da cirano69 » sab 29 ott, 2016 21:53
Conclusioni Il problema della trave Gerber in realtà è poco affrontato. E. Torroja riduce la questione a poche righe: “Collocando, a campate alterne, e all'incirca al quinto della luce, delle articolazioni che consentano la libera dilatazione, si ottiene la classica trave Gerber, versione isostatica della trave continua. Essa viene impiegata, con altezza costante o variabile - massima agli appoggi e minima in prossimità delle cerniere - quando occorre fare appello alla sua isostaticità ed alla sua libera dilatabilità.” (da E. Il motivo dell’esigua trattazione riguardo a questo tipo di trave è da ricercare forse proprio nella semplicità dello schema. Di sicuro non si tratta di una scoperta che ha sconvolto il mondo dell’ingegneria strutturale. Anzi, abbiamo visto come non si può parlare di una vera e propria “scoperta” della trave Gerber poichè
tale struttura veniva utilizzata già nell’antichità (ad es. nel foro di
Pompei). Era la soluzione che gli antichi costruttori, che di certo
nulla sapevano di tensioni interne o di cedimenti dei vincoli,
avevano adottato dopo aver osservato le fratture che subiva
l’architrave. Essi non conoscevano con esattezza le cause di
quelle fratture, ma intuivano che frammentando la trave in parti
cuneiformi avrebbero obbligato “
” (
il comportamento
meccanico dei terreni e delle rocce per fornire strumenti razionali
per la progettazione e la costruzione di opere d’ingegneria. Tale
scienza infatti permette di conoscere la natura del terreno su cui
dovranno essere realizzate le fondazioni di una struttura, e quindi di
prevedere i possibili cedimenti delle stesse.
Torroja, “La concezione strutturale”, CITTÀ STUDI EDITORE, 1995).
S. Di Pasquale,
“L’arte del costruire”, MARSILIO, 1996, VE).
Una maggiore consapevolezza sull’utilità della trave Gerber si
comincia ad avere soprattutto con la nascita della Geotecnica
(1936), cioè di quella scienza che studia
l'inevitabile frattura, che
avrebbe deturpato l'architrave, ad avere una forma rispondente
a un criterio geometrico vagamente estetico
Lo schema rappresenta un semplice ponte a trave appoggiata
soggetto al cedimento di un appoggio. Una prima possibile
reazione per la trave è quella di rimanere rettilinea rendendo
così più lunga la campata efficace; un’altra è quella di
incurvarsi. Una terza è quella di rompersi, se entrambe le due
condizioni precedenti sono insostenibili per la struttura.
Lo schema qui sopra rappresenta invece la reazione, allo stesso
cedimento di uno degli appoggi, da parte di un ponte con una trave
di tipo Gerber. Si tratta di due travi a sbalzo collegatead una
campata centrale mediante cerniere. Tali giunzioni consentono il
movimento senza che la struttura sia soggetta a tensioni nè a
deformazioni.
È dunque evidente l’estrema utilità di questo tipo di struttura,che,
come abbiamo visto, trova largo impiego soprattutto in ponti e viadotti.
Io non so se il problema è della manutenzione. Ma ricordando un po di studi, superficiali vero, la trave gerber soggetta a sovracarichi è un bel problema. Adesso è da vedere se il mezzo poteva passare da li o no? Se come dicono è un mezzo eccezzionale bisogna vedere se e chi ha autorizzato il tutto! poi tutto può essere ma urlare subito alla mancata manutenzione mi sembra eccessivo.