da Francesco Ranalli » mer 21 apr, 2021 14:45
Da quello che ho capito io e parlo in merito alla P.Iva di mia moglie che è artigianato e lavora principalmente il cuoio:
Per aprire un'attività, in questo caso artigiana, occorre definire la natura fiscale della stessa. Sostanzialmente esistono 2 macrocategorie: Società di Persone e Società di Capitali. Nello specifico sas, snc sono di persone, spa srl sono di capitali.
La differenza sta nelle garanzie, ovvero, nelle società di capitali si rischia, appunto, il capitale sociale. La società di persone, come dalla parola, garantisce la persona. Cambia poco se il capitale sociale viene interamente versato, tanto le banche fanno firmare la persona e non la società, quindi occhio.
La differenza sostanziale è questa: una società di capitali costa di più ma si rischia di meno (in teoria).
Poi ci sono le varie declinazioni tipo srl a socio unico, oppure il regime forfettario, le categorie protette e compagnia cantante.
Nel caso di mia moglie, c'è convenienza nel regime forfettario, poche macchine non estrememente costose, nessun dipendente, materiale di consumo irrisorio ecc. Esente da STUDI DI SETTORE E IVA. Scusate se è poco. Per i locali sono a norma a prescindere basta dividere la zona di accesso al pubblico dalla zona di lavoro.
Tornando al discorso della falegnameria o del laboratorio artigiano di falegnameria:
se le macchine le hai già, magari potresti inizaire con un regime minimo e poi eventualmente progredire in srl (anche a socio unico).
Il discorso cambia se le macchine le devi comprare, poichè c'è la possibilità di portarle in DETRAZIONE. Anche qui ci sono da valutare le modalità, sembra decisamente più conveniente il noleggio o il comodato d'uso in quanto si detrae quasi per l'intero importo.
Poi c'è la Asl, ultimamente non saprei ma fino a qualche anno fa se sei solo bastava poco. Che non significa che costi poco. Devi fare comunicazione poi loro faranno il sopralluogo per valutare i rischi.
Stessa cosa il Comune, in entrambi i casi vale il discorso silenzio-assenso. Se sei a Roma è facile che vi sia il silenzio-assenso, in comuni più piccoli no.
Ma va valutato il rischio, l'incendio lo scoppio, la salute ecc. Ergo se non hai dipendenti la cosa è più semplice.
Segue la Tari, lo smaltimento dei rifiuti. E qui diventano uccelli per diabetici. Ormai si parla di una tassa pari al bollo auto. Se produci o meno immondizia non interessa, basta che paghi.
Poi c'è il sistema di prevenzione, tale INPS, con la quota minima di 300 banane al mese.
Poi ci sono le utenze e, se non di tua proprietà, l'affitto del locale. Dulcis in fundo, dati i tempi, con la signora abbiamo ottenuto uno sconto sul fitto del locale che 2 anni fa sarebbe sembrata una barzelletta.
Dimenticavo l'agenzia delle entrate e tutta la piattola del fisco online. La parcella del commercialista
A fronte di tutto questo discorso vorrei fare semplicemente 2 considerazioni:
La prima è: Chi te lo fa fare? Non puoi iniziare vendendo oggetti di modico valore? cercare di rientrare nel minimo dei 5000 (che poi sono lordi), risparmiando quanto più possibile? Scusate la franchezza ma, sempre considerando i tempi che corrono non mi sembra il massimo mettersi in società con lo stato. Sappiamo tutti che la PIVA tutto toglie e poco o nulla da. Considerazione puramente personale, non conosco la situazione di Albinos e non mi permetterei mai di giudicare.
La seconda: probabilmente di conforto. Lavorare in proprio è una delle cose più belle e gratificanti, sicuramente sai il fatto tuo e non posso fare altro che il tifo per te. Io mi occupo di servizi informatici, ho avuto P.IVA dal 2003 al 2017, ora sono dipendente di una spa e, molto sinceramente sono ringiovanito.
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Francesco Ranalli il mer 21 apr, 2021 14:46, modificato 1 volta in totale.