Abbiamo una quantità incredibile di cianfrusaglie da comperare, da paesi che le producono a costi ridicolmente bassi, da non renderci conto che quello che compriamo sono giá rifiuti in divenire, con la data di guasto già programmata e finiranno ben presto fumi tossici in atmosfera, bruciati dalle mafie della “smaltimento” della plastica con i relativi depositi in pianura padana. In quelli stessi capannoni che non molti anni fa erano il vanto dell’imprenditorialitá dello sgobbone del nord.
Si legge ormai come la più classica delle domande: cosa devo comprare per iniziare questo hobby?
Mai che uno chieda cosa devo imparare...
Bello avere le macchine di una vera falegnameria in garage, comperate con quello che una volta costava un singolo utensile, per esercitarsi in un passatempo, altro che il nonno che faceva i mobili sul tavolo della cucina, e con un segaccio, un punteruolo e una sgorbia, ci manteneva una famiglia. Ognuno di noi quanti avvitatori ha comperato solo perchè costavano poco? Abbiamo perso la capacità di ingegnarci, di capire il costo ambientale di questo consumo dissennato, di rinunciare al futile quotidiano.
Non siamo più saggi e acculturati ... invecchiando siamo diventati presuntuosi e ignoranti. Crediamo che molte cose ci spettino di diritto, ma stiamo solo consumando a fondo perduto le cose accumulate dalla generazione precedente, noncuranti che così facendo stiamo indebitando quelle che seguiranno, se ne verranno.
Il problema pare ora conservare l’”italianitá”, distinguerci dello straniero, quando avremo invece bisogno di condividere con tutti loro, le condizioni per un mondo migliore consegnando il testimone ai giovani.
Se i più capaci di loro, sono andati a cercar fortuna altrove, (impressionante l’indagine ISTAT di ieri), chi rimarrà a stabilizzare la nostra piramide demografica che barcolla con il peso dei vecchi in alto ed esile ed erosa alla base? Invece si erigono muri per fermare lo “straniero”; metodi medievali come le torri per i saraceni, per avvistare le barchette dei “tartari”, i nostri nemici immaginari.
Poi, così, ci sentiremo finalmente al sicuro, con l’autoradio estraibile sottobraccio, in un paese sempre piu povero dove le ricchezze sono in mano di pochissimi, cosa custodisce l’italiano medio di così prezioso da difendere con le unghie e con i denti? forse gli avvitatori di tre colori diversi?
Potremo barricarci in casa, accendere l’allarme e tirar giu le tapparelle blindate domotiche, finchè ci sará l’energia elettrica.
In Venezuela pare abbiano giocato un brutto tiro al presidente/dittatore: si dice abbiano hackerato il sistema di controllo della rete elettrica. No, macchè sabotaggio dell’ISIS, sarebbero stati i “nostri”, senza suonare la carica, ne avrebbero semplicemente interrotto l’erogazione.
Sono le tecniche moderne della destabilizzazione, che si perpetra con gli hacker, le fake news, le sanzioni, i dazi e, al massimo, per i più recalcitranti, qualche incursione con i droni.
Sembrano cose di war games ma le conseguenze di un black out vero, non sono un gioco, non si possono scrivere in un tweet... #senzainternet dove lo scrivi? #senzaenergia come lo scrivi?
Su cosa dunque basiamo la nostra sicurezza?
Nel 2003 dei rami caduti su una linea elettrica ai confini con la Svizzera ci hanno dato un assaggio per chi se lo ricorda...
No traffico aereo, navale e ferroviario, no approvvigionamento di carburanti e alimentari, no comunicazioni telefoniche, radio, tv e media, no internet, no riscaldamento o condizionamento degli ambienti, no refrigerazione e quindi conservazione degli alimenti, no acqua, no illuminazione, cose che l’ultimo film catastrofico a confronto è una favola per bambini.
Si scoprirebbe ben presto quanto è precaria la nostra sicurezza. E che extracomunitario col barcone non la minaccia affatto.
E oltre a tutte queste cose, sarebbe curioso, per non dire beffardo, trovarci rinchiusi dalla nostra tecnologia. “Ehi google, ....... rispondi!”


