Banco Sega

Re: Banco Sega

Messaggioda ser gio » mer 02 gen, 2013 10:03

Giannone ha scritto:
Personalmente, visto come stanno andando le cose mi sto sempre più spostando verso un qualcosa che per certi versi somiglia un po' a questi concetti "romantici"; anche perchè detto in tutta sincerità, preferisco mangiare pane e cipolla andandomene in giro con una cassetta con seghe scalpelli e pialle e qualche fidato elettroutensile a far cose che quasi più nessuno sa fare che mangiare pane e cipolla respirando la polvere dell'incisore.
Gianni


Ciao Gianni un grande in bocca al lupo!!

Per il pane e cipolla, per gente davvero in gamba come te, sono certo che nel caso, sarà solo una questione di tempo.

Le qualità fanno ancora la differenza ne sono convinto.

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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 10:05

Quella che segue non è una risposta a Faggetto (io non faccio le belle cose che fa lui e) ma esprime un'idea del lavoro su cui forse tutti dovremmo riflettere ed esigere che chi ci amministra rifletta!
[font=Impact:e34c296a]
.....ALLORA un aratore disse: Parlaci del Lavoro. Ed egli rispose, dicendo: voi lavorate affinché possiate procedere di pari passo con la terra e l'anima della terra. Poiché essere oziosi significa farsi estranei alle stagioni, e uscire dalla processione della vita che marcia con maestà e fiero ossequio verso l'infinito.

Quando voi lavorate siete un flauto attraverso il cui cuore il sussurrare delle ore si converte in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna, muta e silente, quando tutto il resto canta insieme all'unisono?

Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando voi lavorate voi portate a compimento una parte del sogno remoto della terra, assegnato a voi quando quel sogno fu generato, e nel mantenere voi stessi con fatica voi in verità state amando la vita, e amare la vita attraverso la fatica significa essere in intimità con il segreto più intimo della vita.

Ma se voi nella vostra pena chiamate la nascita un tormento e il sostentamento della carne una maledizione scritta sulla vostra fronte, allora rispondo che null'altro se non il sudore della vostra fronte porterà via quello che vi è scritto.
Vi è stato anche detto che la vita è tenebra, e nella vostra stanchezza voi fate eco a quello che fu detto dagli stanchi.
Ed io dico che la vita è veramente tenebra tranne quando c'è passione.
E tutta la passione è cieca tranne quando c'è conoscenza. E tutta la conoscenza è vana tranne quando c'è lavoro; E tutto il lavoro è vuoto tranne quando c'è amore; e quando voi lavorate con amore voi legate voi stessi a voi stessi, e l'uno all'altro, e a Dio.
E che cosa significa lavorare con amore?

Significa tessere la stoffa con fili tratti dal vostro cuore, proprio come se la persona da voi amata dovesse indossare quella stoffa. Significa costruire una casa con affetto, proprio come se la persona da voi amata dovesse dimorare in quella casa.
Significa spargere semi con tenerezza e fare la mietitura con gioia, proprio come se la persona da voi amata dovesse mangiare il frutto.
Significa permeare tutte le cose cui date forma con un soffio del vostro proprio spirito,
E sapere che tutti i morti beati stanno intorno a voi e osservano. Spesso io vi ho sentito dire, come se parlaste nel sonno: «Colui che lavora il marmo, e trova la forma della sua propria anima nella pietra, è più nobile di colui che ara il suolo.
«E colui che ghermisce l'arcobaleno per stenderlo su una tela in sembianza d'uomo, è più di colui che foggia i sandali per i nostri piedi».

Però io dico, non nel sonno, ma nella piena veglia del mezzogiorno, che il vento parla alle querce gigantesche non più dolcemente che al più piccolo di tutti i fili d'erba; e grande è solo colui che converte la voce del vento in un canto reso più dolce dal suo proprio atto d'amore.
Il lavoro é amore reso visibile.

