mi è sfuggito chi ha affermato che una tavola radiale imbarca... e chi sono i professoroni
le tavole radiali non imbarcano.. anche se il motivo è diverso da quello che scrive vito!
e non lo dico io...
vito ha scritto:il taglio di quarto o rigatino si effettua così: http://www.indeco.net.au/timber-species/detail,1802045153.html
orione ha scritto:
Tutto sommato se il prezzo che paghiamo per averlo abbattuto, tagliati gli arti, fatto scempio del tronco, e arsi i resti, è un po' di irrequietezza coi cambi di stagione, è oro!
mumu ha scritto:Professorone è chi professorone fa
orione ha scritto:Salve, dico la mia sull'anisotropia:
Una caratteristica del legno comune alla gran parte dei "tessuti" biologici è l'anisotropia, cioè il fatto di avere proprietà diverse a seconda della direzione di osservazione.
A questo si aggiunge che l'albero (il tronco) ha simmetria cilindrica mentre i nostri semilavorati o manufatti hanno solitamente simmetria rettangolare cioè sono in buona sostanza dei parallelepipedi. Se le modificazioni di un parallelepipedo fossero diverse a seconda delle direzioni coordinate (cartesiane) darebbero luogo ancora a un parallelepipedo, al limite sghembo se il taglio non fosse secondo quelle direzioni, ma comunque a facce piane e parallele.
Se invece ricavo dei parallelepipedi dal cilindro, le tavole, esse andranno incontro non solo a variazioni dimensionali o degli angoli, ma ad inarcamenti con perdita della planaritá delle facce.
Nel cilindro, per rimanere tale, le modificazioni azimutali, cioè quelle lungo la circonferenza, devono essere percentualmente uguali a quelle radiali, altrimenti la struttura non potrebbe rimanere compatta e si spaccherebbe. Quindi l'albero nella crescita mantiene il tasso radiale uguale a quello azimutale, anche se la struttura intima resta differenziata.
Quando non ha più attivi i meccanismi di regolazione, cioè l'albero diventa il materiale legno, e perde umidità, il ritiro avviene secondo tassi diversi nelle tre direzioni causando crepe radiali, più raramente azimutali (separazioni degli anelli) ed incurvamenti. Molte di queste cose si verificherebbero anche nell'albero ideale, senza difetti, nodi o avvitamenti delle fibre, ma non se il legno fosse veramente vivo (come si usa dire), perché ci sarebbe la compensazione suddetta, cioè il reintegro dell'acqua.
Paradossalmente rappresenta uno strano corpo biologico che si "muove" quasi più da morto che da vivo.
La natura non è quasi mai rettangolare o lineare, è spesso cilindrica o sferica e le sue leggi esponenziali, ma consoliamoci che comunque ci ha regalato una legge per il deperimento del legno con tempi lunghi, ed accontentiamoci che il tronco è cilindrico perché se fosse a simmetria sferica sarebbe pure peggio.
Tutto sommato se il prezzo che paghiamo per averlo abbattuto, tagliati gli arti, fatto scempio del tronco, e arsi i resti, è un po' di irrequietezza coi cambi di stagione, è oro!
orione ha scritto:Salve, dico la mia sull'anisotropia:
Una caratteristica del legno comune alla gran parte dei "tessuti" biologici è l'anisotropia, cioè il fatto di avere proprietà diverse a seconda della direzione di osservazione.
A questo si aggiunge che l'albero (il tronco) ha simmetria cilindrica mentre i nostri semilavorati o manufatti hanno solitamente simmetria rettangolare cioè sono in buona sostanza dei parallelepipedi. Se le modificazioni di un parallelepipedo fossero diverse a seconda delle direzioni coordinate (cartesiane) darebbero luogo ancora a un parallelepipedo, al limite sghembo se il taglio non fosse secondo quelle direzioni, ma comunque a facce piane e parallele.
Se invece ricavo dei parallelepipedi dal cilindro, le tavole, esse andranno incontro non solo a variazioni dimensionali o degli angoli, ma ad inarcamenti con perdita della planaritá delle facce.
Nel cilindro, per rimanere tale, le modificazioni azimutali, cioè quelle lungo la circonferenza, devono essere percentualmente uguali a quelle radiali, altrimenti la struttura non potrebbe rimanere compatta e si spaccherebbe. Quindi l'albero nella crescita mantiene il tasso radiale uguale a quello azimutale, anche se la struttura intima resta differenziata.
Quando non ha più attivi i meccanismi di regolazione, cioè l'albero diventa il materiale legno, e perde umidità, il ritiro avviene secondo tassi diversi nelle tre direzioni causando crepe radiali, più raramente azimutali (separazioni degli anelli) ed incurvamenti. Molte di queste cose si verificherebbero anche nell'albero ideale, senza difetti, nodi o avvitamenti delle fibre, ma non se il legno fosse veramente vivo (come si usa dire), perché ci sarebbe la compensazione suddetta, cioè il reintegro dell'acqua.
