Certo Snickare, con piacere
si, il banco l'ho fatto io... NO, non è vero
L'ho pensato, disegnato, ho scelto materiale e morse e poi ho fatto da garzone/umarell di un caro amico falegname professionale - oggi purtroppo (per me) in pensione - che ci ha messo la competenza, l'esperienza, le macchine e tanta pazienza a sopportare le mie richieste sul "cantiere".
Sfruttai quell'amicizia anche perché per lavorare due tavoloni di faggio da 10 cm di spessore grezzo iniziale, movimentarle, segarle con precisione e piallarle, servivano grosse macchine professionali.
Allora non avevo la necessaria dimestichezza, le attrezzature ed il coraggio per affrontare una autocostruzione con strumenti manuali (e forse non le avrei nemmeno oggi...).
Insomma diciamo che più o meno l'ho fatto io per metà.
Decisi di realizzarlo dopo un anno di banchetto pieghevole "workmate" della black e decker (che peraltro uso ancora con piacere).
Se potessi dare un consiglio al me stesso di 12 anni fa - un neofita, senza alcuna precedente esperienza di lavoro su un vero banco da falegname - gli direi di fare diversamente alcune cose.
Perché poi tante situazioni si scoprono solo man mano che ci lavori.
Nel complesso mi piace, mi ci sono adattato bene e lo uso con piacere, però:
- i fori rettangoli mi impediscono l'utilizzo di barletti classici o altri strumenti ferma-pezzo con asta tonda
- sono anche troppi, alla fine uso più o meno sempre gli stessi
- la morsa di testa è posizionata troppo in basso rispetto al livello del piano e serrandola tende a divaricare, tanto che la guancia l'ho fatta di forma trapezoidale per limitare il problema. Ottima invece la morsa frontale tipo Record
- i traversi che sostengono e fissano il piano sono troppo poco larghi (5,5 cm), limitandomi un po' l'uso di morsetti per fissare pezzi al piano (in pratica posso metterli solo sul bordo, in quei 5,5 cm... non so se mi sono fatto capire)
- se dovessi rifarlo oggi. alcune cose le farei diversamente (fori tondi, morsa di testa a carro tradizionale, traversi orientati col lato maggiore sotto)
Per il resto è stabilissimo, resistente e solido al massimo. Non ho mai notato deformazioni.
Le misure:
il piano e lungo 145 e profondo 62 cm. Sono le dimensioni massime che potevo permettermi di far stare nella precedente location, altrimenti lo avrei fatto un po' più lungo.
E realizzato con 10 doghe di larghezza 6 x 7 cm di spessore unite, a venature contrapposte, con lamelli e colla
nella fase finale il piano venne passato nella calibratrice per garantirne la planarità
i fori dei cani sono stati fatti realizzando scassi con la fresatrice sul fianco di alcune doghe del piano, prima di procedere all'incollaggio dello stesso. Un metodo molto "quick and dirty", fatto su consiglio del mio amico... che col senno di poi mi ha però precluso i fori tondi
il banco è alto 96 cm (io sono alto 177 cm): ottimo per l'uso con mazzuolo e scalpello, bene tutto sommato anche per piallare, un po' alto per farci altre lavorazioni con pezzi ingombranti (e vai di workmate!).
le gambe sono 12 x 7 cm
i traversi superiori sono 8,5 x 5,5 cm
Piano e struttura portante (anche questa realizzata con fissaggi a lamelli e colla) sono uniti da lunghe viti autofilettanti passanti dai traversi. In questo modo è possibile dividere il piano dal telaio sotto per poterlo trasportare. Per muoverlo intero servirebbero almeno 4 energumeni.
a lavoro finito l'ho impregnato con più mani (a memoria 4) di olio di tung diluito con limonene
I cani li ho realizzati, di spessori vari, con i ritagli di faggio e con ulivo. Semplici, in misura appena inferiore ai fori dei cani, senza molle o altri sistemi, perché sul piano di 7 cm di spessore basta infilarli e stanno lì!
Nel complesso quindi un banco molto semplice, realizzato con attenzione alla robustezza, con l'obiettivo di realizzarlo velocemente e quindi - da amante delle lavorazioni manuali questo resta un mio cruccio - senza utilizzare tecniche di incastro tradizionali.
Infatti non è bello da vedere ma è funzionale
Ho fatto ora al volo qualche foto di dettaglio (sorry... luce un po' scarsa).
