L'uomo Delle Sorelle Mute

Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda ac445ab » mer 05 ago, 2015 10:53

barone rosso ha scritto:...mi cascano un pò gli zebedei come direbbe un noto commissario....


Giusto, le due sorelle mute con qualche mistero poliziesco da risolvere......... :mryellow:

E' stato piacevole leggere il tuo racconto, Tony ;-)
Ciao,
Giuliano :-D
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda masterbeat » mer 05 ago, 2015 11:25

mceolan ha scritto:
barone rosso ha scritto:....più che scrittori direi imbratta carta....basti pensare che tempo addietro la top list dei libri era dominata dalla Parodi.....niente contro di lei però tra Litizzetto, Volo etc, mi cascano un pò gli zebedei come direbbe un noto commissario....


quoto e straquoto!


Io anche se vorrei quotare non posso, anzi, non sono daccordo, perchè secondo me è tutta una questione di scelte e di punti di vista.

L'argomento diventa molto interessante, ecco il mio punto di vista:

C'è chi scrive per il successo, la fama e i soldi, c'è invece chi scrivendo, per es. autobiografie, insegue il proprio senso della vita, la propria dimensione esistenziale, (un professionista avrebbe detto "olistica").
Scrivendo non vuole prendere, ma dare del suo, condividere la propria esperienza di vita.

Esistono libri di storia, romanzi, tecnici, racconti ecc. dove tutti i letterati si possono esprimere nel loro miglior modo. Poi esistono le autobiografie che per me restano i libri più interessanti, dove si racconta la persona, la sua vita e le proprie esperienze vissute e nelle quali, anche involontariamente, si conserva la storia umana. Sono le più belle perchè si tratta di storie vissute da uomini eccezionali e da uomini comuni che ci fanno riflettere di più perchè in quelle storie ci vediamo riflessi.
Scrivendo della propria vita, ci si confronta con ricordi a volte chiari, a volte un po' meno, ma che fanno affiorare grandi emozioni già provate a chi scrive e a chi legge.

Vi racconto la mia esperienza:

Avendo saputo da un mio vecchio professore di scuola media, che un uomo per essere veramente completo, doveva almeno fare un figlio, una casa e scrivere un libro, ci ho provato. :lol:

Ho fatto (con mia moglie) due figli, ho costruito una casa anche se in legno (quella in cui abito non l'avevo costruita io) e pur non essendo nè diplomato nè laureato, ma solo un artigiano venuto dal professionale (Ciapi di Priolo), ho scritto un libro.

Era una autobiografia, molto semplice, ma che faceva affiorare in me belle emozioni ormai quasi dimenticate.
L'avevo scritto senza pretese, per me stesso, per i miei fratelli e per mia madre, ma una volta finito (una decina di giorni sono bastati :lol: ) un'amica poetessa, mi ha convinto anche a pubblicarlo.

Ebbene, per un caso fortuito, una copia andò a finire nelle mani di una professoressa di lettere a cui è piaciuto.
Sarà stato per tutti gli errori che lei avrebbe voluto correggere o per la scrittura semplice che ho oppure per gli argomenti trattati, mi ha invitato a presentarlo in una scuola professionale, lo hanno comprato e lo hanno adottato come narrativa per il primo e secondo anno dei corsi professionali del mio paese, per quell'anno scolastico.
Ho avuto quest'incontro con i ragazzi e i professori dei corsi professionali dell'IPIA, i ragazzi mi hanno bersagliato di domande molto interessanti a cui a volte ho avuto difficoltà a rispondere, ma alla fine la soddisfazione è stata grande.

Si trattava di un libro autobiografico, scritto così come lo ricordavo e senza nessun editing particolare o correttori di bozza di mestiere, l'ho voluto così. Pensate che un libro di Camilleri (per carità! :inchino: ) prima di essere pubblicati passano sotto la lente di decine di correttori e professoroni di scrittura.

Ero certo non interessasse nessuno al di fuori della mia famiglia, invece gli argomenti trattati, a quanto pare, sono risultati interessanti.

Per questo dico che, racconti come questo di Tony, secondo il mio umile parere, alla fine possono risultare molto più interessanti e nello stesso tempo istruttivi di molti libri scritti da conosciuti e acclamati scrittori.

