CavalloGoloso ha scritto:Ciao Sandro! eccezionale come sempre! mi piace il riciclo del parquet!
Io vorrei adottare quella tecnica per fare il mobile sottolavello e un armadietto per il bagno ed avevo pensato di procurarmi dei listoni di Wengé (non ho macchine stazionarie che mi consentano di lavorare partire da un bel tavolone da sfettare, piallare e assemblare) da incollare su del multistrato marino su cui vorrei mettere, dall'altra parte, della formica per rendere facilmente pulibile la parte interna. Pensi che questo sandwich sia valido? ci pensavo da qualche tempo e la considerazione che faccio è che il massello da una parte e la formica dall'altra dovrebbero compensarsi reciprocamente e non generare imbarcamenti dell'insieme come avviene solitamente (almeno così si dice) nelle lastronature effettuate solo da una parte di un supporto. Ma ho visto che tu non ti sei fatto scrupolo di incollare il massello sul multistrato solo da una parte, evidentemente sei certo del fatto che questo non provocherà alcuna conseguenza al manufatto!!
Altra domanda: le doghe di botte non sono curve? le hai piallate? e se si, che spessore avevano? la piallatura per togliere la curva implica un bel consumo di materiale!!!
Ciao Cavallo, e grazie ancora per i complimenti.
La lastronatura fatta con questi legnami molto stagionati quindi fermi, non mi hanno mai dato problemi di torsioni, e non è solo in questo lavoro che ho applicato questo sistema.
Nella costruzione, ad esempio, della credenza napoletana, tutta in ciliegio, avendo finito il massello, per i piani interni alla base ed alla alzata ho applicato il sistema della lastronatura mettendo però assi di ciliegio spessore 5mm nelle due parti del multistrato che in quel caso era spesso 10mm, con un totale così di 20 mm che poi carteggiato per benino è rimasto di 18 mm, un torello in fronte e tutto rimane dritto.
In questo caso invece, a sostenere tutto in piano se hai notato ho messo una traversa di rovere spess. 25mm alt. 130mm fissata poi alle gambe che aiuta sicuramente a tenere tutto in riga.
Le doghe delle botti che sono riuscito a selezionare tra le tante, sono di quercia nazionale di circa 150/200 anni, avendo un durame molto compatto e duro, come sai, non si curvavano molto, anzi venivano tagliate con segoni, mio padre le costruiva, dando cisì una curvatura no troppo accentuata, a differenza del castagno che si montava a caldo con il fuoco al centro e quindi si otteneva una curvatura su tutta la lunghezza, ma si adoperava solo per botti sotto i 10 ql, mentre con la quercia si facevano botti da 15 a 25 ql .
Io non ho fatto altro che tagliare la doga nel punto curvo ottenendo così un pezzo lungo circa 65/70 cm quasi dritti che con poca piallatura interna ho creato una parte dritta, poi a spessore perfettamente dritte e tutte uguali.
Per la lastronatura ho scelto quelle più fine e per le gambe quelle più spesse facendo rimanere uno spessore addirittura di 28 mm, come si vede sul banco fresa.
Cmq per togliere il nero interno e la parte esterna ne va via di trucioli, fortuna mia ho una pialla “ghisona" da 40 alimentata con trifase 380 un albero da 120 con tre lame che non teme legni di questo tipo.
Ti allego uno schizzo al volo per farti capire meglio come ho fatto.
Perdona la lungaggine, e se servono altre notizie che io sono in grado di darti non fare complimenti per quello che posso, ben volentieri.
Un carissimo saluto.
