L’ho comperata a inizio 2015, più che altro pensavo di utilizzarne il lever cup per adattarlo a una Stanley 35 che ho e che ne è priva (fosse solo quello!).
Le condizioni iniziali erano strane, ricoperta da una patina nera, quasi untuosa, ma non era unto, era macera d’acqua, le parti in metallo non erano minimamente arrugginite, l’ho lasciata ad asciugare circa un anno e mezzo, rimuovendo inizialmente solo la patina nera che una volta asciutta sarebbe stata più tenace.
La pialla è lunga 22 cm, Ulmietta perché l’altra Ulmia alle sue spalle, ne misura 60 di cm, il ferro è da 48 mm, pesa 1109 g contro i quasi 1200 g iniziali.
Ha perso più o meno cento grammi tra acqua e patina untuosa e tutto senza nessuna fessurazione, l’unica conseguenza, è stata che le parti si sono staccate, cosa che oltre a permettermi di capire finalmente come si produce l’ondulazione laterale tra corpo e suola, comune a tante pialle di legno, mi ha anche permesso una pulizia più agevole.
Tra l'altro ho scoperto che l’effetto ondulazione laterale, non era una curiosità solo mia, ma anche delle due Eminenze “forensi” cui l’ho mostrata a Rovato.
Purtroppo quando mi sono accorto che la suola stava per staccarsi, ho esercitato forse un po’ troppa pressione col risultato che alcuni frammenti si sono staccati dal pezzo d’origine rimanendo incollati sull’altro, ma non mi preoccupo essendo cosa minima (lo so, avrei dovuto metterla a bagno!).
Non ho ancora ricondizionato il ferro che ha il filo un po’ storto, in effetti taglia già bene anche così, e anche con le parti solo accostate produce un truciolo sottile, ma credo che il lavoro sarà più preciso se fatto con la pialla solidamente incollata. ciao, sandro