E se voi non potete lavorare con amore ma solo con disgusto, è meglio che lasciate il vostro lavoro e sediate all'ingresso del tempio e prendiate l'elemosina da coloro che lavorano con gioia.
Poiché se voi cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro che nutre soltanto metà della fame dell'uomo.
E se voi fate con malavoglia la pigiatura dell'uva, la vostra malavoglia stilla un veleno nel vino.
E anche se voi cantate come angeli, ma non amate il canto, voi velate le orecchie dell'uomo alle voci del giorno e alle voci della notte.
Gibran Khalil Gibran, Il profeta
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Re: Banco Sega

Messaggioda gwood » mer 02 gen, 2013 11:25

certo che i tempi cambiano...
un piccolo racconto personale...
quando 26 anni fa' ho iniziato la mia attivita' lavorativa sono stato assunto da un artigiano falegname,
si facevano i mobili partendo dal pannello di truciolare quindi si squadravano i pezzi, si passavano alla calibratrice
dopo alla bordatrice, di seguito si incollava impellicciatura alla pressa a caldo ecc.ecc.
utensili a mano, a parte l'avvitatore a batteria e la mia mano con la carta di vetro non se ne vedevano.
l'unico che affilava gli scalpelli era il titolare piu' anziano he usava una pietra ad olio e affilava a mano.
Tempo fa' sono andato nel laboratorio del falegname dove abbiamo comprato la maggior parte dei mobili di casa; un laboratorio
piano di macchine, ma lui mi ha detto che purtroppo a costruire i mobli non gli conviene, guadagna di piu' a venderli su catalogo
e andarli a montare nelle case.
ritornando ai banchi sega: di cui si parlava all'inizio, e' vero sono macchinette piccole e traballanti che pero' fanno la gioia
di me hobbista
Una squadratrice anche la piu' piccola costa non poco i banchi sega elencati sopra hanno il prezzo piu' abbordabile poi se si trovano usati ancora meglio....
ciao
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 12:33

Tornaando sul tecnico!
Mi piacerebbe conoscere 'l'opinione di Aurelio sul FROMMIA 130 e sul suo piano basculante visto che è una tecnica a cui fa ricorso!
Ciao
Ultima modifica di CavalloGoloso il mer 02 gen, 2013 12:35, modificato 1 volta in totale.
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Re: Banco Sega

Messaggioda forUHMer » mer 02 gen, 2013 12:51

Una riflessione sul lavoro . L'impressione è che stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti. Si dice: bisogna essere flessibili e cambiare lavoro perchè questo arricchisce la persona. Altrimenti diventa noioso... :roll:
Secondo me è una stronzata. Questa visione forse arricchirà la società ma solo in termini di denaro e svuota le persone. Arricchisce la società perché innesca una forsennata competizione e i più agguerriti si scannano tra loro e "producono", mentre coloro che non stanno al passo sono considerati parassiti e vengono esclusi.
Perché uno che ha una professionalità, che ha acquisito in decenni dovrebbe "annoiarsi" e trovare stimolante fare tuttaltro? Non si finisce mai di imparare nel proprio lavoro, non è il gioco dell'oca dove uno pesca la carta e riparte dal via....
A qualunque livello. Ci si incazza se il commesso dei brico a cui si chiede di un tondino, e ti porta dove ci sono le rondelle, ma pensiamoci di essere al suo posto: cotratto di 6 mesi cocoqualcosa, con quasi nessuna aspettativa di restare, un magazzino sconfinato dove c'è di tutto, dove ci si scanna tra colleghi, non c'è nessun rapporto con la clientela, nessun incentivo di gratificazione, nessuno che ti insegni. Cosa fareste voi?
Nel mio lavoro (ex) le cose non vanno diversamente. 30 anni fa tutto andava più lento, se si doveva costruire un gruppo con delle competenze, un laboratorio con un attrezzatura, si metteva in conto che questo richiede un certo tempo per imparare, affinare la tecniche, capire gli strumenti. Questo però ha un inerzia, ci vuole un po' a metterlo in moto e non si puo' cambiare direzione o stoppare tutto di colpo.
Ma ciò contrasta con la visione di cui sopra, gli amministratori sono in carica per tempi linitati (almeno dovrebbero) e devono mostrare in fretta gli esiti del loro intervento. Nella società dell'immagine questo conta, portare avanti un lavoro già iniziato non da visibilità, quindi si deve dare la propria impronta, si cambia, alè!
E così si destinano i finanziamenti per le discipline emergenti, per i filoni di moda e si rischia di far morire tante attività cruciali, per far posto a nomi nuovi.. E così si ipoteca il nostro futuro, non serve fare, basta dire che si faranno le cose che si dice che "tirano" e prendere i finanziamenti, poi essere pronti a dire che si farà qualcos'altro quando il vento cambia. Per far questo non si deve avere il volano di cui sopra, i laboratori, le persone stabili che vi lavorano, sono una zavorra. Leggeri e flessibili in questo contesto vuol dire avere uno stuolo di ragazzetti cicostacippa.
Quanto può andare avanti sta cosa?
Scusate lo sfogo, ma credo che questi problemi siano trasversali su tantissimi lavori e professioni... io non so lo stato in cui versa l'artigianato del legno p della falegnameria industriale ma sono preoccupato dall'andazzo generale e credo che un po' tutti i comparti produttivi e non solo, risentano di questa miopia.