Paradossalmente rappresenta uno strano corpo biologico che si "muove" quasi più da morto che da vivo.
La natura non è quasi mai rettangolare o lineare, è spesso cilindrica o sferica e le sue leggi esponenziali, ma consoliamoci che comunque ci ha regalato una legge per il deperimento del legno con tempi lunghi, ed accontentiamoci che il tronco è cilindrico perché se fosse a simmetria sferica sarebbe pure peggio.
Tutto sommato se il prezzo che paghiamo per averlo abbattuto, tagliati gli arti, fatto scempio del tronco, e arsi i resti, è un po' di irrequietezza coi cambi di stagione, è oro!
orione ha scritto:Che siano moltissimi i fattori che incidono sulla "deformazione" sulla sua entità in ragione delle speci, dei trattamenti, dell'esemplare, che l'esperienza possa avere ragione della matematica e delle tabelle per certi manufatti, pure.
A mio avviso, l'esperienza è la capacità di scegliere tra molte regole e/o metodi, quali adottare per un particolare caso, e quali si possono considerare inappropriate. L'esperienza non deve essere autoreferenziale "si fa così perchè si è sempre fatto così (l'esperto, in particolare) e funziona". Se si fa così e funziona il motivo c'è, e può essere descritto e formalizzato con un modello. Per contro, l'appassionato della teoria, diciamo così, ha la tendenza ad applicare valore universale ad un modello, magari ipersemplificato, forse perchè è suo, trascurando il fatto che applicarlo ovunque può essere errato. Spesso, mi fa notare un amico, il modello, che ha normalmente una logica e una base dati, funziona male non a causa del "motore" ma della conoscenza troppo rada dell'oggetto sul quale va applicato. Un esempio è l'aumentata affidabilità delle previsioni metereologiche.
Non si dice certo che sia opportuno fare una risonanza magnetica ad ogni tronco per prevederne le deformazioni ed informare la segheria CAM su dove tagliare, per fare un mobile. Ma avrenmo detto ieri che per saper la temperatura fuori, oggi avremmo usato app che inoltrano la richiesta su una rete wireless, alla quale trasmette la posizione GPS coinvolgendo una cortina di satelliti, un software chissà dove trova la stazione meteo più vicina a te, legge la temperatura e te la manda? un esperto mette fuori il naso, guarda come condensa il fiato e te lo dice prima, ok, ma sulla temperatura di Melbourne il naso termometrico in questo emisfero non può dir nulla.
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Su quanto detto, non avendo esperienza, cerco di ragionare sui materiali e testi che girano. E resto spesso deluso da come si passa sopra a questioni a mio avviso importanti. Ad esempio questa figura è riportata in innumerevoli salse e contiene errori diversi da salsa a salsa. L'inclinazione cerchiata in verde secondo me è errata, ed il fatto di considerare due cose distinte un asse radiale a seconda che contenga il centro o no, pure.
Gli errori sui vecchi libri sono meno frequenti:
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Questo, a parte l'immagine capovolta, avrà credo un secolo, ma è molto più corretta e la figura 2 di SM_V02_D605_Cross_section_of_dried_lumber_2.jpg" class="postlink">questo è ancora più vecchia.
Che la fetta centrale debba assotigliarsi andando verso la periferia è evidente dalla preponderanza della componente tangenziale ed è un andamento progressivo, che deve essere presente anche sulle assi radiali che escludono il centro, il cambio di direzione degli spacchi (ex tagli) passando attraverso l'asse verticale mediano del tronco deve essere inferiore nei tagli lontani dal centro e pure l'ampiezza periferica dello spacco. Rivedendo la cosa, la forma pare più un iperbole (e non una parabola come avevo ipotizzato), e questo è evidente perchè lontano dal centro, al limite, sopravvive solo la componente tangenziale, che quindi non si incurva ulteriormente.
Si può pure giustificare con un cambio di coordinate.
Tende quindi ad avere il cambio di direzione al centro e poi lontano a diventare una retta, l'asintoto.
Indipendentemente da queste considerazioni che lasciano il tempo che trovano, è deludente constatare la scarsa cura posta nei libri "moderni" visto che apportare modifiche ad una figura nelle ristampe è oggi molto più semplice di una volta.
vito ha scritto:
tutte e due le immagini possono essere esatte e tutte e due sbagliate. se parliamo di abete rosso sono esatte. ma se parliamo di cedro del libano sono sbagliate entrambe. come per il cipresso. il castagno invece tende a stare fermissimo se sfettato e lasciato in pace per una decina di anni.... i teorici dovrebbero venire in segheria e falegnameria prima di fare modelli a caso.