gmgd ha scritto:Gianni,
io credo che esistano "modi giusti" e non il "modo giusto" per fare le cose,
tutto ciò che è consolidato e ha dato risultati giusti io credo che non abbia bisogno di progressi o che questi non siano strettamente necessari.
Riguardo allo spingi pezzo, io ne ho tre diversi sulla circolare due sulla nastro e nessuno sulla pialla, perchè è quello che sento come bisogno, questo da sempre.
Ho delle regole fisse e immutate nel tempo che si fondano su due capisaldi:
-la conoscenza della macchina
-l'osservazione del pezzo da lavorare
Non mi sognerei mai di venire a piallare sulla tua macchina prima di non averla conosciuta.
Non tratterei mai due pezzi diversi allo stesso modo senza averli esaminati.
Questo non significa che ogni volta che piallo porto il pezzo al laboratorio di analisi,
il mestiere, l'esperienza e la pratica quotidiana fanno si che il tutto diventi automatico,
poi ci sono le tecniche,
mano sopra, mano sotto, mano ferma, mano che si muove, mano nella tasca ecc.
vanno valutate e applicate caso per caso.
Michele, ho difficoltà a capire l'attinenza di questa risposta con quanto ho detto io. Comunque, non sposta molto.
Un punto però attinente è, ma non mi è chiaro. Tu dici che le tecniche vanno applicate caso per caso e posso essere anche d'accordo, anzi, lo sono; ma non sono mica io che ho scritto questa cosa:
gmgd ha scritto:................................................
Ho preso (da sempre) l'abitudine di usare la mano sinistra tenendola ferma e poggiata sul piano di uscita sbilanciata verso l'uscita e usando le dita a mò di pressori, sulla mia è possibile vincolare alcune dita in un recesso del piano in questo modo anche non guardando la sinistra è fisicamente impossibile che le dita vadano sui coltelli.
Delle due l'una. O si applicano tecniche ad hoc o si è preso da sempre l'abitudine di.... etc etc. e ribadisco che, come detto prima, questa tecnica della mano sinistra ferma sulla piallatura a filo mi sfugge. Se ho scritto che non è giusta, vorrei sapere dove l'ho scritto

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In merito al progredire mi sento di dire che tu hai subito tradotto progredire con superare. In realtà il concetto di superare è soggettivo, e chi ne è affetto (da questa "necessità", dico) ha un problema. Ma per me, e immagino anche per Vito, progredire vuol dire far tesoro degli insegnamenti e poi applicare le proprie ulteriori, se ce ne sono, conoscenze o esperienze, magari in altri campi per migliorare o adottare sistemi più al passo con i tempi.
Ti faccio un esempio frutto di esperienza personale.
Quando ero gomito a gomito con il mio maestro, per molto tempo, non ho fatto altro che pendere ed apprendere dalle sue labbra, ovviamente. Poi, per mia grande fortuna, ho cominciato a prendere un po' di dimestichezza con qualche situazione ed allora sono cominciate a saltare fuori situazioni ed esperienze legate alla mia vecchia professione che in qualche modo calzavano ed andavano a migliorare, ottimizzare o anche semplificare qualche procedura o tecnica. E lui non si è mai sognato di dirmi se pensavo che i predecessori fossero più fessi di me. E' stato ben contento. Questo in generale a significare che il mondo gira ed il tempo passa, ma se si sta fermi in una posizione si impara molto bene solo il percorso che il mondo ti fa fare e si guarda sempre e solo lo stesso orologio. Che magari ad un certo punto ha iniziato ad andare indietro.
Ciao Gianni.
p.s. bella discussione!
ri - Gianni
"Avevano sete li abbiamo dissetati, avevano fame li abbiamo diffamati" (R.Benigni)