Avete avuto il piacere di leggere, Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini oppure Il giorno della civetta di Sciascia?
Visti da un neofita come me, non hanno niente di così eccezionale, ma alla fine sono diventati punti di riferimento per molti scrittori.

Perchè come diceva il grande Gabriel Garcia Marquez l'autore di Cent'anni di solitudine:

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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Ultima modifica di masterbeat il mer 05 ago, 2015 11:29, modificato 2 volte in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » mer 05 ago, 2015 11:31

ac445ab ha scritto:
barone rosso ha scritto:...mi cascano un pò gli zebedei come direbbe un noto commissario....


Giusto, le due sorelle mute con qualche mistero poliziesco da risolvere......... :mryellow:

E' stato piacevole leggere il tuo racconto, Tony ;-)


Io non seguo le cronache letterarie ne mi interesso di letteratura e del relativo indotto,... Adoro i classici e mi accosto a un libro spinto da piccole intuizioni: L'autore, il titolo...
Giuliano, il racconto non è finito, non è nemmeno iniziato, per la verità, volevo solo mostrarvi quella statuetta che trovo deliziosa e contestualizzarla, sono, però, felice che vi sia piaciuta. Quando ho letto il messaggio di Edo avevo aggiunto un altro pezzo della storia, poi, come spesso mi accade, ho perso tutto all'invio e, no ero più in condizioni da riscrivere tutto! Ma, se ne avete voglia, continuo!! Magari ne viene fuori una sorta di "romanzo d'appendice" :risata: quanto al risvolto poliziesco non saremmo poi così lontani dal vero!! Il primo incontro con le signore avvenne perchè avevano subito una sgradevolissima truffa sventata grazie al mio intervento!!
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda ac445ab » mer 05 ago, 2015 11:51

CavalloGoloso ha scritto:
Giuliano, il racconto non è finito, non è nemmeno iniziato, per la verità, volevo solo mostrarvi quella statuetta che trovo deliziosa e contestualizzarla, sono, però, felice che vi sia piaciuta.

Sì, l'avevo capito, volevo solo dirti che sei stato capace, con poche righe scritte molto bene, di focalizzare la mia attenzione ;-)
Ciao,
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda - » mer 05 ago, 2015 13:15

Quelli del sud te la sanno raccontare bene....

"l'uomo è le due sorelle mute con il CavalloGoloso" l'idrogeno per ragazzi come me.

Complimenti.
Ultima modifica di - il mer 05 ago, 2015 13:15, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » mer 05 ago, 2015 13:21

nikigio ha scritto:Quelli del sud te la sanno raccontare bene....

"l'uomo è le due sorelle mute con il CavalloGoloso" l'idrogeno per ragazzi come me.

Complimenti.


Grazie, Giovanni!! :mryellow:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » gio 06 ago, 2015 15:29

