AlbertoA ha scritto:
Comunque, l'osservazione che faceva Michele mi frulla da tanto tempo in testa, perché vengono quasi esclusivamente uomini? Se scappano da una guerra dovrebbero venire donne, vecchi e bambini, al limite famiglie intere, ma che vengano prevalentemente uomini (cosa che poi crea NECESSARIAMENTE delle tensioni) è piuttosto incompatibile con la fuga da una guerra o da un medioevo che dovrebbero essere i primi a combattere.
Credo che le guerre siano ora molto diverse. Ancora più sporche se possibile e gli uomini possono far ben poco contro i droni. Avevo cominciato a riassumere qualche punto scritto poi non ho fatto piû niente e mi è rimasto nelle note, sono ovvietà forse ma io la vedo cosî:
Mi chiedo che cosa sia la guerra oggi. Secoli fa, gli eserciti di due paesi, solitamente confinanti, dopo una dichiarazione ufficiale, combattevano su un territorio conteso, per conquistarlo e annetterselo uno, per difenderlo l'altro. Il rapporto tra vittime civili e soldati era dell'ordine del 20% e le perdite totali lamentate da una delle parti in lotta, non era mai radicalmente diverse da quelle dell'altro, se questo avveniva, il conflitto aveva termine con la resa. I cittadini erano informati di essere in stato di guerra, spesso con esagerata retorica e con versioni propagandistiche secondo le quali si era sempre a un passo dalla vittoria, per incoraggiare e giustificare lo sforzo. Ora un attacco portato da alcuni individui, in modo "non convenzionale", suicida e diretto alla popolazione, diremo terroristica, è considerato un atto di guerra, mentre una missione mirata a distruggere gli impianti energetici e di approvvigionamento idrico attraverso bombardamenti massicci, che un paese conduce lontano dal proprio confine è detto una difesa proporzionata, anche se causa perdite "collaterali" 10 volte superiori a quelle causate dall'atto terrorista. Non vi è alcuna dichiarazione, o mandato internazionale nella maggior parte dei casi, la regione attaccata può non costituire un Paese riconosciuto o appartenere a molti. Vi è uno squilibrio estremo nel livello tecnologico delle armi, e, alla fine, il numero vittime di una parte è 20-100 volte quelle dell'altro. Quasi tutti (90%) sono civili. La distruzione e le morti sono spesso perpetrate con armi controllate a distanza. L'obiettivo non è quello di conquistare ma di destabilizzare un Paese, non è necessario che i soldati o coloni nemmeno tocchino il suolo della terra attaccata. Tutti gli aspetti di esaltazione del coraggio e della lealtà nel combattimento, sembrano oggi parte di una favola ridicola. Lo stereotipo della vittima non è più un soldato ma una donna che si espone per prendere l'acqua dal pozzo, mentre il soldato coraggioso è sostituito da un ciccione con il joystick a 10000 km di distanza che crede di giocare a qualche gioco per computer. Tutte le regole delle Convenzione di Ginevra, vengono violate, ospedali bombardati, uso di sostanze chimiche, radioattive sono sistematicamente documentate, i media recitano un copione di notizie parziali, omesse o falsi costruiti ad arte. I reporter vengono uccisi, minacciati o scoraggiati ad accedere ai teatri di guerra, e ciò che il mondo apprende circa il conflitto sono pezzi di un mosaico costruito dal più forte per depistare l'opinione pubblica dai reali obiettivi, dalle responsabilità e dagli esiti del conflitto, secondo una versione confacente ai suoi interessi. Spesso il senso viene completamente stravoto fino all'assurdo di sostenere che un'azione distruttiva, stragista e destabilizzante, sia stata condotta per fini umanitari per portare la pace, o per sradicare il terrorismo. È immediato constatare che l'effetto prodotto è l'opposto, da entrambe le parti interessate: da un lato, la regione "pacificata" è sede di violenze, di fazioni integraliste che si fronteggiano, seminando bombe e terrore, di distruzione del patrimonio artistico talvolta smontato a pezzi e depredato da chi sostiene invece sia stato distrutto del fanatismo, di aumento drammatico di malformazioni e aborti a causa dei tossici rilasciati, dall'altro, come conseguenza aumentano le azioni terroristiche a danno dei "portatori di pace". Se già le guerre di secoli fa dove il territorio veniva popolato da coloni del vincitore, che potevano portare anche lavoro cultura e ricchezza, creavano comunque rancori che ci volevano generazioni perchè fossero sbiaditi dalla memoria, figuriamoci queste odierne!
PS: in ogni caso Alberto, sono d'accordo con voi che, comunque la si veda, le proporzioni tra uomini (75%) e donne+bambini (25%) del flusso migratorio in Europa lascia un po' perplessi, pur considerando le ragioni addotte da ziocamper.