Da "Argomenti di tossicologia", Edises, 2004 :
Il cloruro di polivinile (PVC): impiegato soprattutto per le bottiglie di acque minerali non gassate, pellicole per film, bottiglie e flaconi di detersivi, shampoo e cosmetici, sacchetti, alveoli per frutta, uova, cioccolatini e fiale, corde. È la plastica maggiormente sotto accusa poiché se usata in combustione può dar luogo a composti organici clorurati tra i quali alcuni pericolosi come le diossine e i furani; il suo composto base (il cloruro di vinile) è cancerogeno e si chiede da più parti che non ne venga consentito l'uso per gli imballaggi per alimenti.
Hanno caratteristiche simili:
Il polietilentereftalato che è la plastica per bottiglie per bevande gassate.
Il polipropilene (PET) utilizzato nella fabbricazione di stoviglie, film, sacchi industriali, confezioni per gelati e yogurt, siringhe monouso, secchi per vernici e spazzatura.
Il polistirolo che si usa per la produzione di bicchieri, posate e piatti, coppette di gelati e yogurt, tappi, chiusure, cappucci spray e, nella sua forma espansa, per imballaggi di oggetti ed alimenti.
La combustione della plastica produce una moltitudine di sostanze chimiche; ricordiamo gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), i ritardanti di fiamma bromurati, i policlorobifenili (PCB), le diossine, i policlorodibenzofurani (furani).
Queste sostanze sono lipofile (cioè si sciolgono nel grasso) e quindi si accumulano nei tessuti adiposi, rimanendo attive negli organismi viventi e nell’ambiente per molti anni. Sono state associate con pubertà precoce, endometriosi, cancro del seno, ridotto conteggio spermatico e altri disturbi dei tessuti riproduttivi maschili, cancro del testicolo e con disfunzioni della tiroide.
Ogni gesto di scongiuro è bene accetto
