CavalloGoloso ha scritto:Torniosubito ha scritto:Non ho ancora finito di leggere tutto ma mi ripropongo di farlo ed attendo il proseguo.
Comunque complimenti tony bei racconti !!!
Grazie, scusami ma non avevo letto il tuo commento! Vado avanti allora!
NELSON
Era un uomo minuto, di un'età imprecisata e per me incomprensibile, veniva dalle Mauritius e aveva una moglie di cui non rammento il nome. Il colore della sua pelle era nero. Nera era pure la moglie e nero sarebbe stato il bambino che lei portava in grembo al, credo, sesto o settimo mese di gravidanza. Come le sorelle avessero scelto chi avrebbe dovuto badare loro non lo rammento o, forse, non l'ho mai saputo; quello che so è che, un bel giorno, dopo la solita convocazione, fummo invitati a redigere il contratto che avrebbe legato Nelson e la sua famiglia alle sorelle mute.
Nelson e la moglie avrebbero abitato il piano superiore, si sarebbero fatti carico, oltre che del cibo extra, solo delle utenze servite da autonomi contatori, così che ciascuno non avrebbe avuto di che dolersi del, particolarmente parco o esuberante, stile di vita dell'altro. Questo particolare aspetto non era espressivo di tirchieria, ma, piuttosto, di una sensibilità non comune: le sorelle mute non volevano che le loro frugali abitudini si traducessero in atteggiamenti o condotte offensive per i loro "badanti". Se Nelson e la moglie avessero pagato quanto consumavano, le sorelle, certamente, non avrebbero sindacato nulla e i loro ospiti, per forza di cose, sarebbero stati più rispettosi. Mi "spiegarono" questo loro pensiero alla solita maniera: Caffè alla cannella, cioccolatini sul tavolo basso del loro salotto, luce gialla, tappezzeria a fiori e una danza di gesti, smorfie e lievi, striduli suoni soffiati con pudicizia. Il Colombo Giovanni, appollaiato sullo sparecchiatavola in noce, assisteva perplesso.
Mi sono sempre detto che se a tutti gli uomini fosse imposto il silenzio "fisico", forse, riusciremmo a comunicare meglio le nostre idee, quantomeno con maggiore "educazione", e l'ascolto dell'altro, finalmente, diverrebbe un valore.
Che Giovanna e Maria non fossero tirchie, d'altra parte, lo si sarebbe potuto facilmente cogliere nelle ulteriori e, dal mio professionale punto di vista, più importanti clausole che vollero vergate nel contratto di assistenza.
Nelson e la moglie sarebbero stati retribuiti con l'indennità di "accompagnamento" che avevamo fatto riconoscere a Giovanna. avrebbero pranzato e cenato a tavola con Giovanna e Maria, mangiando ciò che le sorelle mute mangiavano e con cui esse approvvigionavano la loro dispensa. Avrebbero potuto raccogliere dall'orto retrostante la casa tutti gli ortaggi che avrebbero contribuito a coltivare; compresi i fichi e le uova che facevano le galline della cui pulizia si sarebbe occupato Nelson. Erano condizioni "economiche" tutt'altro che ingenerose in cambio delle quali le sorelle mute "esigevano" solo la "compagnia" della famiglia che ospitavano al piano superiore. Non volevano una colf o un uomo di fatica, Nelson, è vero, avrebbe fatto la spesa (coi loro soldi), le avrebbe accompagnate dal medico, avrebbe fatto qualche piccolo lavoro in casa e altre commissioni, ma avrebbe potuto avere anche un'altra occupazione fuori dalla casa e, per ciò che loro gli chiedevano di fare, lo avrebbero "ringraziato".
Mi è servito un po di tempo per comprendere quali fossero le reali esigenze di Giovanna e Maria e perché fossero disposte a pagare tanto lautamente qualcuno solo perché, in fin dei conti, stesse, insieme alla moglie e al bambino nascituro, accanto a loro la sera quando guardavano il televisore. Dall'altro punto di vista l'impegno preso poteva, sembrare anche tutt'altro che "lieve" ma, è certo che per quanto avrebbero dato le sorelle a Nelson ogni mese, dalle nostre parti ci si pagava una badante che avrebbe dovuto essere disposta a prendersi cura di un "disabile" vero, uno di quelli che si debbono imboccare e a cui si deve cambiare il pannolone più d'una volta al giorno. Ma Giovanna e Maria erano pronte a fare ben altro: avrebbero donato la nuda proprietà della casa a Nelson se lui è la sua famiglia avessero saputo meritare un tale sacrificio.
