Costruire Un Arco

Costruire Un Arco

Messaggioda sandroga » mer 27 giu, 2012 21:18

Salve ragazzi, proprio stasera ho scoperto che a mio genero, oltre che mia figlia, piace anche gli archi, guarda caso in legno... :fischietta:
Sto pensando di costruirne uno, ho degli assi di frassino, potrebbero andar bene.
Ma soprattutto pensate che ci possa riuscire? :fatica:
Se qualche esperto mi da qualche dritta... :inchino: :inchino:
Un saluto
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda Cecco » mer 27 giu, 2012 21:43

Albertooooo...
;-)
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda sandroga » mer 27 giu, 2012 21:57

Cecco ha scritto:Albertooooo...
;-)

Si, effettivamente ho subito pensato a lui, ma ho voluto allargare la questione, più campane...
Cmq grazie ed un saluto.
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda vincenzo-92 » mer 27 giu, 2012 22:25

Quì è terra di Robin "Albert" Hood...
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda grimgor » gio 28 giu, 2012 00:33

Non capisco niente di archi, ma il tasso veniva chiamato "l'albero della morte" perchè era l'albero con cui venivano costruiti archi, balestre, catapulte etc. Quindi direi che il tasso è sicuramente un ottimo legno, anche se non credo sia semplice da trovare, o almeno non lo è dalle mie parti... :roll:
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda vam107 » gio 28 giu, 2012 06:46

arco = alberto :mryellow:
Un saluto a tutti :inchino:
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda sandroga » gio 28 giu, 2012 13:45

Grazie ragazzi, speriamo che Alberto veda il post, non mi va di disturbarlo in privato.
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda AlbertoA » gio 28 giu, 2012 18:09

Sandro, è una bella e divertente avventura, non pensare che il primo arco che costruisci sia "definitivo", poi ti seguirò passo passo per le fasi più delicate...
Intanto, il frassino ok, ma in tavole :roll:
La fibra dell'arco deve essere integra, in entrambi i "sensi", sia parallelo al dorso che parallelo alla larghezza, per intendersi, una tavola difficilmente non ha venature che escono.
Meglio se tagli un ramo di acacia o un frassino di qualche tipo, olmo, alberi da frutto... comunque legno pesante, molto si sono divertiti con il nocciolo, ma non ne ho mai trovato ed è un legno più di "fortuna" che ideale.
Il tasso si presume che sia legno dei morti perché veniva piantato nei cimiteri e perché le bacche sono velenose e gli animali mangiandole morivano (per questo è stato relegato ai soli cimiteri e decimato altrove), poi è ottimo nelle siepi perché oltre che bello cresce lentamente, con una ridotta necessità di manutenzione.

Dicevo, meglio partire da un tronchetto spaccato con i cunei, in modo che segua l'andamento delle fibre. Poi sbucciato e lavorato con un coltello a petto. La scelta del tronco è fondamentale, serve diritto, senza rami (o meglio, se è grosso, il ramo lo scansi,). Lunghezza sui 1,8-2 metri.
Gli "spicchi" devono essere sui 10 cm di faccia almeno, per intendersi, un tronchetto da 10-12 cm lo spacchi massimo in 2, da 15 in 4, sui 20-22 cm riesci anche in 6.
In ogni caso, ti incollo qualcosa che avevo scritto qualche anno fa... un po' prolisso a dire la verità, ma ho purtroppo poco tempo per rimettermi a risistemarlo... qualcosa ti sarà utile, qualcosa magari solo per conoscenza :marameo:


Come funziona un arco.

Un arco assomiglia molto nelle sue caratteristiche ad una molla.
Ci sono 3 forze che partecipano alla sua dinamica e che lo fanno ritornare nella posizione di partenza.
Una forza di tensione che “allunga” il dorso dell’arco, la parte verso il bersaglio, una forza di compressione sul ventre dell’arco ed una forza di taglio nell’intero spessore.
Quindi il ventre si “schiaccia” ed il dorso si “stira”, all’interno dell’arco vi sarà quindi un piano in cui queste due forze sono nulle. La profondità dipende dall’equilibrio di forza di trazione e di compressione, è un po’ come il baricentro, se esce al di fuori dell’arco, l’arco si rompe perché una delle forze prevale sull’altra.
In genere per gli archi semplici di legno questo piano è all’incirca intorno al 20% della profondità partendo dal dorso, perché la stragrande maggioranza dei legni sono più forte in tensione che in compressione.
La forza di taglio non è di grande rilevanza negli archi semplici, mentre è importante per esempio nella scelta del cuore negli archi di fibra.