Scusa Tony, ormai lo posto.... Trascuratelo, pure ;-)
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 13:37

forUHMer ha scritto:Una riflessione sul lavoro . L'impressione è che stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti. Si dice: bisogna essere flessibili e cambiare lavoro perchè questo arricchisce la persona. Altrimenti diventa noioso... :roll:
Secondo me è una stronzata. Questa visione forse arricchirà la società ma solo in termini di denaro e svuota le persone. Arricchisce la società perché innesca una forsennata competizione e i più agguerriti si scannano tra loro e "producono", mentre coloro che non stanno al passo sono considerati parassiti e vengono esclusi.
Perché uno che ha una professionalità, che ha acquisito in decenni dovrebbe "annoiarsi" e trovare stimolante fare tuttaltro? Non si finisce mai di imparare nel proprio lavoro, non è il gioco dell'oca dove uno pesca la carta e riparte dal via....
A qualunque livello. Ci si incazza se il commesso dei brico a cui si chiede di un tondino, e ti porta dove ci sono le rondelle, ma pensiamoci di essere al suo posto: cotratto di 6 mesi cocoqualcosa, con quasi nessuna aspettativa di restare, un magazzino sconfinato dove c'è di tutto, dove ci si scanna tra colleghi, non c'è nessun rapporto con la clientela, nessun incentivo di gratificazione, nessuno che ti insegni. Cosa fareste voi?
Nel mio lavoro (ex) le cose non vanno diversamente. 30 anni fa tutto andava più lento, se si doveva costruire un gruppo con delle competenze, un laboratorio con un attrezzatura, si metteva in conto che questo richiede un certo tempo per imparare, affinare la tecniche, capire gli strumenti. Questo però ha un inerzia, ci vuole un po' a metterlo in moto e non si puo' cambiare direzione o stoppare tutto di colpo.
Ma ciò contrasta con la visione di cui sopra, gli amministratori sono in carica per tempi linitati (almeno dovrebbero) e devono mostrare in fretta gli esiti del loro intervento. Nella società dell'immagine questo conta, portare avanti un lavoro già iniziato non da visibilità, quindi si deve dare la propria impronta, si cambia, alè!
E così si destinano i finanziamenti per le discipline emergenti, per i filoni di moda e si rischia di far morire tante attività cruciali, per far posto a nomi nuovi.. E così si ipoteca il nostro futuro, non serve fare, basta dire che si faranno le cose che si dice che "tirano" e prendere i finanziamenti, poi essere pronti a dire che si farà qualcos'altro quando il vento cambia. Per far questo non si deve avere il volano di cui sopra, i laboratori, le persone stabili che vi lavorano, sono una zavorra. Leggeri e flessibili in questo contesto vuol dire avere uno stuolo di ragazzetti cicostacippa.
Quanto può andare avanti sta cosa?
Scusate lo sfogo, ma credo che questi problemi siano trasversali su tantissimi lavori e professioni... io non so lo stato in cui versa l'artigianato del legno p della falegnameria industriale ma sono preoccupato dall'andazzo generale e credo che un po' tutti i comparti produttivi e non solo, risentano di questa miopia.

