Ragazzi,
Questa volta non un'opera tornita ma una testimonianza che risale alla 2a guerra mondiale: spero di non suscitare i vostri sbadigli.
Quasi nessuno di voi sa che oltre alla tornitura sono appassionato di storia. In questo periodo sto analizzando diverse fonti
al fine di ricostruire la storia di guerra e di prigionia di mio padre 93enne che dal 41 al 47 fu detenuto in un campo si concentramento
a ZONDERWATER in Sudafrica nella regione del Transval, vicino alla più grande miniera di diamanti nel mondo.
E' un argomento che conosco molto bene ed ero al corrente di quanto i prigionieri italiani (circa 100 000 ) avessero espresso la loro
creatività in una miriade di iniziative e realizzazioni da lasciare senza fiato, ma la seguente testimonianza mi ha sorpreso ed ho deciso
di condividerla con voi, buona lettura!
Enrico
p.s.: sono sicuro che qualcuno di voi ha avuto un padre od un nonno a Zonderwater, se è così vi prego di farmelo sapere via MP.
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Qualcuno, in questo clima funesto, aveva trovato qualche distrazione che lo rendeva utile a se stesso: ecco qui il tornitore di bocce, di pipe, di scacchi e di altri manufatti interessanti, con il suo primitivo tornio costruito da sé.
Giustamente ci si può stupire, come questo prigioniero sia riuscito a costruirsi questo arnese che, nonostante il suo gracidare, funziona a meraviglia. Non chiedetegli come ci sia riuscito perché non vi direbbe nulla. E’ un segreto e temo lo vogliate tradire: è uno degli psicopatici ( chissà perché dice l’Olao) del campo, innocuo, non molesto ma sospettoso ed introverso. Se vi avvicinate al suo “laboratorio” di frasche non vi degna di uno sguardo, intento com’è al suo lavoro.
Il giovanottone che gira la ruota per la forza motrice è un imberbe non ancora ventenne, prigioniero anche lui, da poco qui, il quale gira a due mani quel tornio-trabiccolo, come bue al giogo, sorridente pensando più al pane che riceverà per satollare la sua fame gagliarda, che alla madre lasciata nel pianto.
Questi due prigionieri potrebbero essere fra loro padre e figlio, sono di due generazioni diverse, la guerra li ha fatti incontrare in questo luogo. L’uomo si è affezionato al ragazzo e il ragazzo all’uomo. Nel loro lavoro vanno d’accordo come una pariglia di cavalli dallo stesso mantello.
La tornitura, con quel mezzo primitivo così modesto, rende quel poco che serve a sfamare e che per il momento è sufficiente. Le loro bocce, pipe, scacchi ed altro uscite dalle mani del provetto tornitore, sono di ottima fattura e pregio, e la direzione del campo si interessa a fare avere loro il legno grezzo e nello stesso tempo provvede alla vendita dei manufatti finiti a Pretoria, la capitale(*)
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(*)-Testimonianza del Soldato Valentino Venchiarutti - 502° Btg di Marcia - Campo di Zonderwater - Transval - Sudafrica
( da "Prigionia c'ero anch'io" - Vol. 1° - Giulio Bedeschi - Mursia Editore 1990, pag. 65)