Come è fatto il legno?

La struttura del legno è costituita, per quello che ci riguarda, da “fibre”, le fibre seguono generalmente la direzione di crescita dell’albero, stratificate una sopra l’altra in corrispondenza degli anelli di crescita.
Gli anelli di crescita dei legni sono indice della stagionalità della crescita della pianta, comincia a crescere in primavera, per poi consolidare la crescita durante l’estate per avere infine un periodo di “riposo” durante l’inverno, quando la linfa scende nelle radici e l’albero perde le foglie (nel caso di alberi caduchi).

Il legno che cresce in primavera è lagno “primaverile”, generalmente è più morbido del legno estivo, in alcuni legni è più chiaro, come nell’acacia, nell’osage, nel maggiociondolo, in altri casi è più scuro, come nel caso del frassino. E’ generalmente più poroso.
Tagliando in sezione un albero si noterà che vi sono due porzioni di legno, il legno “vivo”, l’alburno, ed il legno “morto” che serve solo da supporto. In alcuni legni è molto evidente, nel tasso l’alburno è pressoché bianco, nell’acacia un giallo pallido, mentre in altri si fatica a distinguerli, come nel frassino.
Le fibre del legno possono essere diritte o incrociate a seconda delle specie arboree. Per esempio sull’acacia sono diritte e ben separate, l’albero si “spacca” in maniera molto pulita con i cunei.
Nell’olmo invece le fibre sono molto “intrecciate” ed è pressoché impossibile spaccare l’olmo in maniera pulita.
Questo è vero anche per le lavorazioni successive, l’olmo non ama gli arnesi da taglio che tendono a tagliare senza controllo nella fibra.
A seconda delle condizioni di crescita poi gli alberi possono crescere con le fibre diritte oppure “avvitate”. Questo è vero nel caso di zone ventose. È ideale avere un albero con la struttura diritta, ma si può ben tollerare una leggera avvitatura.


Cosa implicano le forze a cui è soggetto l’arco?

Innanzitutto il primo requisito è che un pezzo di legno sia in grado di contrastare le forze di tensione e compressione.
Il dorso dell’arco, per avere la massima resistenza, deve avere le fibre integre, quindi sia il dorso costituito da un solo anello di crescita, che le fibre “verticali” rispettate.
A volte da luogo ad archi piuttosto bitorzoluti e storti che si vedono solo fra gli archi storici ed hanno un fascino tutto particolare.
Ma come sono distribuite queste forze nella lunghezza dell’arco?
La massima forza è sicuramente vicino all’impugnatura, se prendete una bacchetta di legno diritta e omogenea e la incordate, vedrete che la maggior piegatura avverrà nel centro, se poi provate ad “allungare” questo diventerà ancora più evidente.
La forza poi si distribuisce in maniera proporzionale alla distanza dai tips rispetto alla lunghezza totale. Quindi ai tips è pressoché nulla.
Quindi l’arco deve essere rastremato, in maniera da distribuire omogeneamente lo sforzo, ovvero la flessione, sull’intera lunghezza, salvo che poi gli ultimi 10 cm rimarranno sempre pressoché rigidi.
Come farla? Abbiamo 2 opzioni, rastremarlo in larghezza ed in spessore.
Ancora ritorniamo al principio delle molle. Una molla larga il doppio avrà una forza doppia. Una molla spessa il doppio avrà una forza pari ad 8 volte. Quindi lo spessore fa variare il peso con il cubo del rapporto, quindi per raddoppiare il libbraggio dovremmo aumentare lo spessore del 26%.
Aumentare lo spessore è quindi un mezzo più efficiente di raggiungere libbraggi superiori “usando meno legno” (26% in più contro il 100% in più). Questo si scontra poi con le resistenze meccaniche, un arco del 26% più spesso si allungherà in tensione del 26% in più, se siamo vicini ai limiti meccanici, che sia deformazione permanente (l’arco che segue la corda) o rottura, è meglio aumentare il libbraggio allargando l’arco. Anche la “durata” dell’arco sarà superiore se è stato “sovracostruito”.
Perché questa attenzione alla “quantità” di legno?
Eccettuato il riser, tutto l’arco si muove quando la freccia viene scagliata.
I tips viaggeranno più velocemente della parte interna dei flettenti. Quindi tutto il peso che viene aggiunto ai tips andrà a aumentare l’inerzia dell’arco. Quindi da un lato sarà più lento in chiusura, dall’altro l’elevata masso in movimento verrà fermata bruscamente dalla corda, provocando “hand shock”, quindi “scalciando”.
Quindi, maggiore attenzione alla massa dei tips specialmente con legni molto densi.
Il peso dei tips e comunque della massa dell’arco fa parte della così detta “massa virtuale”


