da CavalloGoloso » gio 13 ott, 2016 07:57
L'uomo delle sorelle mute -Piovevano Pietre-
La casa delle sorelle Grosso era realizzata su due piani: quello rialzato, abitato da loro e quello superiore, dove alloggiava Nelson e la sa famiglia.
La scala che conduceva al piano superiore, poi, proseguiva fino a una grande terrazza che copriva, per almeno la metà, l'appartamento dei badanti e, quindi, metà della pianta dell'intero edificio; mentre, l'altra parte della costruzione aveva una copertura pendente in coppi siciliani.
Era accaduto, alcuni mesi prima che Maria si ammalasse, che le sorelle mute, ci avessero condotti proprio in quella terrazza.
Ci raccontarono in quell'occasione, con la loro solita elegantissima mimica inframezzata dai suoni striduli e in parte nasali della voce che riuscivano ad avere, che, qualche anno prima di conoscerci, avevano tribolato parecchio a causa di quello spazio aperto sovrastante la casa da cui si erano verificate copiose infiltrazioni d'acqua durante le piogge invernali.
Che avevano incaricato un muratore il quale aveva lavorato parecchi giorni mettendo a soqquadro tutto.
Che la polvere si era insinuata in tutti gli anfratti dell'edificio e che se l'erano ritrovata perfino nel letto e nell'acqua e che l'invasione del loro spazio vitale da parte delle maestranze era stata una cosa difficile da sopportare.
Che Giovanna si era perfino depressa, come quando era morto Giovanni, e che c'era voluto molto tempo perché si riprendesse. Che a causa delle infiltrazioni di era scrostata pure la facciata in prossimità della linea del solaio.
Ma, per fortuna, quelle sofferenze erano state ripagate dalla soluzione definitiva del problema, perché, dopo il rifacimento della terrazza, non si era più infiltrata nemmeno una goccia d'acqua e che, perciò, ora, erano tranquille!
Non capivo il perché di quel racconto ne capivo da cosa fosse stata generata quella situazione. A dire il vero, c'erano state una miriade di circostanze nelle quali avevamo incontrato le sorelle mute senza comprendere, il perché le avessimo incontrate. E quella sembrava proprio una di tali circostanze.
Ma, in quella occasione Maria e Giovanna sembravano particolarmente agitate e intuivamo che dovevano avere uno specifico intento per cui quel giorno ci vollero incontrare.
Ma Non comprendevamo quale fosse la loro preoccupazione: la terrazza era stata opportunamente impermeabilizzata e loro erano felici di questo. Quale paura ulteriore avrebbero dovuto avere: eliminata la causa delle infiltrazioni queste non si sarebbero più verificate!
Maria, però si agitava mostrandoci, insistentemente, la vistosissima screpolatura dell'intonaco lungo il lato della facciata della loro casa che dava a nord, e continuava a sbiascicare parole gracchianti ribadendo che quel danno si era verificato a causa delle infiltrazioni. Ma questo ci sembrava evidente e irrilevante!
Guardavo e ascoltavo Maria che, in quel momento, mi pareva affatto muta, ma, non riuscivo , comunque, a dare un senso alle sue "non parole": aveva, ovviamente, anche se la sua era una menomazione parziale, un vocabolario poverissimo e, funzionale, per lo più, alle sue necessità quotidiane, per questo, pensai, non riusciva a dirci ciò che, sebbene mal pronunciato, ci avrebbero consentito di capire quanto stava pensando.
Giovanna, dietro di un passo rispetto alla sorella, agitava le braccia portandosi le mani vicino al volto su cui si disegnavano decine di ritratti che lasciavano sempre venir fuori il blu dei suoi occhi su cui, si capiva, lei riponeva una grande forza comunicativa. Le sopracciglia convergevano e svettavano verso l'alto.
Qualcosa che loro ritenevano importante le preoccupava, era chiaro, e il continuo indicarci la parte esterna del parapetto della terrazza dove più erano visibili i segni della copiosa quantità d'acqua che si era infiltrata, doveva avere un nesso con quanto, inutilmente, cercavano di rappresentarci. Ma, né io, né mia moglie riuscivamo a capire cosa. Ci guardammo perplessi alzando le spalle a indicare loro che "non capivamo”.
Avremmo compreso, ma solo dopo, molto tempo dopo, cosa intendesse Maria. Alla fine, ella era esausta e avvilita, così aveva lasciato perdere ogni ulteriore tentativo di trasmetterci il suo pensiero, che, lo intuivamo dal loro volto deluso, le sorelle ritenevano che noi ci rifiutassimo di comprendere o che , comunque, non ci mettessimo l’impegno necessario.
Maria aveva abbassato le braccia indispettita e ci aveva girato, di scatto, le spalle e con lei Giovanna in un sincronismo assoluto che ci aveva lasciati a bocca aperta in quanto ulteriore prova dell’innata, simmetrica, eleganza delle loro figure. Il loro precederci veloce fino all’uscita, dove ci accompagnarono in assoluto silenzio, ci fece sentire in colpa quel pomeriggio, ma dimenticammo presto l’episodio.
Accaddero tante cose da allora, e tante volte avemmo modo di incontrare le sorelle senza che il discorso sulla terrazza fosse ripreso.
Non collegammo, perciò, in alcun modo con quella faccenda la concitata telefonata che la solerte vicina ci fece nelle prime ore del pomeriggio, quando già erano trascorse parecchie settimane da quando Maria era stata dimessa dall’ospedale. Perentoriamente ci disse di andare a casa delle Grosso perché era successo un guaio.
