riconobbero in lui un animale preistorico il DC, il Dromedario Cammelliforme nel suo travestimento preferito.
Ma le piccanti accuse ormai lanciate fecero il giro del globo terracqueo.
Si fece allora scuro in cielo. Il rettile tornò dapprima in mare, dove solitamente navigava con codazzo di servi nauseabondi, velenosi pesci palla, e lucciole di posizione che ne segnalavano l'ingombro, si fece serio, cambiò strategia ed elemento: con una voliera di falchi, colombe, quaglie e spennacchiati avvoltoi, emerse dalle acque. E con lui qualcuna delle sue azioni venne finalmente alla luce in modo inequivocabile.
Il mondo animale di terra, da anni versava abbindolato come le falene dalla luce catodica, in un torpore come di tassi in letargo. Ma a seguito della spudorata emersione del pesce volante qualcuno aprì gli occhi. I primi che si risvegliarono, un mattino livido come la banconota da 10 euro, furono quelli con l'oro in bocca, i tassi d'interesse. A perdita d'occhio non si scorgeva un attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, nulla di nulla, e più loro si ergevano per guardare lontano, più le cose peggioravano. Il bel paese sembrava avvelenato, regredito, triste come un minigolf d'inverno, al passo coi tempi come una Delorean in attesa della pressa dello sfasciacarrozze.
Per capire che più che governare, nel periodo del letargo collettivo, avevano pensato solo al proprio membro ... non ci voleva certo un segugio.
Mentre l'oboe suonava l'Eurequiem con già pronto il fagotto per la beatificazione del coccodrillo lacrimevole, tutti i pesci vennero a galla per sentire le palle sulla pelle dei polli, sfornate da Apuleio figlio di Atreiu.
così scrisse il Torchiato Tasso in condizioni di conflitto interiore di interessi
