da forUHMer » mar 04 apr, 2017 11:57
Sapore nero
"la Gazza", un Savoia Marchetta, idrovolante del leaderviolante, pezzo da museo dell'aereonautica, sorvola palazzo Madama, L'anziano pilota, casco di cuoio, baffetto di filo spinato e occhiali da saldatore ossiacetilenico, scende con temeraria manovra, lambendo con l'ala i nobili panni stesi sulla Ripa dei Meana, e atterra in piazza Navona, La teca, contenente la reliquia più volte restaurata con maldestre plastificazioni e ora seriamente minacciata dalla setta delle toghe rosse e dalla loggia dei giustizialisti, viene sottratta e traslata a bordo del velivolo. Dopo vani tentativi di ripartire, constatato che sia i fiumi della fontana che il bacino della barcaccia e persino il vascone di Anitona non offrono uno specchio di rullaggio sufficiente, chiedono l'uso di un corridoio di decollo ai papi visto che tra papi ci si intende. Dall'attico di Bertone riescono finalmente a staccare.
È il tramonto e i componenti del blitz si congratulano per il successo della missione. Non si erano mai sentiti cosi uniti dai tempi del pentapartito.
La camera alta della piramide, il Sepulcrum Prodi Que fu di Romanus, non più vegliato dalle guardie del popolo, era stato profanato con facilità, portando in vita, ancora una volta, la mummia di Putankhamon.
I nostri si riempirono di amaro il calice e lo innalzarono per un brindisi.
D'improvviso dalla teca, giunse una voce d'oltretomba: "scendo in campo per salvare il paese che amo" e altre giaculatorie ritrite, persino in lirica. In preda ad una regressione a pianista in Transatlantico sciorinò un repertorio revanscista, dalle faccette coloniali alle goliardie dell'amaro Montenegro, non il liquore, proprio l'intervento bellico. Evidentemente qualche unguento di conservazione era penetrato e ne aveva corrotto la memoria.
Ma Ignatio, il mitragliere di bordo, apprezzò la retorica, scattò in piedi con riflesso condizionato e gridò: "viva il duce, viva il re, viva la regina del Montenegro, Eia eia... Alalà.. e crac! con il saluto squarciò la tela dell'esile macchina volante.
Il pilota, subcomandante Maximo di inciuci bicamerali, sempre incline al compromesso, ciondolando la testa come un cocker da cappelliera, fece segno all'invasato di riprendere posizione. Poi girò la prua verso la Brianza e nei fumi di carburante e di alcol pensò ai Balcani e dovette ammettere tra sé e sé che il Montenegro aveva dato all'Italia una regina di statura, mentre l'Italia aveva restituito loro le bassezze di due nani: il re succube del despota.
Loro ne stavano riesumando il terzo.
Ma rottamò subito i cattivi pensieri e provò a consolarsi a voce alta: "Francamente, potrebbe pure andare peggio"
Angel-Igor giovane meteorologo di bordo, ex servitore della mummia, aggiunse: "Già, potrebbe anche .." e craaack! un lampo abbacinante illuminò impietoso i suoi occhi globosi. E subito prese a diluviare.
Il gruppo sembrò disunirsi: "Taci, non odo parole che dici" D'Annunziò il pilota della Gazza, leader di un tempo pure lui. Ignatio chiamò l'equipaggio all'armi "V'Ermione a bordo".
La mummia pareva invece gradire la pioggia che trafilava nella teca e, fregandosi le mani sul bagnato, disse "Piove? Governo ladro!"
"ladro, ladro, adro..." gli fece eco il sarcofago.
Fermarono appena in tempo Angel-Igor mentre via radio inviava un SOS a Poggio Ballone "My day, might day! Ab-normal uaind, here!". Fortunatamente nessuno lo capì. E a bordo si commentò: "a questi juniores della seconda Repubblica deve mancare qualche venerdì"
Alla parola "Repubblica" WHOOOM il motore rispose con un tale calo di giri da minacciare di spegnersi, ed il gruppo si zittì nuovamente. Stavano sorvolando il triangolo di Tremonti, la cosiddetta trinità: Citorio Quirinale e Monti Mario. Ben presto lasciati i colli alle spalle, videro sfumare all'orizzonte sotto i piani di coda, la plu-ri-nomata capitale. Ladrona e caput Mafia erano solo gli appellativi più recenti.
Ignatio versava ancora in istato di trance mistica. Tremori percorrevano i fasci un tempo virili e oliati di ricino, ora secchi e rancidi. Più che di afflato culturale, l'uomo era dotato di un fiato gutturale ed emetteva scomposti vocalizzi come un megafono arrugginito di caserma. Era segno che stava per riaversi.
Per tutto il tempo la mano era rimasta rigidamente impennata fuori dall'ala superiore. Una deriva nostalgica simbolo dello stato medesimo che sorvolavano. Gli italiani amano sorvolare, lo facevano da 5 lustri e si accingevano anche stavolta sulla missione e sulla sua nefasta portata. Credono invece nelle superstizioni. Anche a bordo si diffuse una malcelata preoccupazione: sottovoce si parlava della maledizione di Putankhamon che poteva abbattersi sulle istituzioni dalle quali loro traevano guadagno e privilegi: le camere della Repubblica. WHOOM
Maximo, stizzito da tanti sinistri presagi, lui che aveva l'ambiguità di una sinistra destrezza, richiamando l'equipaggio al rispetto delle istruzioni ricevute, intimò di non pronunciare mai più quella parola. il riottoso motore pentacilindrico stellare reazionario nel senso che girava al contrario e spingeva la macchina da dietro, sembrava patire il senso del termine, che in origine era traente, progressista si direbbe oggi. Per rimettere in movimento i cinque pistoni, era necessaria la Marchetta dei Savoia: si doveva declamare il discorso della buonanima che celebrava le proprie gesta e l'impero del Re-nano. Proprio a questo scopo, ricoperto dalla celluloide ingiallita, tale scritto campeggiava incorniciato tra l'altimetro e la cloche. Venne incaricato il mitragliere che aveva nel frattempo riacquistato l'uso della lingua. Non le regole della sintassi, queste sconosciute, proprio il rauco muscolo orofaringeo.
"Italiani!!" e il motore borbottò: "PRRR!"
* ogni riferimento a personaggi esistenti e/o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.