Per la festa della mamma, anno secondo del terzo lustro
Del secondo millennio dopo che Cristo è venuto al mondo
Cara mammina, nostra adorata,
Accetta da noi per questa giornata
l'impegno sperato e il proposito vano
Di mai più tormentarti col nostro baccano.
Accetta promesse e dolcissimi inganni
Di noi figli tuoi che, grazie ai tuoi affanni,
Gustiam della vita i sapori più dolci:
Quei che restan negli anni!
Restan negli anni e persistono forti
Nel nostro palato e nel nostro ricordo
Di quel mondo fatato che ci hai fatto intorno.
Le liete speranze che per noi tu coltivi,
Diverranno certezza se con te percorriamo
Questo nostro presente che noi ti doniamo.
Te lo diamo così, con le mani congiunte,
Ché è cosa preziosa, ma noi lo sappiamo!
Saprai averne cura, come d'un talismano;
Come d'un nettare sacro, che dona sapienza,
Forza, saggezza e tanta speranza.
Saprai, ne siam certi, trarne il favore
e con esso aspettare quel tempo migliore,
che agogni da sempre e che un dì giungerà.
Noi non sappiamo che cosa è il futuro,
Non comprendiamo il lavoro più duro,
Ma il tuo insegnamento e il tuo amore soave
Ci rendono caro anche il tempo a venire.
Quel tempo in cui noi più non avremo
Le tue dolci carezze, i tuoi abbracci stringenti.
Allora, siam certi, comprenderemo
Quanto siano preziosi i tuoi sentimenti.
Anche i castighi e i precetti più duri
che a volte ci dai come medicamento,
Ci daranno la forza, ci daran la certezza
di non perire quando, col vento,
giungerà, inesorabile,
anche il brutto momento!
O mammina cara! Per questo t'amiamo,
E lieve preghiera a te rivolgiamo:
Non essere triste se il mondo è cattivo,
Non avere paura del lento imbrunire,
Ché col nostro fiato sapremo scaldare
anche i giorni più freddi che dovrai sopportare.
Grazie al tuo dire e grazie al tuo fare
diverrem forti, non dubitare!
Saremo fieri, orgogliosi ed alteri
Ma anche umili e giammai prigionieri;
Mai schiavi, mai servi dell'altrui volere,
Ma forti guerrieri indomiti e accorti
Paladini dei deboli, nemici dei forti.
Perché la forza, tu ce l'hai insegnato,
Si trova nel cuore di chi s'è impegnato
Nell'essere retto e nell'essere grato dei
Doni più grandi che Iddio c'ha donato:
Libertà e vita, son questi i regali
E non prepotenza o piaceri infernali.
Pei tuoi insegnamenti, pel tuo caldo sorriso,
per il paradiso che è stato il tuo grembo,
Il nostro fiato diverrà vento.
Vento impetuoso
votato a scacciare
Dal tuo bel volto ogni dolore.
Ogni tormento e ogni rimpianto
Verrà da noi, come d'incanto,
Ricacciato in quel nulla da cui è giunto.
Non abbiam forza ne denari abbastanza
per farti un castello che in ogni sua stanza
ti renda regina e del tuo lustro s'inondi.
Solo piccoli ninnoli possiamo oggi offrirti
E solo con gli anni sapremo dirti
Qualcosa di più che lo scarso giullare
Nei suoi mediocri versi ha saputo imbastire.
Perdonalo mamma! E non ti crucciare
Faremo di lui un uomo migliore.
Non stolto non ladro, solo un po' imbelle
ma che ci vuoi fare! Ce l'han dato le stelle!
Purtroppo, e qui è il guaio,
Pei suoi ludi infantili
Dobbiamo sborsare
sonante moneta e preziosi monili.
Che guaio sto babbo!
Che rompicoglioni!
Ma se non ci fosse chi farebbe i lavori?
Ma forse a qualcosa anch'egli e servito e
del tuo grande amore s'è pure nutrito.
Non c'è ancora chiaro qual'è stato il suo ruolo,
Ma forse un mattino noi comprenderemo
Che il tuo cuore è immenso, ben più grande d'un treno,
E che, largamente, può contenere
anche chi non è degno di potervi sostare.
