Negli ultimi tempi mi sono riavvicinato ad una mia antica passione, il kayak da mare. Tra fine settembre e primi di ottobre siamo anche riusciti a organizzare con mio fratello una cinque giorni di campeggio nautico nella costa ovest della Corsica, una zona selvaggia e bellissima che ben si presta ad essere esplorata palmo a palmo come solo col kayak si può fare...
Nelle varie tappe abbiamo qui e li incontrato altri canoisti, e uno di questi mi ha incuriosito perché remava con uno stile e una pagaia diversa dal solito. Ho poi scoperto essere la pagaia groenlandese, a quanto pare adatta a remate tranquille e su lunghe percorrenze, meno prestante ma anche meno stancante di quella europea.
Mi sono un po informato e ho deciso di provare a costruirmene una, piu o meno seguendo piani e indicazioni trovate in rete.
Nella scelta dei legni e del progetto sono entrate in ballo varie considerazioni: innanzitutto non ci ho mai remato e non so se mi piacerà a sufficienza per considerarla una reale alternativa alla pagaia europea alla quale sono abituato; in secondo luogo il peso è un fattore critico in una pagaia, e forme e dimensioni (anche un pochino cicciottelle) sono già fissate per ragioni di ergonomia, fluidodinamica, e rispetto verso il sacro spirito della balena!
Ci ho anche studiato e ragionato sopra, per arrivare alla brillante conclusione che del volgarissimo abete poteva fare al caso mio.
Su internet consigliano di partire da un pezzo unico, ma oltre allo sfrido notevole, mica facile da queste parti trovare un 220x10x3,5 senza nodi importanti e vena più o meno verticale... siamo mica in Canada!
Quindi listello centrale a tutta lunghezza e quattro pezzi da incollare per le pale. Tutto abete e pochi fronzoli. Scelgo i pezzi giusti e incomincio a tagliare. E iniziano i problemi...
Continua...



















