LACCATURA MDF Vs Novellino.

Levigatura e spazzolatura (rusticatura), coloritura,
verniciatura tradizionale (olio, cera, gommalacca),
verniciatura moderna (vernici a solvente e all’acqua, spruzzatura), laccatura, doratura, tecniche di invecchiamento, ecc.

LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Andreabeck » lun 03 nov, 2025 17:05

Buonasera a tutti.
Sono nuovo del Forum e da diversi anni mi cimento in progetti di falegnameria in stile industriale per arredare casa.
Con l'arrivo della mia prima figlia sto valutando l'idea di costruire la cameretta da me e con l'occasione vorrei rifare i pensili superiori della cucina.
Vista la mia scarsa esperienza in laccatura e verniciature con lo smalto però mi sorgono molti dubbi, quindi vi prego di scusarmi per le castronerie che potrei scrivere.
Hop acquistato per l'occasione una pistola a bassa pressione della wagner, vernicerò in giardino con le accortezze a me possibili per il caso.
Ciò premesso sapreste consigliarmi un ciclo di prodotti efficiente che possa perdonare l'attrezzatura da hobbista e la poca praticità di un novellino come me?

Per la fase di fondo avevo pensato o di crearmi una miscela con stucco murale, vernice, colorante ed acqua oppure di andare su un prodotto tipo sayerlack (o altri se potete consigliarmi)
Non conosco e non ho idea su quale smalto utilizzare e per il post smalto invece volevo (qualora esista) utilizzare una sorta di finitura protettiva per proteggere il manufatto.
Anche se non ho mai utilizzato prodotti a solvente li proverei volentieri tenuto conto che con la cementite all'acqua non ho avuto proprio un feeling eccezionale.

Grazie in anticipo a tutti
Andreabeck
 
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda ampro » ven 07 nov, 2025 10:46

Ciao
che wagner hai preso ?
690 o altro, che insert ?
ciao
ampro
Ultima modifica di ampro il ven 07 nov, 2025 10:48, modificato 1 volta in totale.
ampro
 
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Andreabeck » ven 07 nov, 2025 12:44

ampro ha scritto:Ciao
che wagner hai preso ?
690 o altro, che insert ?
ciao
ampro


Ciao, si ho preso la 690, inserto ho preso quello che era disponibile all'interno della confezione, ne ho trovato solamente 1.
Per ora ho fatto la prova usando un pò di cementite che mi avanzava ed ho notto che non bisogna diluire troppo.
Te l'hai mai provata?
Andreabeck
 
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Bullnose » ven 07 nov, 2025 17:32

Quando si affronta una verniciatura, anche hobbistica, è importante separare ciò che “può funzionare a caso” da ciò che funziona perché rispetta principi fisici e chimici precisi. Ti rispondo quindi con qualche spiegazione dettagliata, in modo che tu possa ottenere un risultato decoroso e, soprattutto, comprendere perché certi passaggi non vanno improvvisati.

1. Il punto di partenza: il supporto e la sua natura

La prima cosa da chiarire è su cosa andrai a verniciare. In ambito industriale la scelta del ciclo dipende dal substrato: legno massello, MDF, truciolare nobilitato, laminato, o supporti misti (come telai in alluminio con pannelli lignei).
Ogni materiale ha porosità, assorbimento, dilatazione e compatibilità chimica differenti.

Uno stucco “murale” è progettato per supporti minerali — quindi calce, cemento, gesso — che hanno pH elevato e comportamento totalmente diverso dal legno o dal truciolare. Se lo usi su questi ultimi, ottieni uno strato fragile, che si stacca con facilità a causa della differente tensione superficiale e del diverso coefficiente di dilatazione termica. È il classico errore di chi confonde l’adesione meccanica con quella chimica: una miscela artigianale di stucco, vernice e acqua non ha reticolazione né coesione interna controllata, e finisce per polverizzarsi sotto lo smalto.

