Dipende da cosa intendiamo per orbita. In generale essa é “la traiettoria curva di un corpo attorno ad un altro, solitamente ma non esclusivamente periodica e chiusa”. Il termine nasce in ambito “celeste” e le orbite sono le traiettorie dei corpi soggetti alla gravitazione. Dato che ogni grave esercita e risente dell’attrazione di tutti gli altri, esso vi “orbita” attorno o attorno al loro baricentro, in ragione della distanza reciproca e dei rapporti delle masse, tracciando traiettorie che sono più o meno complesse a seconda del sistema di riferimento scelto per descrivere il moto. Esso si può scomporre in termini relativi.
Come si traduce nel linguaggio delle levigatrici “orbitali”?
Se consideriamo il moto di un dato granello di abrasivo rispetto al corpo macchina, esso é il combinato del:
- moto del platorello rispetto all’asse del motore,
- moto del platorello attorno al proprio asse.
A questi va eventualmente aggiunto:
- il movimento impresso dall’operatore se il riferimento è il materiale in lavorazione.
Per le Rotex (gear driven) le due frequenze di rotazione sono legate da un rapporto fisso (ingranaggio) e il moto a macchina stazionaria diventa una cicloide. Come Alberto fa notare, essa è simile a quella del moto lunare attorno al sole.
Nelle levigatrici random-orbit (come vengono chiamate le roto-orbitali non Rotex), invece, non esiste un rapporto meccanicamente determinato, tra i due movimenti, in quanto il platorello può liberamente ruotare attorno al proprio asse ed è messo in rotazione dall’inerzia, o detto in modo improprio, dalla forza “centrifuga”. Essa dipende dalla massa, dalla velocità al quadrato e dall’ampiezza della eccentricità.
Arsenico ha scritto:quanto potrà mai cambiare la spinta centrifuga data da 4000 anziché 10000 giri?
Parecchio, direi circa 6 volte!
Quando il platorello è sollevato dal pezzo, per evitare che assuma una frequenza di rotazione troppo elevata vi è un contropiattello in gomma che agisce da rallentatore.
A parte questo, le forze che tendono a frenare il platorello sono l’attrito dell’abrasivo con la superficie che dipende anch’esso dalla velocità, dalla rugosità o dalle irregolarità della superficie, oltre che dal peso proprio dell’utensile e dalla pressione eventuale esercitata dell’operatore.
Il risultato è una traiettoria variabile con presenti le “volute” caratteristiche della cicloide, ma con rapporto aleatorio, random, appunto, tra le frequenze che caratterizzano i due moti.
Il movimento impresso dall’operatore poi, causa una loro rarefazione, nella parte del platorello dove il verso di rotazione è concorde all’avanzamento, ed un loro addensamento dove é discorde.
In questa complicata composizione di moti relativi e di equilibri dinamici, una velocità del motore più alta determinerà una traiettoria con volute più aperte, meno “avvolte”, come nella prova di Nodoso, in direzione tangente al platorello.
Se chiamiamo dunque “orbita” la traiettoria di un granello di abrasivo rispetto al corpo macchina o la traccia incisa sul materiale, essa dipenderá anche, tra i molteplici fattori sopra descritti, dalla velocità impostata.
https://www.popularwoodworking.com/questions-and-answers/random-orbit-sanders-aw/
Il nome inglese di questi utensili (random orbit), sembrerebbe avvalorare la versione che l’orbita sia intesa quella complessiva in quanto l’eccentrico ha un moto circolare determinato e non ha niente di random.
In questo
documento Festool però, il nome random orbit è definito mal attribuito, in quanto il moto attorno al proprio asse del platorello è in realtá quello random e non quello dell’eccentrico, meccanicamente fisso e determinato.
Chi è accreditato come l’inventore della macchina, Festool, dice che “l’orbita” è unicamente quella dell’eccentrico, e ciò taglia la testa al toro.
Volendola stimare dalla forma delle volute, essa sarà pari alla loro escursione in direzione radiale, in modo da sottrarre il moto del platorello.
Spero di non aver aggiunto troppa fuffa.... e comunque di non aver fatto tracimare la tazza
