... con il tempo e con varie essenze ho imparato ad adoperare la grana della cartavetro in base alla durezza del legno.
Partendo da una 100, arrivo per esempio alla 240 massimo 320 con il rovere di slavonia o quercia nazionale.
Con il Ciliegio nazionale parto dalla 120 per fermarmi alla 220, altrimenti se si liscia troppo l'assorbimento non è omogeneo e si manifestano macchie.
Con il noce nazionale mi fermo alla 220 se la finitura è fatta con mordenti, a 320 se finito con olio paglierino e cera.
Dipende anche quale sarà la finitura, se si danno prodotti all'acqua colorati o trasparenti si dovrà passare ancora la cartavetro leggera per togliere il pelo, quindi ci si può fermare ad una grana inferiore cioè 180/220 per passare poi la 240/320.
Certo l'abete o il toulipier vanno carteggiati con parsimonia altrimenti si creano delle avvalluture, abbassamenti concavi tra una vena e l'altra, dove l'essenza è più morbida...
Se si finisce invece un manufatto con oli la grana finale secondo me va bene la 240/320
Parlo solo per mia esperienza personale, probabile anche che come faccio io non vada bene, non so, io così mi trovo bene, il tatto poi mi da la risposta giusta e se mi soddisfa per ciò che faccio mi fermo o passo ad una grana più fine...
Perdonate la lungaggine e, se ho detto delle castronerie non tenete conto...
Un caro saluto a tutti