2. Perché serve un primer formulato

Un buon ciclo di verniciatura inizia da un primer. Il suo compito non è “coprire” ma creare interfaccia.
Un primer professionale (che sia acrilico, epossidico o poliuretanico) contiene resine e additivi specifici per bagnare il supporto, ancorarsi a livello molecolare e offrire una superficie omogenea alla mano successiva.
Il concetto chiave è la tensione superficiale compatibile tra substrato, primer e smalto. Se il primer è troppo chiuso o troppo aperto, il film successivo non si ancora correttamente.

Nei cicli industriali, la scelta del primer viene fatta in base alla natura del legno, al tipo di finitura e al grado di gloss richiesto. Per un hobbista, la cosa più semplice è orientarsi su un fondo poliuretanico bicomponente o su un primer acrilico ad alto solido all’acqua, entrambi facili da carteggiare e con ottima adesione.
Sayerlack, Renner, Milesi, ICA, Lechler o IVM offrono prodotti di livello industriale, reperibili anche in confezioni piccole.

3. Preparazione del supporto

L’efficacia della verniciatura dipende per l’80% dalla preparazione.
Carteggiare progressivamente (P180 → P240 → P320) rimuove le fibre sollevate e apre uniformemente i pori del legno.
Dopo la prima mano di fondo, una nuova carteggiatura (P400) serve a spianare le microimperfezioni e assicurare uniformità di spessore.

La polvere di carteggiatura va eliminata totalmente: anche residui invisibili interferiscono con la bagnabilità del film successivo. In ambito industriale si usa aria filtrata e panni antistatici; nel fai-da-te basta un panno umido con alcool isopropilico.

4. Scelta del ciclo: acqua o solvente?

Hai accennato alla cementite all’acqua e al tuo “scarso feeling”. È normale: i prodotti all’acqua richiedono un po’ di conoscenza perché l’evaporazione è più lenta e l’umidità ambientale influisce molto.
Ma non è questione di “feeling”: è fisica. Le vernici all’acqua non reticolano per ossidazione o per reazione chimica con un catalizzatore, ma per evaporazione e coalescenza delle particelle polimeriche. Se la temperatura è bassa o l’umidità alta, le particelle non fondono bene e resta un film debole.

Le vernici a solvente, invece, evaporano rapidamente e creano subito un film continuo, ma emettono VOC (composti organici volatili) che non andrebbero respirati. Anche all’aperto, servono guanti nitrilici e maschera con filtri A2P3.

In termini di prestazioni:

Ciclo all’acqua = più ecologico, ma richiede più mani e più tempo d’essiccazione.

Ciclo a solvente = più facile da stendere per un principiante, ma serve protezione seria e attenzione a temperatura e ventilazione.

5. Pistola HVLP e gestione del flusso

La Wagner a bassa pressione è una buona scelta per lavori casalinghi, ma bisogna ricordare che nasce per smalti a viscosità medio-bassa.
Il suo limite non è la pressione, ma la costanza del getto: con prodotti troppo densi si rischia buccia d’arancia o colature.

Per ottenere una spruzzatura decente:

Filtra sempre il prodotto con un setaccio da 125 µm prima del serbatoio.

Misura la viscosità con una tazza Ford n.4: 25–30 secondi è un buon range per smalti acrilici o poliuretanici.

Regola la distanza a 20–25 cm e il ventaglio a 3/4 dell’apertura.

Passaggi incrociati (orizzontale e poi verticale) garantiscono copertura uniforme.

Non fidarti delle diluizioni “a occhio”: un eccesso di diluente abbassa il solido secco e riduce la resistenza finale.

6. Scelta dello smalto: cosa significa “poliuretanico”

Uno smalto poliuretanico bicomponente è composto da una base (resina) e un catalizzatore isocianico. Quando mescoli i due componenti, avviene una reazione di reticolazione che crea una struttura tridimensionale stabile, resistente a graffi e agenti chimici. È il motivo per cui nelle cucine e nei mobili industriali non si usa mai smalto “monocomponente”.

Il tempo di vita utile della miscela (pot life) è di 2–4 ore, dopo le quali la viscosità aumenta e il prodotto diventa inutilizzabile.
Dopo la spruzzatura, la reticolazione completa avviene in 24–48 ore a temperatura ambiente.