Quali legni possono diventare un arco?

In base a questo necessità i legni da usare per fare un arco devono essere elastici, generalmente duri, sempre resistenti in compressione.
In generale si distinguono 3 tipologie principali… legni “bianchi”, legni da “durame” e conifere.
Sono legni bianchi quelli che rimossa la corteccia già presentano la faccia per il dorso dell’arco, un esempio è il frassino, si usa l’alburno per costruire gli archi, quelli da durame invece devono avere l’alburno rimosso ed riportato poi ad un intero anello di crescita scavando.
Le conifere principalmente sono il tasso e ginepro (il nostro ed il ginepro rosso americano).
Vi sono diversi legni “locali” ed altri ”tradizionali”.
I legni locali più tipici sono il frassino orniello, l’olmo, il carpino, acero, maggiociondolo, acacia, corniolo, tutti i legni degli alberi da frutto (inclusi nocciolo, noce, prugno), ma anche la quercia, il ginepro e ovviamente il tasso.
Alberi “importati” sono l’osage (maclura pomifera) e hickory, il cedro aromatico, ipe, il tradizionalissimo “degame” che si usava negli anni ‘30.
Vi è poi il bamboo che merita una menzione a parte. Primo non è un albero ma un erba. Il bamboo è estremamente forte in tensione, all’incirca come l’acciaio, ma non altrettanto in compressione, quindi deve essere usato con attenzione come arco semplice, con il ventre costituito dalla parte esterna della canna. Oppure stratificato ed usato quindi come rinforzo in una strato molto sottile di all’incirca 3 mm. Questo apre la possibilità all’uso di una gamma vastissima di legni esotici e tagliati in tavole, partendo dalle tavole da parquet a quelle che comunemente vengono vendute nelle segherie. Esempi sono il bubinga, l’ipe, il wengè, lo shedua, greenheart ed altri legni che abbiano una durezza elevata.
Il bamboo è anche il legno usato negli archi giapponesi, anch’essi stratificati.
Un buon indicatore se un legno può essere adatto a fare un arco è il suo peso.
Un legno pesante generalmente lo è. Per peso si intende la “densità” rispetto all’acqua… l’ipe per esempio tende ad affondare! Legni con densità superiore a 0,5 sono generalmente adatti.
Ogni legno amerà un disegno diverso e a parità di dimensioni sarà più o meno potente.
I legni più densi, come l’osage, meglio si adattano a geometrie più corte, i meno densi a quelle più lunghe, questo per via delle elevate masse virtuali degli archi lunghi.
Un riferimento merita il tasso, un buon tasso per archi deve essere ad accrescimento molto lento, si parte dai 40 anelli per pollice di un tasso medio, per arrivare anche ai 100 anelli per pollice per un arco potente.
Un tasso di bassa qualità avrà un alburno molto spesso, anche 1 cm o più, deve essere rimosso fino ai 6 mm di spessore ideale. Non è un’impresa facile, quindi sconsiglio il tasso nei primi tentativi di costruirsi un arco.
Non prendo neanche in considerazione il giunco, si possono fare gli archi di giunco, ma la resa è molto bassa. In ogni caso è conveniente usare la parte interna come dorso, l’opposto di come si vede normalmente.