Figli di un dio Minore
Come potete immaginare non potevo telefonare alle sorelle anche se avevano in casa un telefono di cui non udivano gli squilli ma che accendeva, ogni volta, una lampadina. Lo usavano grazie all'aiuto di una solerte vicina di casa che chiamava per loro conto è ... "Le signore Grosso vogliono parlarle passi oggi quando rientra a casa dallo studio, l'aspettano". Ovviamente mi era precluso varcare da solo la soglia di casa loro, dovevo sempre essere in compagnia di mia moglie (e collega) perchè nessuno avesse da mormorare.
La vicenda per cui fui ingaggiato la prima volta si era chiusa egregiamente, le signore erano entrate in possesso del denaro che non avevano avuto per la vendita di un loro terreno a Mineo e quindi io e mia moglie eravamo diventati qualcosa di piú che dei semplici professionisti per loro. Il perentorio invito non era mai accompagnato da una qualche spiegazione del perchè le Grosso volessero vederci, quindi, non sapevamo mai cosa aspettarci dagli incontri che le signore volevano avere con noi e non era inconsueto che questi altro non fossero che l'occasione per avere un po' della nostra compagnia che veniva ripagata con un cesto di fichi è una dozzina di uova. perchè le Grosso avevano un giardino sul retro della loro casa dove risiedeva un fico particolarmente generoso e cinque galline non meno valenti che facevano delle uova grosse e bianche.
A dire il vero mi fu presto chiaro che le deliziose signore praticavano un'azione seduttiva estremamente raffinata su di noi, inducendoci a un'attenzione nei loro riguardi assolutamente esclusiva come nessun altro cliente riusciva ad avere. La loro finalità, si badi non era quella di lucrare prestazioni a basso costo, le signore pagavano il dovuto, ma, consapevoli della difficoltà che avevano di comunicare, avevano approntato una sorta di teatrino in cui il palcoscenico era il salotto e loro, garbate ospiti, ci somministravano caffè alla cannella che accompagnavano col carteggio intrattenuto con le suore e un bell'album fotografico che le mostrava in tutto il loro splendore monocromatico giovanile.
Attraverso questi strumenti ci mettevano nelle condizioni di capire le loro concrete necessità che declinavano poi coi gesti tipici dei muti e qualche triste gorgheggio. Perchè, credetemi, era veramente straziante udire il suono dei loro rantoli quando, prese dall'enfasi, cercavano di dare corpo ai loro messaggi.
Maria riusciva a pronunciare parole "difettose", verosimilmente perchè, al contrario di Giovanna che era totalmente sordomuta, aveva una sordità parziale che si traduceva in un eloquio altrettanto parziale.
Qualcuno ha chiamato i muti "Figli di un Dio Minore" e credo che non esista termine più azzeccato per descrivere l'esistenza di Giovanna e Maria, o almeno la percezione, non del tutto corretta che i primi tempi del nostro rapporto, io ebbi di loro.
Ultima modifica di CavalloGoloso il gio 06 ago, 2015 18:36, modificato 2 volte in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda barone rosso » gio 06 ago, 2015 16:14

masterbeat ha scritto:
mceolan ha scritto:
barone rosso ha scritto:....più che scrittori direi imbratta carta....basti pensare che tempo addietro la top list dei libri era dominata dalla Parodi.....niente contro di lei però tra Litizzetto, Volo etc, mi cascano un pò gli zebedei come direbbe un noto commissario....


quoto e straquoto!


Io anche se vorrei quotare non posso, anzi, non sono daccordo, perchè secondo me è tutta una questione di scelte e di punti di vista.

L'argomento diventa molto interessante, ecco il mio punto di vista:

C'è chi scrive per il successo, la fama e i soldi, c'è invece chi scrivendo, per es. autobiografie, insegue il proprio senso della vita, la propria dimensione esistenziale, (un professionista avrebbe detto "olistica").
Scrivendo non vuole prendere, ma dare del suo, condividere la propria esperienza di vita.

Esistono libri di storia, romanzi, tecnici, racconti ecc. dove tutti i letterati si possono esprimere nel loro miglior modo. Poi esistono le autobiografie che per me restano i libri più interessanti, dove si racconta la persona, la sua vita e le proprie esperienze vissute e nelle quali, anche involontariamente, si conserva la storia umana. Sono le più belle perchè si tratta di storie vissute da uomini eccezionali e da uomini comuni che ci fanno riflettere di più perchè in quelle storie ci vediamo riflessi.
Scrivendo della propria vita, ci si confronta con ricordi a volte chiari, a volte un po' meno, ma che fanno affiorare grandi emozioni già provate a chi scrive e a chi legge.

Vi racconto la mia esperienza:

Avendo saputo da un mio vecchio professore di scuola media, che un uomo per essere veramente completo, doveva almeno fare un figlio, una casa e scrivere un libro, ci ho provato. :lol:

Ho fatto (con mia moglie) due figli, ho costruito una casa anche se in legno (quella in cui abito non l'avevo costruita io) e pur non essendo nè diplomato nè laureato, ma solo un artigiano venuto dal professionale (Ciapi di Priolo), ho scritto un libro.

Era una autobiografia, molto semplice, ma che faceva affiorare in me belle emozioni ormai quasi dimenticate.
L'avevo scritto senza pretese, per me stesso, per i miei fratelli e per mia madre, ma una volta finito (una decina di giorni sono bastati :lol: ) un'amica poetessa, mi ha convinto anche a pubblicarlo.

