orione ha scritto:Hum risposta enigmatica, da zizek: l'assenza ne è l'essenza: non ci son parole, siamo senza
Diamine, Lando!

stavo scrivendo una cosa! poi mi hanno chiamato e ho fatto taglia e incolla su un file di testo per non perdere il contenuto, come mi capita spesso, e non mi sono accorto di aver inviato la risposta solo con la citazione!!! Scusami ma non c'è niente di enigmatico!!
Io sul fatto di togliersi la vita ho delle precise idee che cerco di riassumere nella speranza di riuscire, nel poco tempo che ho a disposizione dei concetti con un senso compiuto:
Ogni generalizzazione la trovo fuorviante ma a volte siamo costretti a prendere una posizione e quindi!! Ho vicino a me e alla mia vita professionale varie esperienze che mi portano a credere in ciò che ho detto e cioè che chi si toglie la vita lo fa perché intende, attraverso quel gesto, impartire una lezione a quanti gli hanno fatto del male! Questa è una semplificazione ma non la ritengo totalizzante! non escludo il fatto che possa avere in taluni casi dei significati diversi e i tuoi esempi ne sono l'espressione! Peraltro mentre nella nostra cultura Cristianocentrica esiste la concezione della vista intesa come dono fattoci da Dio a cui rechiamo offesa nel momento in cui la elidiamo (tanto la nostra quanto quella degli altri) esistono culture cui il suicidio è un mezzo per il perseguimento del bene supremo!
Quindi è chiaro che il momento culturale gioca nella faccenda un ruolo assai importante! Se peraltro cerchiamo di comprendere dal punto di vista psichiatrico il fenomeno raramente i suicidio viene scisso da una patologia della mente, da una distorta visone che l'attore ha di se degli altri e, sopratutto del futuro!
Dal conato mio, lo ripeto mi sono confrontato a causa del mio lavoro con un paio di situazioni di questo tipo, ritengo che ci sia stato in quei casi di cui mi sono occupato, un evidente intento di cattiveria eterorivolto! le vittime avevano inteso procurare sofferenza ad altri che ritenevano artefici della loro e hanno ritenuto di doverlo fare nel modo più irreversibile: lasciando incompiuta la relazione conflittuale con l'altro in una sorta di sospensione mortale (Questo gli psicologi hanno letto negli scritti lasciati).
Il caso del disastro aereo (fatte salve diverse ricostruzioni del fatto in se) d'altra parte, non pera su un piano differente rispetto al caso di uxoricidio di cui mi sto occupando e di cui ti ho a volte parlato per telefono! la violenza rivolta verso se stessi rappresenta la via più semplice per ferire altri che non si ha la forza o il coraggio fisico di ferire direttamente ma, a volte le due cose si coniugano in un coacervo di odio che esplode in tutte le direzioni! Cosa c'è di sano in questo?? credo nulla!
Ciò di cui parli tu i casi che enumeri sono un'altra fenomenologia e non hanno alcuna attinenza con quello a cui mi riferivo io. Mi potresti obiettare che sempre di suicidio si tratta ma, ovviamente ha una matrice diversa, non più sussumibile nell'area psicopatologica quanto piuttosto nella consapevole scelta fondata sull'idea del dominio dell'uomo sulla propria esistenza. Idea che può condividersi o meno ma che, secondo me senza dubbio, pone le due situazioni su piani completamente diversi e che, a mio sommesso parere meriterebbero una diversa nomenclatura!
Ti abbraccio, amico, Mi auguro che tue stia meglio!!