Come tagliare ed essiccare il legno


Innanzitutto la scelta, trovare un albero diritto, senza avvitature apparenti (si intuisce dalla corteccia).
La sezione dovrebbe essere di preferenza superiore ai 10 cm, meglio se 15.
Il tronco deve essere spaccato fresco con una mazza e cunei per seguire la fibra.
In generale, se è di 10 cm potrebbe contenere 2 doghe, 4 se 15, 6-8 se di 20 cm.
Meglio rimuovere la corteccia immediatamente e sigillare il dorso con due mani di vernice per rallentare il processo di essiccazione. Lasciare asciugare in luogo freso ed aerato.
La stagione migliore è l’inverno per gli alberi come l’acacia, a cui deve essere rimosso l’alburno, tutto l’anno eccetto la primavera per gli altri che tendono a spaccarsi meno.
Volendo accelerare il processo di stagionatura, senza nessun effetto negativo, si può, innanzitutto rimuovere l’alburno a quei legni che non lo usano, ma anche lavorare l’arco a dimensioni vicine a quelle dell’arco finito, salvo mantenerlo a piena larghezza.
Importante per le performances degli archi è il contenuto di umidità del legno.
Per verificarla esistono dei rilevatori di umidità, ma se ne può fare a meno con un buon igrometro. Infatti il legno tende a stabilizzarsi ad un punto di equilibrio con l’ambiente, se si pesa la doga a spazi di tempo e si verifica che non perde più peso, significa che ha raggiunto l’equilibrio. Esiste una curva di equilibrio:



Ideale sono umidità del legno intorno al 6-9%, quindi umidità relativa intorno al massimo 50-55%.
Ogni punto in più di umidità del legno, l’arco perderà il 6% del libbraggio circa.

Tipologie di archi

Archi semplici (self)

Sono archi costituiti da un solo pezzo di legno.



Archi rinforzati

Vi sono vari tipi di rinforzi che si possono usare per aiutare un pezzo di legno a sopportare lo stress di essere flesso, in maniera particolare sulla tensione.
Innanzitutto molte fibre. Sono ottimi rinforzi il lino, la seta, la canapa.
Poi la pelle non conciata (o pergamena). Questo materiale non appartiene alla nostra tradizione, ma a quella degli indiani d’America.
Vi è poi il tendine. Il tendine non ha solo una funzione di salvaguardia, ma porta ad un reale vantaggio di prestazioni. Applicato con in fibre sottili ed inzuppato di colla animale, tende ad accorciarsi mentre asciuga, quindi a “riflettere” l’arco, quindi a renderlo più veloce. Il difetto del tendine è che per compensare il suo peso deve essere usato su archi corti, al di sotto dei 62 pollici per allunghi di 28 pollici e proporzionalmente più corto per allunghi minori. Tende a perdere elasticità con l’umidità, quindi non sempre è adatto al nostro clima.
Vi sono poi i rinforzi di bamboo e altri legni (principalmente di hickory, ma anche olmo, frassino, acero, quercia), lamine sottili che sono incollate a tavole di altri legni. Bamboo e hickory sono adatti a tutti i legni, gli altri solo ai legni più morbidi.

Archi compositi

Sono archi costituiti da più strati di materiale.
L’esempio tipico è quello degli archi di corno.
In questa tipologia di archi diversi materiali fanno un lavoro più specializzato.
Il tendine è moto elastico, resiste ad allungamenti attorno al 10% anche se è meno “duro” in tensione del legno.
Il corno si adatta benissimo alla compressione, pur essendo meno duro del legno è 4 volte più elastico, si può comprimere circa il 4% della sua lunghezza.
Il core di legno è ottimo per la sua stabilità e per trasferire queste forze. All’interno di un arco di questo tipo è soggetto a uno stress paragonabile a quello di un arco semplice ed anche meno.
Possono essere costruiti con delle geometrie assolutamente incompatibili con qualsiasi altro tipo di materiale, incluso la fibra di vetro. Quindi essere corti e/o estremamente riflessi, quindi immagazzinare grandi quantità di energia con efficienza.