Ebbene, per un caso fortuito, una copia andò a finire nelle mani di una professoressa di lettere a cui è piaciuto.
Sarà stato per tutti gli errori che lei avrebbe voluto correggere o per la scrittura semplice che ho oppure per gli argomenti trattati, mi ha invitato a presentarlo in una scuola professionale, lo hanno comprato e lo hanno adottato come narrativa per il primo e secondo anno dei corsi professionali del mio paese, per quell'anno scolastico.
Ho avuto quest'incontro con i ragazzi e i professori dei corsi professionali dell'IPIA, i ragazzi mi hanno bersagliato di domande molto interessanti a cui a volte ho avuto difficoltà a rispondere, ma alla fine la soddisfazione è stata grande.

Si trattava di un libro autobiografico, scritto così come lo ricordavo e senza nessun editing particolare o correttori di bozza di mestiere, l'ho voluto così. Pensate che un libro di Camilleri (per carità! :inchino: ) prima di essere pubblicati passano sotto la lente di decine di correttori e professoroni di scrittura.

Ero certo non interessasse nessuno al di fuori della mia famiglia, invece gli argomenti trattati, a quanto pare, sono risultati interessanti.

Per questo dico che, racconti come questo di Tony, secondo il mio umile parere, alla fine possono risultare molto più interessanti e nello stesso tempo istruttivi di molti libri scritti da conosciuti e acclamati scrittori.

Avete avuto il piacere di leggere, Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini oppure Il giorno della civetta di Sciascia?
Visti da un neofita come me, non hanno niente di così eccezionale, ma alla fine sono diventati punti di riferimento per molti scrittori.

Perchè come diceva il grande Gabriel Garcia Marquez l'autore di Cent'anni di solitudine:

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
Gabriel Garcia Marquez

Concordo in tutto quello che scrivi ed intrinsecamente avvalli ciò che ho scritto, ogni scelta è personale, ovvio, per cui leggi gli harmony o daniel steel va tutto bene( e lungi da me giudicare tali scelte) ma son veramente prodotti commerciali non letteratura, con questo non dico che ogni libro debba essere un trattato e scervellarsi per comprenderlo, ti faccio un esempio pratico io per leggerne uno di Vito Mancuso (autore che adoro) ci metto una vita e devo continuamente utilzzare i libri di mia moglie di latino e filosofia, perchè il mio percorso di studi è stato tecnico e non umanistico.....e se vado in ferie Mancuso lo lascio a casa e mi porto Benni, Vargas e via discorrendo sennò manco ci arrivo alle fine delle vacane.
Però tutta la genealogia dei libriscritti dai comici di Colorado, Zelig etc. sono un pò troppo...la Litizzetto trovo che abbia delle buone potenzialità ma il clichè che s0 iè creata le impone determinate scelte a livello commerciale.
Sulle biografie o raccolte epistolari a parere mio apri un capitolo a parte, ho letto per molto tempo lettere dei reduci delle mie zone della seconda guerra mondiale e similari che raccontano la loro vita sulle montagne ma quelle sono spaccati di vita con testimonianze dirette la "purezza lessicale" trovo sia meno importante il messaggio che deve arrivare è un altro, in più chi testimonia non è uno scrittore e da parte sua vuol solo "materializzare" il "verbo", affinchè non venga perso ma trasmesso in maniera tangibile. Pertanto ciò che hai scritto anche se in maniera diretta ed a parere tuo poco ricercata in realtà è una testimonianza diretta l'oggetto sovrasta il modo, questo è il mio parere su determinate tipologie antologiche, poi come diceva qualcuno di Rigoni Stern che riescono a fondere le due cose assieme ne trovi ben pochi.
Ultima modifica di barone rosso il gio 06 ago, 2015 16:19, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda masterbeat » gio 06 ago, 2015 17:59

barone rosso ha scritto:
Concordo in tutto quello che scrivi ed intrinsecamente avvalli ciò che ho scritto, ogni scelta è personale, ovvio,.......

Però tutta la genealogia dei libriscritti dai comici di Colorado, Zelig etc. sono un pò troppo....