Scusa Tony, ormai lo posto.... Trascuratelo, pure ;-)


Ma figurati, Rolly!
C'è tanta amarezza in tutti quanti! La crisi che stiamo vivendo non è frutto di niente di diverso da quello di cui discorriamo! La sequenza logica delle cose della vita è stata invertita! Un società in cui ci sono più avvocati che imprese, più medici che malati ( per i medici non è più così ma vale come eufemismo) quando non si capisce più cosa è al servizio di chi, quando le cose non servono a quello a cui dovrebbero servire ma vengono ideate e realizzate per scopi diversi, tutto se ne va a scatafascio e abbiamo poco di cui discorrere se la colpa sia di Berlusconi o di Monti o di qualche altro affamatore di popoli dell'ultima ora! Credetemi, attribuiamo a questi birbanti più importanza di quanta, in verità, non ne abbiano. Rammentate il fenomeno della "Mucca pazza", se non erro, si è potuto accertare che il morbo scaturisse dalla impropria alimentazione dei bovini allevati con "Farine Animali". Non vorrei fare affermazioni ascientifiche ma di una cosa sono certo che alimentare animali erbivori con la carne vuol dire commettere un'empietà contro il mondo e la vita. Ancora una volta la sequenza logica delle cose è stata invertita: le piante nutrono gli erbivori che a loro volta nutrono i carnivori e tutti nutrono gli onnivori. Sono leggi della natura. Le società degli uomini nascono dalla natura, la finanza nasce dal mondo della produzione.
Lasciare alla Finanza il potere di vita o di morte sulle imprese e sul lavoro non è meno empio.
Io non tollerò l'idea che a comandare su di me debba essere uno che non ha idea di cosa sia la fatica e le responsabilità.
Scusate ma penso proprio che sia meglio tornare a parlare dei "banchi sega" su cui ci affetterei volentieri due o tre .... Lasciamo perdere perchè farei una strage!! :evil: :evil: :evil:
NIENTE SUL FROMMIA 130 Aurelioooooo!
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Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » mer 02 gen, 2013 15:20

Giannone ha scritto:
Cartouche ha scritto:Ho l'impressione e correggetemi se sbaglio, che l'idea dei laboratori americani che voi avete è quella dipinta dalle varie pubblicazioni americane che sono rivolte in gran parte all'hobbista.
Infatti in queste pubblicazioni non si vedono i laboratori semi industriali dove il prodotto giustifica macchine di ben più grandi dimensioni e dove la costante lotta contro i prezzi e l'orologio fa diventare questi attrezzi indispensabili...................

No Aurelio, secondo me non sbagli affatto. Anche io, nel mio piccolo ho avuto tante riprove che è diffusa solo un'idea molto romantica della falegnameria e in particolare di quella di oltre oceano che le pubblicazioni incentivano, ed a ragion veduta, perchè in fondo sono largamente diffuse nel pubblico degli appassionati ed hobbysti.
Si vede la foto di copertina (che il più delle volte è un set ben congegnato) si vedono determinate lavorazioni e si pensa he la falegnameria sia solo quella e quindi poi si estende mentalmente il concetto al mondo professionale dove le cose sono molto diverse, specialmente da noi, dove il mercato concesso all'artigiano vero e proprio è ristretto e complicatissimo.
Di contro però c'è da dire una cosa, e cioè che da questa grande crisi non si può uscire se non si riscopre la capacità individuale che è uno dei punti di forza dell'artigiano.
Personalmente, visto come stanno andando le cose mi sto sempre più spostando verso un qualcosa che per certi versi somiglia un po' a questi concetti "romantici"; anche perchè detto in tutta sincerità, preferisco mangiare pane e cipolla andandomene in giro con una cassetta con seghe scalpelli e pialle e qualche fidato elettroutensile a far cose che quasi più nessuno sa fare che mangiare pane e cipolla respirando la polvere dell'incisore.
Gianni



Evvai Gianni,
diventerai uno dei nostri.................
è sarà per noi un grande piacere. :inchino:

Volevo focalizzare l'attenzione del topic su alcuni aspetti che andrebbero precisati,
il fatto di avere macchine più performanti (che non siano CNC) non implica
necessariamente che si è o si rischia di diventare meno dotati nella manualità, e
la produzione manuale ( artigianale e romantica) non è sempre sinonimo di qualità,
viceversa il prodotto di una lavorazione meccanica non è sempre qualitativamente
inferiore.

La mia visione (credo corretta ed equilibrata) sull'aspetto meccanico/manuale è questa:
la tua manualita (intesa come processo creativo a 360°) produce e le macchine alleviano
la fatica (il sudore o il rischio) che questo ti comporta.
Prima della rivoluzione industriale c'erano gli schiavi poi il progresso ha introdotto
le macchine, e se ci fermiamo a questo livello la cosa è più che positiva.