Tipologie in base al “design”

Gli archi in legno possono avere una varietà di disegni di molto superiore a quella che si vede negli archi tradizionali.
Non ci sono archi di fibra che si discostino dal classico disegno, possono essere più o meno ricurvi a reflex deflex… ma archi di legno sono di tutti i tipi.
I principali sono sicuramente il “longbow” ed il “flatbow” e “ricurvi”.
Il longbow come si intende in arco storico è un arco generalmente lungo dai 66-68” in su, con una sezione trasversale a D.
Vi sono poi variazioni, l’arco “vittoriano” era un arco con la sezione molto profonda, in cui la larghezza non deve superare i 5/8 dello spessore in nessun punto dell’arco.
Si capisce quindi come questo arco usi “poco legno”, e quindi sia da un certo punto di vista più “efficiente”. Il problema è che per non farlo rompere deve essere fatto più lungo, quindi si deve flettere meno per ogni cm.
Non tutti i legni sono adatti, il legno sul ventre tende a creare delle micro-fratture, che se superficiali sono solo brutte, ma se sono profonde sono il preludio alla fine dell’arco.
Altri longbow sono il “longbow americano” con il ventre più piatto.
Il longbow inglese ha anche una caratteristica, di essere al massimo della larghezza nel punto del riser, può essere anche flessibile nell’intera lunghezza, anche se si deve stare attenti a non
Come larghezza, varia in base al tipo di legno, si va dai circa 3 cm per i legni più duri come l’osage, ai 3,5 circa di legni come il frassino.
Quando si usano legni più morbidi conviene restringere l’arco al riser se si vogliono archi potenti, altrimenti si rischia di avere un eccessivo paradosso.
Tips di corno sono un optional.
Vi è poi il flatbow, ne esistono moltissime tipologie, questo permette maggiori flessibilità.
Può essere più o meno “piatto”, con sezione rettangolare oppure ellittica che forse è più piacevole otticamente, anche se meno efficiente.
I ricurvi hanno una buona resa, ma senza la differenza che li contraddistingue nei moderni archi.
Molto invece hanno i ricurvi asiatici, specialmente coreani e turchi, ma anche per alcune tipologie di frecce, gli archi “magiari”, “unni” e cinesi, con leve più lunghe adatte a frecce molto pesanti

Cominciamo a costruire…

Come primo punto si deve individuare la lunghezza dell’arco.
Quindi, 70-72” pollici (178-183 cm) circa per un longbow e 64”-68 (162-172 cm) per un flatbow.
Conviene tenersi sempre abbondanti per potersi spostare verso l’alto o il basso se vi sono dei problemi in fase di sgrossatura.
Se è un arco da durame, rimuovere l’alburno, seguendo un solo anello di crescita per l’intera lunghezza. Attenzione ai nodi, in generale nei punti dove ci sono dei nodi il piano di deforma e tendono ad uscire in fuori, no bisogna tagliarli piatti a livello del piano circostante, ma lasciarli sporgenti.