Questo tipo di smalto non ha bisogno di una “finitura protettiva”: è già progettato per resistere a vapore, olio e detergenti. Le finiture trasparenti posticce non fanno che introdurre disuniformità ottiche e perdita di aderenza tra gli strati.

7. Spessore del film e carteggiatura intermedia

Il ciclo tipico per mobili da cucina prevede 2 mani di fondo (80–120 g/m² ciascuna) e 2 mani di finitura (60–100 g/m² ciascuna).
Nel contesto hobbistico puoi semplificare:

1 fondo riempitivo, carteggiato dopo 24 ore.

2 mani di smalto intervallate da carteggiatura P600.

Lo spessore finale non dovrebbe superare 150 µm. Strati troppo spessi intrappolano solvente o acqua e producono bolle o microcavità.

8. Ambientazione del lavoro

Verniciare in giardino è comprensibile, ma comporta problemi di pulviscolo e insetti. Anche una particella di polvere intrappolata su un film lucido si nota da un metro di distanza.
L’ideale è lavorare sotto una tettoia o in un box ben ventilato, con pavimento bagnato per trattenere la polvere.
La temperatura ottimale è 20–25 °C e l’umidità relativa sotto il 70%.

9. Sicurezza e igiene del lavoro

Molti principianti sottovalutano l’aspetto della protezione respiratoria. Gli isocianati dei poliuretanici, se inalati, causano sensibilizzazione cronica.
Usa sempre una maschera con filtri A2P3 o, se possibile, un respiratore a ventilazione assistita.
Indossa guanti in nitrile (non lattice), occhiali e indumenti coprenti.

Le superfici attorno vanno schermate con pellicola: i solventi possono depositarsi e opacizzare vetri o plastiche.

10. Alternative più “tolleranti”

Se preferisci un prodotto più indulgente con errori di applicazione, valuta un smalto acrilico monocomponente a base solvente.
Non è al livello di un poliuretanico, ma offre una buona finitura, asciugatura rapida e minor sensibilità all’umidità.
La brillantezza resta leggermente inferiore, ma per una cameretta o pensili può andare bene.

11. Cicli completi consigliabili

Ciclo base acrilico (facile e sicuro)

Fondo acrilico all’acqua riempitivo

Carteggiatura P400

Smalto acrilico colorato satinato all’acqua

Ciclo poliuretanico (resistente e professionale)

Primer poliuretanico bicomponente

Carteggiatura P400

Smalto poliuretanico bicomponente satinato o lucido

Ciclo economico ma decoroso (ibrido)

Fondo acrilico ad alto solido

Carteggiatura P400

Smalto acrilico a solvente

In tutti i casi, il successo dipende dalla corretta catalisi, diluizione e tempi d’attesa fra le mani.

12. Errori comuni da evitare

Miscelare prodotti di natura diversa (es. fondo all’acqua + smalto a solvente non compatibile).

Applicare strati troppo spessi, che impediscono la fuoriuscita del solvente.

Carteggiare troppo presto, danneggiando un film non ancora reticolato.

Usare diluenti non idonei: ogni prodotto ha il suo specifico catalizzatore e solvente.

Improvisare fondi artigianali: ogni produttore testa l’equilibrio resina/pigmento/additivo per garantire adesione.

13. Perché non serve “una finitura protettiva” post smalto

In campo industriale, il concetto di “vernice di protezione” sopra uno smalto colorato è quasi sparito, salvo cicli metallizzati o trasparenti.
La protezione è già integrata nella formulazione dello smalto stesso, grazie agli additivi UV, ai modificatori di durezza e ai plastificanti.
Aggiungere un top coat significa solo aumentare spessore e rischio di screpolature.

14. Compatibilità e catalisi

Molti prodotti sembrano “indurire” in poche ore, ma in realtà la polimerizzazione prosegue per giorni.
L’errore più grave è usare un catalizzatore sbagliato o scaduto: anche una minima variazione nel rapporto (es. 10:1 anziché 8:1) altera la reticolazione e la resistenza finale.
Nei laboratori si pesa al grammo su bilance di precisione; a casa puoi usare bilance digitali per cucina, ma rispettando sempre le proporzioni indicate.