Anni addietro c'erano delle posizioni di hobbisti talebani, per i quali si doveva andare
per boschi, tagliare l'albero con l'ascia, sfettarlo, ecc. fino al mobile finito..........
per carità! hanno inventato le macchine e fino quando queste lasciano un buon
margine al mio essere "uomo" ben vengano.
Ultima modifica di gmgd il mer 02 gen, 2013 15:23, modificato 1 volta in totale.
Michele.
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Re: Banco Sega

Messaggioda Cartouche » mer 02 gen, 2013 15:34

Tony, guarda che io vivo in un fuso orario diverso !

Quel banco Frommia, non lo conosco.
Ho visto una fotografia in rete e sembra una macchina solida fatta come le facevano "una volta".
Questo detto il fatto che sia il banco a muoversi e non la lama, non mi piace per niente.
Per l'alzarsi e l'abbassarsi del piano, andrebbe ancora, ma ti crea difficoltà se devi aggiungere un piano davanti al banco per accogliere pezzi lunghi, mi dirai che sono solo un paio di regolazioni in più, ma ...
Quello che mi piace meno è che sia il piano ad inclinarsi, se lavori pezzi piccoli e relativamente leggeri potrebbe anche andare ma quando cominci a lavorare pezzi pesanti, diventa un problema.

Questo da uno che di quelle macchine non ne ha mai usate, quindi da prendere "con un pizzico di sale" !

A.
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 16:50

Cartouche ha scritto:Tony, guarda che io vivo in un fuso orario diverso !

Quel banco Frommia, non lo conosco.
Ho visto una fotografia in rete e sembra una macchina solida fatta come le facevano "una volta".
Questo detto il fatto che sia il banco a muoversi e non la lama, non mi piace per niente.
Per l'alzarsi e l'abbassarsi del piano, andrebbe ancora, ma ti crea difficoltà se devi aggiungere un piano davanti al banco per accogliere pezzi lunghi, mi dirai che sono solo un paio di regolazioni in più, ma ...
Quello che mi piace meno è che sia il piano ad inclinarsi, se lavori pezzi piccoli e relativamente leggeri potrebbe anche andare ma quando cominci a lavorare pezzi pesanti, diventa un problema.

Questo da uno che di quelle macchine non ne ha mai usate, quindi da prendere "con un pizzico di sale" !

A.


Forse allora non ho capito bene io in cosa consiste il tuo jig che ti consente di non inclinare la lama del tuo banco sega. Dalle foto ho visto solo la bindella inclinata!
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 17:37

gmgd ha scritto:
Giannone ha scritto:
Cartouche ha scritto:Ho l'impressione e correggetemi se sbaglio, che l'idea dei laboratori americani che voi avete è quella dipinta dalle varie pubblicazioni americane che sono rivolte in gran parte all'hobbista.
Infatti in queste pubblicazioni non si vedono i laboratori semi industriali dove il prodotto giustifica macchine di ben più grandi dimensioni e dove la costante lotta contro i prezzi e l'orologio fa diventare questi attrezzi indispensabili...................

No Aurelio, secondo me non sbagli affatto. Anche io, nel mio piccolo ho avuto tante riprove che è diffusa solo un'idea molto romantica della falegnameria e in particolare di quella di oltre oceano che le pubblicazioni incentivano, ed a ragion veduta, perchè in fondo sono largamente diffuse nel pubblico degli appassionati ed hobbysti.
Si vede la foto di copertina (che il più delle volte è un set ben congegnato) si vedono determinate lavorazioni e si pensa he la falegnameria sia solo quella e quindi poi si estende mentalmente il concetto al mondo professionale dove le cose sono molto diverse, specialmente da noi, dove il mercato concesso all'artigiano vero e proprio è ristretto e complicatissimo.
Di contro però c'è da dire una cosa, e cioè che da questa grande crisi non si può uscire se non si riscopre la capacità individuale che è uno dei punti di forza dell'artigiano.
Personalmente, visto come stanno andando le cose mi sto sempre più spostando verso un qualcosa che per certi versi somiglia un po' a questi concetti "romantici"; anche perchè detto in tutta sincerità, preferisco mangiare pane e cipolla andandomene in giro con una cassetta con seghe scalpelli e pialle e qualche fidato elettroutensile a far cose che quasi più nessuno sa fare che mangiare pane e cipolla respirando la polvere dell'incisore.
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diventerai uno dei nostri.................
è sarà per noi un grande piacere. :inchino:

Volevo focalizzare l'attenzione del topic su alcuni aspetti che andrebbero precisati,
il fatto di avere macchine più performanti (che non siano CNC) non implica
necessariamente che si è o si rischia di diventare meno dotati nella manualità, e
la produzione manuale ( artigianale e romantica) non è sempre sinonimo di qualità,
viceversa il prodotto di una lavorazione meccanica non è sempre qualitativamente
inferiore.