Marcare la linea di mezzeria e seguire la fibra. Per farlo ci si può aiutare con un lapis molto appuntito , con un ago da lana o semplicemente con una buona illuminazione, non serve molto.
Guardando l’arco da uno delle due punte si vede se la mezzeria corrisponde al centro e i puntali rimangono allineati… si può giocare a destra o sinistra della mezzeria per circa 2-3 cm sull’intera lunghezza di un flettente, questo anche per cercare di evitare difetti nel legno.
A questo punto si marca la metà in lunghezza dell’arco.
Si marcano i 5 cm superiori e inferiori, questo è il riser, preferisco fare flettente superiore e inferiore della stessa lunghezza, alcuni preferiscono fare il flettente superiore di 5 cm più lungo, ma questo rende la lettura del tillering più difficile, poi alcuni archi tirano meglio sottosopra…
Al limite si può fare un arco di un paio di pollici più lungo e solo alla fine tagliare il flettente inferiore… in questo modo si ottiene anche di avere un tillering positivo (flettente inferiore più rigido), ma per un flatbow specialmente raccomando la stessa lunghezza.
Comunque, per fare il superiore più lungo, alla metà si sale di 2.5 cm e scende di 7.5 a segnare…
Altri 2 cm circa servono, nel caso di un flatbow, a marcare il punto di allargamento dal riser (che è circa 2.2 cm di larghezza) al punto di inizio del flettente. Conviene marcare questi 4 punti con delle linee circolari tutto attorno all’arco.
Per la larghezza di un flatbow consiglio di partire da 4-4,5 (o 5 per i più potenti) cm di larghezza per un arco intorno alle 50-55 libbre, usando il frassino orniello come nel nostro caso.
Per acacia e legni simili più resistenti, si parte dai 3,8-4 cm
Marchiamo un segno a 30 cm dal punto di inizio del flettente. Fino a questo punto l’arco rimarrà della stessa larghezza, quindi 2-2,5 cm per parte dalla riga di mezzeria.
Si divide quindi la lunghezza rimanente (nel caso del flatbow 39-49 cm) per quanto si vuole calare. , Ai tips consiglio di attestarsi intorno al 12-14 mm…
Facendo un esempio di un grande arco, 182 cm e 5 di larghezza quindi ci sono 36 mm di differenza, 18 per parte. Quindi l’arco dovrebbe rastremarsi circa di 2 mm per parte ogni 5.5 cm. Si marcano le righe ogni 5.5 cm e si disegna la larghezza con dei puntini che poi si uniscono.
Stiamo attenti ai nodi ancora. Se possibile o eliminarli o tenerli all’interno dell’arco, mai sui bordi e tagliati, vi renderete conto da soli che movimento faccia la fibra per assecondare il nodo, seguire la fibra anche in questo caso, anche se dovesse rimanere un bozzolo a lato dell’arco.
Per il longbow fare lo stesso, probabilmente non serve prendersi tutti quei 2 cm per parte aggiuntivi per tornare alla larghezza standard, in questo caso a 3,2-3,5 cm, 30 cm della stessa larghezza e poi si cala di circa 1 mm per parte ogni 6-7cm.
Riduciamo l’arco a queste dimensioni.
Ora si tratta di ridurre lo spessore.
Lo spessore al riser è sia di preferenza che anche di materiale a disposizione.
Per il flatbow, partendo dalla fine delle “fades”, la discesa dal riser, si parte con uno spessore iniziale di circa 1,6-2 cm. Ai tips si arriva a circa 1,2. Converrebbe usare la stessa tecnica, calare in maniera omogenea. E’ molto importante non creare degli avvallamenti. Una transizione continua evita quasi sempre che l’arco si rompa, se ci sono delle “valli” si creano dei gomiti e l’arco si rompe.
Per il longbow si parte dai 2-2,5 cm e si arriva a 1,2 ugualmente.
Gli anelli di crescita danno una mano in questo, si vedono diverse > > > > > che scalano verso i tips, una figura del tipo > > > <> > > > vuol dire che c’è potenzialmente un punto rigido e più spesso (od uno di debolezza appena prima, ma un calibro o semplicemente passare le due dita sul profilo dell’arco ce lo svelano), altrettanto se c’è una figura del tipo > > >> >> potrebbe significare che c’è un punto di debolezza o che comunque non è graduale la discesa, anche se a spesso gli anelli di crescita non sono regolari…
Si inizia a testare come l’arco si pieghi spingendo un tip contro il terreno e tenendone un altro con la mano, dà una vaga idea della sua potenza, si interviene modificando lo spessore se non si piega in maniera uniforme (nelle fasi iniziali è difficile capirlo), oppure per calare nella potenza.
Nel momento in cui si può flettere abbastanza agevolmente si passa alla corda da tillering. Altro non è che una corda con un anello da una parte ed un “timber hitch” dall’altro.
Utili strumenti sono un “albero da tillering”, che è una scala graduata in cui si può mettere l’arco teso per osservare la flessione da lontano.
Anche uno specchio è utile, si vede come realmente si fletta quando è realmente teso dalle nostre mani, con tutte le variazioni nel modo (puto di appoggio della mano, se si tenda a tirare la corda verso l’alto, il basso…).
Ciao,
Alberto
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda Kossa » gio 28 giu, 2012 18:58