15. Differenza tra riempitivo e primer

Spesso si confonde “fondo riempitivo” con “primer”.

Il primer serve per l’adesione.

Il riempitivo serve per la planarità.
Nel legno entrambi sono importanti, ma vanno usati in sequenza corretta: primer → riempitivo → smalto.
Alcuni prodotti commerciali combinano le due funzioni, ma non sono ottimali per lavori di lunga durata.

16. L’aspetto estetico

Un buon film di vernice non è solo questione di colore. È questione di riflessione controllata della luce.
Le superfici verniciate professionalmente hanno gloss uniforme e microtestura regolare (rugosità Ra < 0,5 µm).
Nel fai-da-te, la causa principale delle irregolarità è la viscosità incoerente tra le mani o la mancata sovrapposizione uniforme dei passaggi.
Con un po’ di attenzione (e qualche pannello di prova) si può migliorare moltissimo.

17. Pulizia dell’attrezzatura

Dopo ogni sessione, la pistola va smontata e lavata con diluente compatibile. I residui di catalizzatore, anche minimi, provocano incrostazioni che alterano il getto.
Nel settore industriale si usano solventi riciclati in circuiti chiusi; a casa basta versare un po’ di diluente nel serbatoio, spruzzare a vuoto e poi pulire ugello e ago con un pennello dedicato.

18. Durata nel tempo

Un ciclo fatto bene, anche con attrezzatura hobbistica, dura molti anni.
Il fattore chiave non è tanto il prodotto, ma la coerenza del sistema: tutti i componenti devono appartenere alla stessa famiglia chimica.
Mescolare fondi acrilici con smalti alchidici, o usare catalizzatori universali, produce risultati imprevedibili.

19. Considerazioni economiche

Acquistare un litro di fondo e un litro di smalto professionale può sembrare costoso (25–40 €/L), ma il rendimento è elevato: con 1 L puoi coprire 8–10 m² per mano.
Spendere su un prodotto di qualità significa ridurre le probabilità di dover carteggiare e rifare tutto.

20. Conclusione: la logica del processo

In sintesi, verniciare bene non è questione di “feeling” o “esperimenti”, ma di comprendere la sequenza logica:

Supporto pulito e compatibile.

Primer o fondo specifico.

Carteggiatura controllata.

Smalto con catalisi corretta.

Asciugatura adeguata.

Ogni deviazione da questa sequenza produce difetti: sfogliamenti, opacità, bolle, colature o screpolature.

Il vantaggio di seguire un ciclo coerente è che anche con una pistola Wagner e senza cabina puoi ottenere un risultato di livello semi-professionale.
Ultima modifica di Bullnose il ven 07 nov, 2025 17:38, modificato 1 volta in totale.
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Dm » ven 07 nov, 2025 17:56

Complimenti, una vera bibbia della verniciatura !!
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda preve » ven 07 nov, 2025 18:35

Bullnose ha scritto:Quando si affronta una verniciatura, anche hobbistica, è importante separare ciò che “può funzionare a caso” da ciò che funziona perché rispetta principi fisici e chimici precisi. Ti rispondo quindi con qualche spiegazione dettagliata, in modo che tu possa ottenere un risultato decoroso e, soprattutto, comprendere perché certi passaggi non vanno improvvisati...


:inchino: :inchino: :inchino:

Grazie per questa lezione di alto livello
Roberto
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Bullnose » ven 07 nov, 2025 18:40

Dm ha scritto:Complimenti, una vera bibbia della verniciatura !!


anni di prove, sbattimenti, un paio di compressori, tra cui un ottimo gentilin, svariate pistole, amicizie con vernicia davvero e anche l esperienza (non da verniciatore, ma da ingegnere) in un azienda italiana dove si reputa che le verniciature non sono perfette ma di piu.. in realta' per me potrebbero essere piu' perfette.. :risata: :risata:
comunque vernicio piu' che altro metallo, anche una delle mie auto.. sul legno preferisco massello+olii.
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Andreabeck » sab 08 nov, 2025 07:57

Bullnose ha scritto:Quando si affronta una verniciatura, anche hobbistica, è importante separare ciò che “può funzionare a caso” da ciò che funziona perché rispetta principi fisici e chimici precisi. Ti rispondo quindi con qualche spiegazione dettagliata, in modo che tu possa ottenere un risultato decoroso e, soprattutto, comprendere perché certi passaggi non vanno improvvisati.