A me Nelson piaceva ancora meno di quanto non mi piacesse "Codino". In comune i due avevano una specie di minuscola e un po' densa bava bianca che si depositava agli angoli della loro bocca e di cui entrambi non avevano cura di tergersi, oltre a uno smodato tabagismo. Chissà perché, poi, avevo associato a questi "vizi" anche l'idea che m'ero fatta di una loro particolare indolenza che, a mio modo di vedere, non si conciliava affatto coi pur lievi "obblighi contrattuali" di Nelson. Se le sorelle mute ci avessero chiesto un parere sull'idoneità del mauriziano alle incombenze richieste, né io, né mia moglie avremmo consigliato la sua assunzione e questo non solo perché da lì a poco la moglie avrebbe sgravato con conseguente indisponibilità della famigliola a dare loro l'attenzione che richiedevano, ma proprio perché Nelson mi sembrava tutt'altro che un "Brazzu di mari" (braccia da marinaio, un uomo nerboruto è incline alla fatica). Le sorelle mute non ci chiesero mai cosa ne pensassimo e, quando provammo a esternare il nostro punto di vista, una smorfia appena accennata di Maria bastò a farci comprendere che ci stavamo "allargando". Giovanna, invece, avendolo intuito, condivideva il nostro punto di vista e non tardò a manifestarci la sua antipatia verso Nelson appena poté sottrarsi allo sguardo indagatore della sorella che, evidentemente, aveva dovuto far valere la propria autorità per assumere Nelson.
Giovanna ci "raccontò" che, in una sera di maltempo, dopo pochi giorni che la coppia aveva preso possesso dell'appartamento, era andata via la luce. Lei era uscita dal soggiorno sulle scale buie per sincerarsi che la mancanza d'energia elettrica non dipendesse dal l'interruttore generale e s'era trovato davanti Nelson, nero come un coccio di carbone da cui sporgevano gli occhi bianchi e irrorati da minuscole venuzze di sangue. La bassa statura del mauriziano aveva fatto sì che i due, scontrandosi, quasi si baciassero; così Giovanna aveva potuto vedergli gli occhi "luciferini" che uscivano dal buio e che i fulmini, filtranti dal lucernario della scala, dovevano aver reso ancor più terrificanti. Fuggì via con le braccia al cielo e la bocca spalancata per fare spazio a quell'urlo che era troppo grande per uscirle dalla gola.
Mi convinsi, di contro, che a Maria fosse piaciuta, fondamentalmente, proprio l'idea che, da lì a poco, la moglie di Nelson avrebbe messo al mondo un bambino e lei, così mi sembrava, era talmente desiderosa di provare ciò che si prova a tenere in braccio un cucciolo d'uomo, che ogni altra questione, anche solo vagamente, polemica si potesse muovere al nuovo equilibrio che si stava costituendo nella sua casa, doveva essere prontamente sedata.
È molto probabile che Maria non avesse mai provato tale emozione e, per la verità, intuivo, tante altre.
Non riuscivo a percepire, allora, è oggi ancora meno, quanto possa ingenerare nell'intima esistenza di una donna il fatto di non avere mai avuto un uomo dentro.
Maria era una persona laboriosa, Giovanna meno ma, nonostante la sua cardiopatia conclamata, non era una che se ne stava con le mani in mano. Per questo non fummo stupiti quando, andando a trovarle, dopo che era nato il cucciolo di Nelson, le trovammo affannate a sfaccendare. A dire il vero non ci era mai capitato di vederle così impegnate nelle faccende domestiche ma non badammo alla congiuntura se non quando, un giorno, diversamente da come accadeva di solito quando suonavamo al campanello del portone, Giovanna s'affacciò dal balcone superiore e ci aprì invitandoci a salire. Trovammo Maria alle prese col bambino a cui stava cambiando il pannolino e Giovanna faceva il bucato nella piccola lavanderia che c'era a ridosso della cucina dell'appartamento dato ai mauriziani. Giovanna era triste e spettinata. Non mi era mai capitato di vederla in disordine prima di quel giorno, Nelson guardava la televisione e sua moglie era coricata nel letto e sorrideva con uno sguardo beota che mi indispose. La scena che vidi mi parve paradossale e pensai che avrei dovuto fare qualcosa per mettere le cose ciascuna al proprio posto. Non ebbi, però, il tempo di farlo perché dopo qualche giorno accaddero dei fatti che mi sollevarono dalla sgradevole incombenza!