..............in più chi testimonia non è uno scrittore e da parte sua vuol solo "materializzare" il "verbo", affinchè non venga perso ma trasmesso in maniera tangibile





Mi accorgo con piacere che hai interpretato nel migliore dei modi ciò che volevo esprimere-

Infatti un'autobiografia, non è un semplice contenitore di memorie, ma uno strumento che viene usato per conoscersi meglio e e nello stesso tempo, una tecnica di approfondimento della nostra stessa memoria.

Grazie.

A proposito di "purezza lessicale", mi hai fatto ricordare una cosa.

Io spesso metto il soggetto dopo il predicato, diciamo alla siciliana, una volta una persona molto istruita, a parer suo, mi voleva correggere l'impostazione di una frase, io dicevo:

Era in Germania mio padre.

No, diceva, non si scrive così, si scrive: Mio padre era in Germania.

Chiaramente io non ero all'altezza di poter controbattere, ma quando una mia amica poetessa, molto siciliana anche in ciò che scrive, ha saputo, s'è pure incazzata e intervenne dicendo: lascia stare così come ti è venuta, perchè e questo il tuo ricordo ed è questa la tua espressione.

Adesso dopo molte letture e molta più esperienza (mi sono rimesso a studiare) posso dire che la mia amica aveva ragione.
Ognuno si deve esprimere come vuole e come può, sicuri che chi ascolta o legge capirà di più.


CavalloGoloso ha scritto:Figli di un dio Minore


Questo per me è una parte del secondo capitolo, più bello del primo.

Continuo a rilegare aspettando il prosieguo. :lol:


nikigio ha scritto:Quelli del sud te la sanno raccontare bene....

"l'uomo è le due sorelle mute con il CavalloGoloso" l'idrogeno per ragazzi come me.

Complimenti.


:risata:

Giovanni ti vedo già con la maschera. :sguaiata:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » gio 06 ago, 2015 18:39

Grazie per l'attenzione, Vincenzo!
Figli di un Dio Minore è il titolo di un bellissimo film con William Hurt che parla degli "uomini silenziosi".

Quanto alla posizione dei termini nel periodo, posso dirti la mia: Il rigore formale, quando lo scrittore lo padroneggia rende più comprensibile il messaggio, ma un uso pedante della punteggiatura sopperisce alle inversioni classiche dell'eloquio del sud che, a mio sommesso parere conferisce alla frase un'eleganza unica!!

Non sono d'accordo sul fatto che ognuno si debba esprimere come vuole!! Questo forse può avvenire in un secondo momento, quando, appresi i canoni della prosa, o del tipo di prosa che si intende usare per comunicare, si comprende che il rispetto di quei canoni limita i tuoi "movimenti".
Pensa alle opere di Picasso che da bambino dipingeva con la perizia di un Raffaello e nel pieno della sua maturità artistica dipingeva come un bambino!!
Di contro c'è anche da dire che i canoni letterari li coniano gli artisti!, quindi, ....
Ultima modifica di CavalloGoloso il gio 06 ago, 2015 18:52, modificato 2 volte in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda - » gio 06 ago, 2015 20:04

L'uomo delle sorelle mute ed il CavalloGoloso con il ragazzo dalla maschera d'idrogeno.

Titolo troppo lungo.
Ultima modifica di - il gio 06 ago, 2015 20:11, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » gio 06 ago, 2015 20:08

nikigio ha scritto:L'uomo delle sorelle mute ed il CavalloGoloso con il lettore dalla maschera d'idrogeno.

Titolo troppo lungo.

:risata: :sguaiata: :rotfl:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda zupippinu » sab 08 ago, 2015 17:42

dai tony,non ti fermare sul più bello.racconta,racconta. :inchino: :inchino:
il mondo è bello perchè e vario.
gira vota e furria,è sempri a stissa camurria.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 08 ago, 2015 19:00

zupippinu ha scritto:dai tony,non ti fermare sul più bello.racconta,racconta. :inchino: :inchino:


Grazie per l'apprezzamento, Giuseppe, non dubitare il racconto lo finisco, saranno piccoli paragrafi, ma in questo preciso istante ho un impegno più impellente da ottemperare!!
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 05 dic, 2015 15:55