1. Il punto di partenza: il supporto e la sua natura

La prima cosa da chiarire è su cosa andrai a verniciare. In ambito industriale la scelta del ciclo dipende dal substrato: legno massello, MDF, truciolare nobilitato, laminato, o supporti misti (come telai in alluminio con pannelli lignei).
Ogni materiale ha porosità, assorbimento, dilatazione e compatibilità chimica differenti.

Uno stucco “murale” è progettato per supporti minerali — quindi calce, cemento, gesso — che hanno pH elevato e comportamento totalmente diverso dal legno o dal truciolare. Se lo usi su questi ultimi, ottieni uno strato fragile, che si stacca con facilità a causa della differente tensione superficiale e del diverso coefficiente di dilatazione termica. È il classico errore di chi confonde l’adesione meccanica con quella chimica: una miscela artigianale di stucco, vernice e acqua non ha reticolazione né coesione interna controllata, e finisce per polverizzarsi sotto lo smalto.

2. Perché serve un primer formulato

Un buon ciclo di verniciatura inizia da un primer. Il suo compito non è “coprire” ma creare interfaccia.
Un primer professionale (che sia acrilico, epossidico o poliuretanico) contiene resine e additivi specifici per bagnare il supporto, ancorarsi a livello molecolare e offrire una superficie omogenea alla mano successiva.
Il concetto chiave è la tensione superficiale compatibile tra substrato, primer e smalto. Se il primer è troppo chiuso o troppo aperto, il film successivo non si ancora correttamente.

Nei cicli industriali, la scelta del primer viene fatta in base alla natura del legno, al tipo di finitura e al grado di gloss richiesto. Per un hobbista, la cosa più semplice è orientarsi su un fondo poliuretanico bicomponente o su un primer acrilico ad alto solido all’acqua, entrambi facili da carteggiare e con ottima adesione.
Sayerlack, Renner, Milesi, ICA, Lechler o IVM offrono prodotti di livello industriale, reperibili anche in confezioni piccole.

3. Preparazione del supporto

L’efficacia della verniciatura dipende per l’80% dalla preparazione.
Carteggiare progressivamente (P180 → P240 → P320) rimuove le fibre sollevate e apre uniformemente i pori del legno.
Dopo la prima mano di fondo, una nuova carteggiatura (P400) serve a spianare le microimperfezioni e assicurare uniformità di spessore.

La polvere di carteggiatura va eliminata totalmente: anche residui invisibili interferiscono con la bagnabilità del film successivo. In ambito industriale si usa aria filtrata e panni antistatici; nel fai-da-te basta un panno umido con alcool isopropilico.

4. Scelta del ciclo: acqua o solvente?

Hai accennato alla cementite all’acqua e al tuo “scarso feeling”. È normale: i prodotti all’acqua richiedono un po’ di conoscenza perché l’evaporazione è più lenta e l’umidità ambientale influisce molto.
Ma non è questione di “feeling”: è fisica. Le vernici all’acqua non reticolano per ossidazione o per reazione chimica con un catalizzatore, ma per evaporazione e coalescenza delle particelle polimeriche. Se la temperatura è bassa o l’umidità alta, le particelle non fondono bene e resta un film debole.

Le vernici a solvente, invece, evaporano rapidamente e creano subito un film continuo, ma emettono VOC (composti organici volatili) che non andrebbero respirati. Anche all’aperto, servono guanti nitrilici e maschera con filtri A2P3.

In termini di prestazioni:

Ciclo all’acqua = più ecologico, ma richiede più mani e più tempo d’essiccazione.

