Qui vedete un'anteprima del progetto, realizzato in 2D e che ne mostra le principali caratteristiche e dimensioni:
Qui un'anteprima del modello primigenio 3D, sviluppato da Rolando. Rispetto alla soluzione definitiva, che prevede un raccordo cilindrico alto 20 mm, alla base della libreria, qui i ripiani e i montanti finiscono a spigolo vivo:
Qui vedete invece un rendering del progetto definitivo, per il quale ringrazio Leo per l'aiuto:
Si tratta di un lavoro che è il frutto della collaborazione fra me e Rolando, sviluppato e realizzato, con tutti i limiti del caso, in piena pandemia Covid.
Rolando è l'ispiratore del progetto, oltre che esserne anche il committente.
Questa è la sua presentazione di Kalisfera:
L’architetto padovano Manfredo Massironi negli anni 70 dopo aver visto l’ennesimo noiosissimo insieme di ripiani rettangolari a formare una libreria dev’essersi chiesto: perché non dare il buongiorno a forme nuove? Dunque, Kalimera, libreria Massironi!
Un insieme di ripiani che diventano uno scaffale a muro, potenziale libreria/espositore nella quale i bordi descrivono un solido che protrude dalla parete.
Benché possa essere di forma qualsiasi, (dal parallelepipedo delle librerie tradizionali alla calotta sferica o ellissoidale) e persino forme nemmeno definite analiticamente, aventi curvature complicate poste a soffitto o che modificano il profilo perimetrale della stanza, le forma piu regolari offrono un compromesso nel bilancio tra l’ergonomia e la praticita d’uso e l’estetica piacevole ma non esageratamente elaborata.
Altrimenti la forma dell’espositore poteva dominare rispetto al contenuto e spesso gli oggetti riposti risultavano quasi di disturbo estetico, un distrarre l’osservatore dalla forma descritta dai bordi della struttura.
Massironi si dedicó prevalentemente agli sferoidi per i quali un buon effetto estetico si ottiene giá dalla forma originale del mobile espositore, ma senza esagerare in forme esotiche.
Fig. 1 - La calotta sferica Tyco.
Fig. 2 - L’ellissoide prolato.
Costruire una libreria Massironi é relativamente semplice, ci sono decine di esempi in rete.
In pratica si tratta di costruire 3 o 4 ripiani tipo, per essere inseriti a quote da determinarsi in ragione dell’estetica finale.
Solitamente una spaziatura uniforme dei ripiani non é particolarmente piacevole alla vista; meglio ridurre le dimensioni dei vani con la loro profonditá, che andranno infittendosi quindi muovendosi dal centro alla periferia della calotta.
La simmetria del solido poi, permette, per ciascuno di questi pochi campioni, la realizzazione di 2 o 4 copie che andranno collocate a N e S del centro struttura come ripiani e a E e O come montanti, se 4 o centralmente se 2.
Poi si praticano in ciascuno di essi alcune fessure che si estendono fino a mezza larghezza dell’elemento in quel punto, partendo ad esempio dal bordo frontale sui montanti e dal fondo sui ripiani.
Questo permette di realizzare un semplice tipo di incastro chiamato a mezzo legno, per il quale, una volta appesi i montanti alla parete, i ripiani saranno fatti scivolare in sede.
Pari o dispari?
La prima scelta da fare è inerente il numero di ripiani (che sará uguale a quello dei montanti) scelto in funzione delle dimensioni finali della libreria e del tipo di oggetti che ospiterá.
Le versioni piú popolari sono la 6+6 dove la struttura é simmetrica rispetto ad un vano centrale, e la 5+5 o la 7+7 dove la simmetria si presenta rispetto al centro della struttura dove giace un incrocio ripiano-montante.
In questo lavoro abbiamo inoltre introdotto una condizione di raccordo tra le superfici dei bordi dei ripiani e dei montanti in modo che essi seguano in ogni punto un piano localmente tangente la calotta.
Qui sopra si può vedere come nelle realizzazioni di Massironi, i ripiani e i montanti appaiano tagliati mantenendo idealmente la lama, perpendicolare all’elemento.
Nella realizzazione qui presentata, invece, ciascun elemento nel suo bordo frontale segue invece la superficie della ‘forma’, soluzione a nostro avviso piu gradevole specialmente quando lo scaffale viene realizzato con spessori maggiori di quello di figura 1 o di materiale/colore diversi.
Fig. 3 - Un particolare della tangenza dei bordi alla calotta, nel progetto primigenio.
Fig. 4 - Lo stesso particolare nel progetto definitivo, con l'eliminazione degli spigoli vivi sulla periferia dei ripiani/montanti.
Una certa cura va posta nei punti di incrocio prossimi alla circonferenza estremale della calotta dove gli elementi vanno ad “immergersi”, idealmente, nella parete, in particolare nella versione a bordi tangenti, in quanto puó capitare negli elementi piu piccoli di avere delle cuspidi di difficile realizzazione pratica.
Essi presenterebbero inoltre particolare fragilitá e potrebbero danneggiarsi al primo contatto.
Vedremo nel seguito come é stato affrontato il problema.
Crediamo che lo scaffale qui presentato non necessiti di un nome diverso da quello del progettista originale ma abbiamo voluto comunque suggerire un nick, Kalisfera.
Esso richiama un saluto allo scomparso Massironi ed é assonante con kalos, bella, attraente e sfera, σφαιρα.
Κalispera Manfredo!














