Il potere della seduzione
Fu in uno di questi nostri incontri avvenuti nel salotto a fiori, che Maria riuscì a farmi comprendere la portata del problema che da qualche anno si era affacciato nello loro esistenze e la cui soluzione, adesso, cominciava ad essere impellente.
Avevamo appena portato a termine un altro mandato professionale riuscendo a far riconoscere a Giovanna “l'indennità d’accompagnamento" dopo che, in sede amministrativa, tale diritto le era stato disconosciuto.
Giovanna, era diabetica e si portava addosso altre patologie che, comunque, il nostro sistema previdenziale non considera sufficienti per il riconoscimento del beneficio economico, ma noi eravamo riusciti a far prevalere la sua condizione globale caratterizzata anche dall'analfabetismo, per cui, anche contro il parere del medico legale, il Tribunale ritenne di dovere accogliere la nostra tesi secondo cui "l'incapacità di attendere alle funzioni primarie della vita" andava ravvisata anche nell'incapacità di assumere efficacemente una terapia medica e farmacologica in totale autonomia. Si, perché Giovanna, da sola, non sarebbe stata nemmeno in grado di comprendere le indicazioni che le dava il medico o quali farmaci dovesse prendere a quella data ora.
Quell'indennità, oggettivamente, le spettava ed erano anni che, inutilmente, Giovanna e Maria cercavano di ottenerla seguendo e reiterando la nota trafila amministrativa.
Le vidi felici quando seppero della sentenza è pagarono il nostro onorario ben prima di entrare in possesso del loro denari.
Pensavamo di aver dato loro un grosso aiuto perché, sebbene le sorelle mute non avessero mai fatto nulla per indurci a crederlo, eravamo convinti che avessero difficoltà economiche e che potere disporre di una cifra ulteriore da aggiungere alla loro pensione sarebbe stato per loro un fatto importante, uno di quei fatti per cui, a noi avvocati, piace pensare che i nostri clienti non ci dimenticheranno. Uno di quei fatti che ci fa sentire legittimi esattori di rispetto e considerazione sociale.
Ma Giovanna e Maria avevano bisogno d'altro e ci fu presto chiaro che con loro le cose erano differenti: La loro contentezza durò giusto il tempo che ci misero a consegnarci la busta che conteneva il nostro onorario ed era, lo compresi chiaramente dopo, più un gesto di garbo nei nostri confronti che un effettivo stato d'animo che erano ben lungi dall'aver conseguito grazie al denaro di cui sarebbero entrate in possesso nei giorni e per i mesi a venire.
Giovanna e Maria avevano bisogno, realmente, che qualcuno si prendesse cura di loro.
Solo adesso mi rendo conto di quanto questo fatto possa apparire un dato assolutamente intuitivo, ma, e vi prego di credermi, nonostante, già allora, avessi sulle spalle esperienza sufficiente e abilità tali da consentirmi d'inquadrare correttamente, e nella sua giusta dimensione, un "problema", ebbene, ciò nonostante, con le sorelle mute non fu così.
Oggi mi è chiaro che questa mia mancanza, scaturiva da qualche misterioso meccanismo psicologico che, solitamente, si innesca quando ci troviamo al cospetto di qualcuno di cui percepiamo una sorta di superiorità.
Avviene, per esempio, coi genitori, la cui autorevolezza permane anche quando i ruoli di dipendenza reciproca si invertono; o col nostro vecchio maestro di scuola che ci bacchettava da bambini per l'uso improprio del condizionale, e che, per questo, continuerà a turbare i nostri sonni di adulti e resterà, per sempre, nella nostra psiche, il "signor maestro", anche quando i nostri traguardi culturali dovrebbero collocarci molto più in là di lui nella scala della considerazione sociale, potrebbe accadere, infine, con l'autorità della bellezza di colei di cui agogniamo lo sguardo o il calore delle sue cosce.