Null’altro nella voce alterata dall’altra parte del filo, che chiuse repentinamente la conversazione. La cosa ci allarmò. Il malanno di Maria aveva avuto una repentina evoluzione? Giovanna stava male? inevitabilmente i miei pensieri preoccupati andavano alla salute delle Sorelle mute anche se ogni allarme era sedato dalla consapevolezza che esse non fossero sole: Nelson doveva essere in casa a quell’ora e con lui la moglie, la vicina aveva chiamato da casa loro, quindi non era il caso che mi agitassi. Se qualcuno stava male, prima di me avevano, sicuramente, chiamato un’ambulanza o un medico e, poiché, percorrendo il tragitto che facevamo quotidianamente per andare in studio, ci trovavamo ancora nei pressi di casa loro, ci precipitammo senza indugio e, dopo pochi minuti, stavamo già bussando al portone delle Grosso.
Quando giungemmo a casa di Giovanna e Maria la situazione, però, ci si presentò diversa da come avremmo potuto immaginata: le sorelle ci aspettavano dentro l’androne d’ingresso, appena dopo il portone , entrambe con una faccia alterata e uno sguardo di rimprovero che mi portò indietro nel tempo.
Alla prima occhiata che rivolsi loro, capii, come se mi si fosse squarciato quel velo di ottusa incomprensione che mi aveva offuscato il pensiero da quella volta in terrazza.
Non so quanto dipendesse dalla loro espressione che, mi parve chiaro, null’altro volesse dire se non: “ Te lo avevamo detto, imbecille”, oppure dal manto di polvere che imbiancava il vestito nero di Giovanna, fatto è che capii, finalmente capii, senza avere bisogno di alcuna percezione concreta, che al piano di sopra erano “scoppiate le pignatte”.
Era, cioè, accaduto che le infiltrazioni di qualche tempo prima avevano determinato un processo di ossidazione dei ferri che armavano il solaio. Questo processo aveva dato luogo a un aumento di volume delle armature che, premendo in maniera sempre maggiore sui laterizi, le pignatte appunto, che secondo l’arte della muratura si appongono nella parte sottostante del solaio nella fase della sua posa in opera, ne aveva determinato la rottura.
Il fenomeno è tutt’altro che raro e mi era assolutamente noto per essermene occupato in passato in alcune cause di risarcimento danni. Ma, inspiegabilmente, quelle esperienze professionali, non si erano affacciate allo strato cosciente della mia mente quando Maria, mesi prima, aveva cercato di palesarmi la sua preoccupazione circa lo stato della loro terrazza. Adesso mi era tutto chiaro e tutto assolutamente e colpevolmente prevedibile!
Salii di corsa al piano superiore e le sorelle dietro di me gorgheggiavano e urlavano le loro parole difettose. Appena aperta la porta d’ingresso dell’appartamento mi si parò davanti agli occhi uno spettacolo “apocalittico”: la polvere galleggiava nell’aria e, come una nebbia, ottundeva i miei sensi. Udii solo le parole gracchianti di Maria che mi stava dietro dicendo: “piovevano pietre” mentre, in quel medesimo istante vedevo avanzare verso di me la figura di Nelson che sbucava dal biancore dell’aria contrastando, per via di quel suo color melanzana, con l’atmosfera quasi onirica di quell’incredibile palcoscenico.
Via via che passavano i minuti, grazie al fatto che la porta d’ingresso aperta aveva, finalmente, determinato una corrente d’aria, l’appartamento si stava liberando da quella insidiosa nube che si stava spostando per le scale, rendendo visibile il disastro: Il tetto sembrava una ferita sanguinante per via del colore rosso delle pignatte rotte, il pavimento coperto da un tappeto di calcinacci, la coppia di Mauriziani imbiancati anche nelle ciglia e il cucciolo di Nelson che, da dentro la culla nella quale era riposto e da dove nessuno aveva pensato di raccoglierlo, urlava la sua paura. Feci per prendere il bambino e mi accorsi che nella culla erano caduti pezzi voluminosi di intonaco e laterizi che, solo per caso non lo avevano ferito, o peggio.
Giovanna e Maria avevano trascorso, come ormai loro consuetudine, del tempo dai Nelson, li li avevano aiutati nella cura del bambino e, andando via avevano appena chiuso alle loro spalle la porta d'ingresso quando avevano percepito le vibrazioni che il crollo doveva aver determinato. Giovanna aveva riaperto la porta ed era stata investita dalla coltre di polvere che si andava formando mentre "piovevano pietre". Così continuava a gracchiare Maria per descrive ciò che, un passo dietro Giovanna aveva potuto vedere.
La scena doveva essere sembrata terribile e il pensiero rivolto ai mauriziani che erano dentro casa e quello che poteva essere accaduto loro aveva impaurito le anziane sorelle mute al punto che, richiusa immediatamente la porta, erano fuggite al piano di sotto.
Nelson e sua moglie, erano rimasti inebetiti dentro casa e percepito il disastro che si era verificato intorno a loro, tardavano a comprendere che sarebbe stato bene prendersi cura del piccolo che giaceva straziandosi dal pianto in quella culla a cui non prestavano, da perfetti inetti quali erano, alcuna attenzione. Non avevano aperto le finestre ed erano rimasti a brancolare tra i calcinacci fino al nostro arrivo generando in Giovanna e Maria, che non li avevano visti scendere, il convincimento che fosse accaduto il peggio.
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CavalloGoloso il ven 11 mag, 2018 13:42, modificato 2 volte in totale.
S'hana satari centu piatti vacanti pi nni pigghiari unu chinu!
-Tony-