Su Legno Lab dicevano che il Tasso veniva chiamato così per il largo impiego nelle armi da guerra e non per il fatto della tossicità, che poi non erano le bacche tossiche, perchè quelle sono commestibili, ma è il seme all'interno che lo è assieme al resto della pianta.
Poi non spiegavano dove veniva piantato in genere.
A me per fare un'arco hanno consigliato anche il Cedro, solo il ramo però.
Ciao
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda sandroga » gio 28 giu, 2012 19:31

Ciao Alberto, innanzi tutto grazie infinite.
Ho letto attentamente il tuo scritto, molto interessante ed esplicito.
Non intendo sicuramente pretendere che con il primo approccio venga fuori un arco degno del nome, ma a tempo e comodo mi piace la sfida, alla fine, male che va, un bel focolare non manca e faremo brace per cuocere fiorentine... :fischietta:
Per ora ti ringrazio ancora e, se dovessimo decidere veramente di provarci, io e mio genero, sicuramente ti disturberò ancora.
Un caro saluto. :inchino:
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda sandroga » gio 28 giu, 2012 19:35

Kossa ha scritto:Su Legno Lab dicevano che il Tasso veniva chiamato così per il largo impiego nelle armi da guerra e non per il fatto della tossicità, che poi non erano le bacche tossiche, perchè quelle sono commestibili, ma è il seme all'interno che lo è assieme al resto della pianta.
Poi non spiegavano dove veniva piantato in genere.
A me per fare un'arco hanno consigliato anche il Cedro, solo il ramo però.
Ciao

Ciao Kossa, il tasso lo conosco ma da noi è protetto e non si può abbattere, anche perchè ce ne stanno poche di piante...
Ma non mi preoccupo per il legno, ho dell'ottimo frassino ed anche dell'olmo che sta stagionando, poi vedrò.
Cmq grazie ed un saluto.
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda grimgor » gio 28 giu, 2012 22:25

Niente da dire, semplice puntualizzazione:


AlbertoA ha scritto:
Il tasso si presume che sia legno dei morti perché veniva piantato nei cimiteri e perché le bacche sono velenose e gli animali mangiandole morivano (per questo è stato relegato ai soli cimiteri e decimato altrove), poi è ottimo nelle siepi perché oltre che bello cresce lentamente, con una ridotta necessità di manutenzione.



http://it.wikipedia.org/wiki/Taxus_baccata



Utilizzo

Storicamente il tasso è il legno per eccellenza nella costruzione di archi, e sin dalla preistoria è attestato il suo utilizzo per la fabbricazione di quest'arma. Per esempio, l'arco della mummia del Similaun era in tasso. Ma la fama acquisita dal legno di questa pianta è dovuta soprattutto alla larghissima diffusione che ebbe durante il Medioevo nella costruzione di archi da guerra, soprattutto in Inghilterra (il famoso arco lungo era di tasso). Le caratteristiche che lo rendono così adatto alla fabbricazione di archi sono l'enorme resistenza, sia alla compressione che alla trazione, e l'incredibile elasticità. Ora viene utilizzato come porta trofei per la caccia.



Poi oh, io non ci capisco niente di archi, ma ricordavo anche io, come detto da kossa, l'articolo su legnolab che mi incuriosì e mi fece documentare sull'argomento. Niente di che, semplice puntualizzazione di tipo storico-legnoso. :mricy:


Comunque ci avevo pensato anche io a provare a fare qualche archetto, quindi questa discussione va diritta nei miei segnalibri... :marameo:
Ultima modifica di grimgor il gio 28 giu, 2012 22:26, modificato 1 volta in totale.
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Re: Costruire Un Arco

Messaggioda xpxdonat » lun 04 feb, 2013 22:47

Ciao Alberto ho trovato il tuo post molto esauriente sulla costruzione di un arco girando su internet. Mi sono iscritto da poco ed avrei delle domande proprio su questo argomento.Vorrei provare a costruire un arco ricurvo (il primo) e volevo sapere se posso usare come legno per la stratificazione impialacciatura di vari legni che ho a disposizione nella mia ditta dove lavoro " sono responsabile per il montaggio degli interni di mega yachts a Viareggio, Massa, Pisa, ecc ". Grazie Donatello.
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