Dopo aver visitato il paese siamo saliti fino alla diga del Vajont, proseguendo poi, lungo la strada che si snoda attraverso la frana, fino ad Erto.
Ricordo bene quella sera dell'ottobre 1963, avevo solo 13 anni ma quella tragedia mi colpì molto, per la sue immani proporzioni.
Tuttavia non pensavo nemmeno lontanamente che i 270 milioni di metri cubi di terra e rocce, che precipitarono nell'invaso artificiale la notte del 9 ottobre, fossero una massa tanto immensa!
Ecco alcune foto...
La diga del Vajont ripresa da sopra col teleobiettivo:
La frana a ridosso dello sbarramento:
Dentro la frana:
La ferita ancora aperta sul Monte Toc, dal quale cadde la frana:
Quel che rimane del lago del Vajont, a monte della frana:
Il lago visto da monte:
Lo sbarramento visto da valle:
La nuova chiesa di Longarone:
La lapide commemorativa, con i nomi degli scomparsi:
Il cimitero delle vittime a Fortogna
Il trittico scultoreo commemorativo:
Alcuni orologi degli scomparsi, fermi sull'ora della tragedia:
Ringrazio la nostra guida, Bortolo Calligaro, Presidente FIAB di Belluno, accompagnatore turistico e cicloturista esperto, che ci ha condotti lungo i tortuosi percorsi della memoria, da Perarolo fino a Feltre.
