Una riflessione sul lavoro . L'impressione è che stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti. Si dice: bisogna essere flessibili e cambiare lavoro perchè questo arricchisce la persona. Altrimenti diventa noioso...
Secondo me è una stronzata. Questa visione forse arricchirà la società ma solo in termini di denaro e svuota le persone. Arricchisce la società perché innesca una forsennata competizione e i più agguerriti si scannano tra loro e "producono", mentre coloro che non stanno al passo sono considerati parassiti e vengono esclusi.
Perché uno che ha una professionalità, che ha acquisito in decenni dovrebbe "annoiarsi" e trovare stimolante fare tuttaltro? Non si finisce mai di imparare nel proprio lavoro, non è il gioco dell'oca dove uno pesca la carta e riparte dal via....
A qualunque livello. Ci si incazza se il commesso dei brico a cui si chiede di un tondino, e ti porta dove ci sono le rondelle, ma pensiamoci di essere al suo posto: cotratto di 6 mesi cocoqualcosa, con quasi nessuna aspettativa di restare, un magazzino sconfinato dove c'è di tutto, dove ci si scanna tra colleghi, non c'è nessun rapporto con la clientela, nessun incentivo di gratificazione, nessuno che ti insegni. Cosa fareste voi?
Nel mio lavoro (ex) le cose non vanno diversamente. 30 anni fa tutto andava più lento, se si doveva costruire un gruppo con delle competenze, un laboratorio con un attrezzatura, si metteva in conto che questo richiede un certo tempo per imparare, affinare la tecniche, capire gli strumenti. Questo però ha un inerzia, ci vuole un po' a metterlo in moto e non si puo' cambiare direzione o stoppare tutto di colpo.
Ma ciò contrasta con la visione di cui sopra, gli amministratori sono in carica per tempi linitati (almeno dovrebbero) e devono mostrare in fretta gli esiti del loro intervento. Nella società dell'immagine questo conta, portare avanti un lavoro già iniziato non da visibilità, quindi si deve dare la propria impronta, si cambia, alè!
E così si destinano i finanziamenti per le discipline emergenti, per i filoni di moda e si rischia di far morire tante attività cruciali, per far posto a nomi nuovi.. E così si ipoteca il nostro futuro, non serve fare, basta dire che si faranno le cose che si dice che "tirano" e prendere i finanziamenti, poi essere pronti a dire che si farà qualcos'altro quando il vento cambia. Per far questo non si deve avere il volano di cui sopra, i laboratori, le persone stabili che vi lavorano, sono una zavorra. Leggeri e flessibili in questo contesto vuol dire avere uno stuolo di ragazzetti cicostacippa.
Quanto può andare avanti sta cosa?
Scusate lo sfogo, ma credo che questi problemi siano trasversali su tantissimi lavori e professioni... io non so lo stato in cui versa l'artigianato del legno p della falegnameria industriale ma sono preoccupato dall'andazzo generale e credo che un po' tutti i comparti produttivi e non solo, risentano di questa miopia.
Scusa Tony, ormai lo posto.... Trascuratelo, pure