Guardiamo queste persone come se fossero intangibili dal tempo e dagli eventi. Dei pilastri che non hanno bisogno di nulla e da cui ricaveremo sempre e incondizionatamente: protezione, sapienza, amore. Mai consapevoli, nonostante i mutamenti della vita, che verrà un momento in cui i nostri genitori dovranno essere da noi protetti, il nostro "vecchio maestro" dovrà essere da noi corretto e la donna a cui abbiamo chiesto incondizionato amore, ne esigerà altrettanto in cambio! Persone nei cui confronti ci sentiamo perennemente bambini e, per questo, egoisti creditori! Persone che non hanno bisogno di nulla perché hanno tutto, perché danno tutto.
Ma le sorelle mute non erano nulla di tutto questo: le conoscevo poco e, non erano affatto diverse dalle centinaia di miei clienti. Peraltro, il mio senso di responsabilità non si atteggiava in maniera differente con loro, eppure non mi capitava mai di svegliarmi nel cuore della notte preoccupato per l'esito delle loro "pratiche" come invece mi accade, ancora oggi, per tutti gli altri miei assistiti.
Avevo maturato la sensazione che le sorelle mute servissero più a me di quanto io servissi a loro e questo non accadeva per nessun particolare motivo, certamente non per la mia fortuna professionale che non dipendeva, ovviamente dal, tutto sommato, poco impegnativo, lavoro che facevo per loro. Eppure, Maria sapeva, a mala pena, leggere e scrivere per averlo imparato da adulta mentre Giovanna non era mai stata così solerte; indubbiamente, per quanto trasparisse la bellezza del tempo andato, erano solo, due, non particolarmente gradevoli, vecchiette, da sempre sole, invalide in maniera importante e cariche di malanni! Perché mai dovevo restare stupito del fatto che sentissero come impellente la necessità di avere un'assistenza fatta di premure a cui, d'altro canto non mi pareva fossero mai state destinatarie e, perciò, avvezze, tanto da esigerla?
Ci pensavo continuamente, e mi sentivo in colpa per non aver capito questa cosa, e, in quel contesto comprendevo anche di quante disattenzioni mi ero reso colpevole verso mia madre che, alla sua veneranda età, non mi aveva mai rivolto alcuna richiesta di qualsivoglia aiuto, o di mia moglie che col suo bel pancione gravido della mia secondogenita, continuava a starmi accanto nel maldestro esercizio delle mie quotidianità!
Insomma! le sorelle mute volevano una badante e ci avevano chiesto di aiutarle nella ricerca!
L'incarico ci fu dato, e noi lo accettammo, alla fine dell'ultimo di tre incontri serali svoltisi nel loro salotto a fiori illuminato con una fioca luce gialla, profumato di cannella, e impreziosito dalla suggestiva visione del piccione di Giovanna che le si accoccolava in grembo quando lei si era seduta dopo avermi porto la tazza col caffè e regalatomi uno dei suoi sguardi blu!
Uscimmo, quella sera dalla loro casa, dapprima inconsapevoli della portata dell'impegno preso e, via via, col medesimo stato d'animo che ci attanagliava quando dovevamo dare una soluzione tecnica a un problema giuridico inedito ma... Che diamine!! non ci era stato posto un problema giuridico e noi facevamo, allora come ora, gli Avvocati! e le sorelle mute non erano nostre parenti e nemmeno delle nostre amiche, e avevamo un sacco di impegni professionali da evadere e... e... E non ci eravamo accorti che le Grosso ci avevano sedotto e accalappiati col loro salotto a fiori, il caffè alla cannella e quel dannatissimo piccione arrapato che baciava in bocca Giovanna!
Tornammo a casa reciprocamente arrabbiati: mia moglie continuava a darmi la colpa della mia scarsa professionalità, ed io a lei del fatto che non avesse ben vigilato sulle mie, a lei note, lacune caratteriali che, ancora oggi, mi inducono ad accettare incarichi improbabili!!
Ci addormentammo col proposito di chiarire subito con le sorelle mute, quale fosse il nostro ruolo e che, se una badante volevano, che se la cercassero loro, noi eravamo degli Avvocati!
Perché dovevamo essere noi a selezionare colei che con loro avrebbe dovuto vivere nel piano di sopra? Che ci pensasse "Codino", non era forse un loro amico?, non era forse più e meglio di altri, e di noi in particolare, nelle condizioni di trovare alle sorelle mute ciò che queste andavano cercando?
S'hana satari centu piatti vacanti pi nni pigghiari unu chinu!
-Tony-
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