Ho provato varie volte a intervenire, o scritto e sul più bello: crash!!
é come se ci fosse la maledizione di LegnoLab

Forse il fatto che io sia un avvocato provoca rigurgiti del sistema temendo che io possa (come le leggende metropolitane narrano degli avvocati!) trasformare in lite cil che non lo è.
Di fatto mi guardo sempre dal farlo, anche nell'esercizio della mia professione sono molto pacato e tendo sempre a sminuire i fatti che i miei clienti mi raccontano chiedendomi di intervenire. Detesto la litigiosità fine a se stessa e rifiuto sempre un sacco di controversie! Sarà per questo che sono un "morto di fame"!!
Quindi! nessun timore! non voglio sobillare nessuno anche se le questioni tecnicogiuridiche che Rafè e Lando pongono nel descrivere il loro disappunto verso la rivista cui un po tutti facciamo o abbiamo fatto riferimento, sono, in particolare quella di Rolando, interessanti:
Rafè, quello che ti riguarda è un banale inadempimento contrattuale ampiamente tutelabile se supportato dalla "prove" in merito alla non gratuità della tua prestazione. La paternità morale è stata riconosciuta mentre non si è perfezionato un lato del sinallagma contrattuale. Resta da definire se il diritto allo sfruttamento economico dell'opera del TUO ingegno si è trasferito da te all'editore che, se si, potrebbe continuare a sfruttare commercialmente l'articolo. Sotto tale ultimo profilo si pone la Questione di Rolando.
Lando tu sostieni che la legge (quale? puoi darmi una dritta sui dati normativi di riferimento -come sai non sono un esperto in materia di diritto d'autore e della relativa tutela- ovvero della fonte che ti consente di affermare questo?)
consente uno sfruttamento illimitato del tuo articolo una volta che questo è stato pubblicato una volta!
Io ho delle riserve su questo! Ripeto non sono un esperto! ma alla base c'è sempre un contratto che se "TIPICO" (cioè tipizzato dalla legge che ne definisce i contenuti più importanti, e io non lo so!) rende plausibile la tua affermazione, se, invece è "ATIPICO" viene regolato dai dati normativi generali sui contratti e, nella sua gran parte, dalle clausole contrattuali che le parti convengono! Se così fosse, ritengo che se tu non hai "venduto" lo sfruttamento economico dell'opera del TUO ingegno e tale vendita non è evincibile dal contratto (ancorché interpretato in maniera "estensiva"), l'editore ha commesso un abuso del "supporto" contenente l'opera del tuo ingegno e di cui è venuto in possesso in forza dell'esecuzione della tua prestazione contrattuale (a cui può anche non essere corrisposta una controprestazione quantificabile economicamente, questo ritengo non abbia importanza ai nostri fini).
Insomma per dare un parere sensato dovrei andarmi a studiare una branca del diritto che non uso quasi mai (mi occupo talvolta dei reati commessi a mezzo della stampa, ma è un'altra faccenda) e, detto con tutto l'affetto che nutro, non è una cosa che mi piace fare di sabato mattina ( sto dando l'impregnate alla scrivania dei miei figli!!!

).
Ciò che mi sento di dire è che, al di là del diritto, quelli che avete descritto non sono comportamenti "carini" per il solo fatto di essere stati rivolti a due persone come voi! credo che un Buuuu a Legnolab ci stia!
Il nuovo editore, non umanamente responsabile dei fatti discussi, credo che, comunque, dovrebbe esprimere una precisa posizione sull'accaduto e .... beh non mancano certo i modi in cui ci si possa scusare, viene anche facile visto che lo si fa per condotte di altri!!
PERCHE? MI SENTO TANTO "SANTI LICHERI"???
