xetto ha scritto:non ho mai provato, ma più di qualche anziano mi ha detto che una volta mettevano i tronchi i fico per almeno un anno dentro l'acqua (fossi per intenderci) e poi li usavano per realizzarci pure i gioghi. ...che metamorfosi!!

i gioghi per buoi e mucche erano di olmo. almeno dalle mie parti. o di orniello per i muli gli asini e i cavalli. il masto.
il fico si usava solo per alcuni manici di alcuni scalpelli, quelli a uso manuale perchè è un legno tenero che assorbe bene gli urti e non ti spacca le mani se batti sullo scalpello a mano libera.
non ho mai saputo di altri utilizzi.
nel mondo della falegnameria girano tantissime leggende.
se metti un tronco di fico in un fosso, dopo un anno trovi una spugna di marciume.
se lo metti appena tagliato trovi una pianta di fico nuova, una specie di talea.
altra leggenda è l'ossificazione del rovere, alcuni sostengono che sfregando un pezzo di rovere con altro pezzo di rovere o legno ancora più duro, il rovere stesso acquisirebbe più compattezza e più durezza.... ho fatto la prova... stronzate. diventa solo bello lucido. ho fatto anche diversi tamponi di legno e li uso per carteggiare con la levigatrice a nastro lungo, sapelli, orniello, olmo, castagno, dopo anni di sfregamento il coltellino li intacca alla stessa maniera.
ma è un ragionamento logico.
il legno ha il suo massimo in carbonio appena tagliato ed essiccato. col passare degli anno perde inesorabilmente carbonio. perdendo cabonio acquisisce stabilità ma ne perde in tenuta meccanica. tutto qui. una tavola di 2000 anni è stabilissima, ma è talmente fragile che si rompe solo a guardarla.
se queste leggende fossero vere allora il kauri, http://www.kauri.it/it/Estrazionelavorazione.aspx che sta infossato da 50.000 anni dovrebbe essere duro come una roccia, invece è morbido come il pioppo.