La mia visione (credo corretta ed equilibrata) sull'aspetto meccanico/manuale è questa:
la tua manualita (intesa come processo creativo a 360°) produce e le macchine alleviano
la fatica (il sudore o il rischio) che questo ti comporta.
Prima della rivoluzione industriale c'erano gli schiavi poi il progresso ha introdotto
le macchine, e se ci fermiamo a questo livello la cosa è più che positiva.

Anni addietro c'erano delle posizioni di hobbisti talebani, per i quali si doveva andare
per boschi, tagliare l'albero con l'ascia, sfettarlo, ecc. fino al mobile finito..........
per carità! hanno inventato le macchine e fino quando queste lasciano un buon
margine al mio essere "uomo" ben vengano.


Il tuo discorso è pienamente condivisibile: una persona intelligente e capace produce buone tanto cose con la CNC quanto con l'incorsatio. Quello di cui parlo io non è responsabilità "dei singoli" e non avviene in lassi temporali percepibili. Ne è discutibile l'artigiano che si dota di strumenti tecnologicamente evoluti. Le colpe, se di colpe si può parlare, risiedono nel non essere riusciti a difendere, con l'avvento della massiva tecnologicizzazione dei processi produttivi la propria identità che non era (e per quel che resta, non è) solo economica ma anche, e sopratutto, culturale.
Certo, verrebbe da chiedersi quanto l'artigianato (quello delle copertine delle riviste di cui parla Aurelio) in America abbia "ritorno economico" sufficiente a garantire una dignitosa esistenza ai suoi attori!
Ma, d'altra parte, Aurelio può ben essere considerato la punta di diamante di quello che da noi è diventato un diverso modo di vedere e vivere la falegnameria!
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Re: Banco Sega

Messaggioda artista » mer 02 gen, 2013 20:46

...credo Aurelio si riferisca ad un jig come questo Tony

[youtube:c282a868]fgX-8aIvIhg[/youtube:c282a868]
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:roll: .........Tùpac Amaru II............ :fischietta:
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Re: Banco Sega

Messaggioda artista » mer 02 gen, 2013 20:48

..sempre sostenuto che le macchine servono veramente solo a levare la parte gravosa del lavoro, perchè cmq se uno non è capace non c'è macchina che tenga, lui resta non capace....................insomma: chi nasce asino non muore cavallo :twisted:
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Re: Banco Sega

Messaggioda artista » mer 02 gen, 2013 20:50

...Aurelio 1 domanda poco inerente al topic ma parte cmq da questo..........sul tuo link all'Arca si vede la nastro grande, ma quanto grande? la lama è larga 50 mm o più?..............
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 21:28

artista ha scritto:...Aurelio 1 domanda poco inerente al topic ma parte cmq da questo..........sul tuo link all'Arca si vede la nastro grande, ma quanto grande? la lama è larga 50 mm o più?..............


L'ho notata anch'io. Per la verità l'avevo già vista su un filmato americano. Certo che non va molto d'accordo con quanto si dice sul rapporto che ci deve essere tra le dimensioni dei volumi e la larghezza della lama. Io da ragazzo lavoravo in una segheria dove si sfettavano castagni dell'Etna e avevamo una nastro mastodontica. Non ne rammento le misure ma ricordo era collocata in una sorta di canale ricavato nel pavimento a livello del quale si trovava il pianale quindi, a occhio e croce i volani potevano avere un diametro di circa 80 cm ma di lame vosì larghe non ne ho mai viste!
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Re: Banco Sega

Messaggioda Nicola_66 » mer 02 gen, 2013 21:45

artista ha scritto:...credo Aurelio si riferisca ad un jig come questo Tony


Aurelio parlava di "sponda inclinabile", io avevo capito che l'Inclinazione era regolabile, questo qui mi sembra fisso, no?
Ultima modifica di Nicola_66 il mer 02 gen, 2013 21:46, modificato 2 volte in totale.
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