Ciclo a solvente = più facile da stendere per un principiante, ma serve protezione seria e attenzione a temperatura e ventilazione.

5. Pistola HVLP e gestione del flusso

La Wagner a bassa pressione è una buona scelta per lavori casalinghi, ma bisogna ricordare che nasce per smalti a viscosità medio-bassa.
Il suo limite non è la pressione, ma la costanza del getto: con prodotti troppo densi si rischia buccia d’arancia o colature.

Per ottenere una spruzzatura decente:

Filtra sempre il prodotto con un setaccio da 125 µm prima del serbatoio.

Misura la viscosità con una tazza Ford n.4: 25–30 secondi è un buon range per smalti acrilici o poliuretanici.

Regola la distanza a 20–25 cm e il ventaglio a 3/4 dell’apertura.

Passaggi incrociati (orizzontale e poi verticale) garantiscono copertura uniforme.

Non fidarti delle diluizioni “a occhio”: un eccesso di diluente abbassa il solido secco e riduce la resistenza finale.

6. Scelta dello smalto: cosa significa “poliuretanico”

Uno smalto poliuretanico bicomponente è composto da una base (resina) e un catalizzatore isocianico. Quando mescoli i due componenti, avviene una reazione di reticolazione che crea una struttura tridimensionale stabile, resistente a graffi e agenti chimici. È il motivo per cui nelle cucine e nei mobili industriali non si usa mai smalto “monocomponente”.

Il tempo di vita utile della miscela (pot life) è di 2–4 ore, dopo le quali la viscosità aumenta e il prodotto diventa inutilizzabile.
Dopo la spruzzatura, la reticolazione completa avviene in 24–48 ore a temperatura ambiente.

Questo tipo di smalto non ha bisogno di una “finitura protettiva”: è già progettato per resistere a vapore, olio e detergenti. Le finiture trasparenti posticce non fanno che introdurre disuniformità ottiche e perdita di aderenza tra gli strati.

7. Spessore del film e carteggiatura intermedia

Il ciclo tipico per mobili da cucina prevede 2 mani di fondo (80–120 g/m² ciascuna) e 2 mani di finitura (60–100 g/m² ciascuna).
Nel contesto hobbistico puoi semplificare:

1 fondo riempitivo, carteggiato dopo 24 ore.

2 mani di smalto intervallate da carteggiatura P600.

Lo spessore finale non dovrebbe superare 150 µm. Strati troppo spessi intrappolano solvente o acqua e producono bolle o microcavità.

8. Ambientazione del lavoro

Verniciare in giardino è comprensibile, ma comporta problemi di pulviscolo e insetti. Anche una particella di polvere intrappolata su un film lucido si nota da un metro di distanza.
L’ideale è lavorare sotto una tettoia o in un box ben ventilato, con pavimento bagnato per trattenere la polvere.
La temperatura ottimale è 20–25 °C e l’umidità relativa sotto il 70%.

9. Sicurezza e igiene del lavoro

Molti principianti sottovalutano l’aspetto della protezione respiratoria. Gli isocianati dei poliuretanici, se inalati, causano sensibilizzazione cronica.
Usa sempre una maschera con filtri A2P3 o, se possibile, un respiratore a ventilazione assistita.
Indossa guanti in nitrile (non lattice), occhiali e indumenti coprenti.

Le superfici attorno vanno schermate con pellicola: i solventi possono depositarsi e opacizzare vetri o plastiche.

10. Alternative più “tolleranti”

Se preferisci un prodotto più indulgente con errori di applicazione, valuta un smalto acrilico monocomponente a base solvente.
Non è al livello di un poliuretanico, ma offre una buona finitura, asciugatura rapida e minor sensibilità all’umidità.
La brillantezza resta leggermente inferiore, ma per una cameretta o pensili può andare bene.

11. Cicli completi consigliabili

Ciclo base acrilico (facile e sicuro)

Fondo acrilico all’acqua riempitivo

Carteggiatura P400

Smalto acrilico colorato satinato all’acqua

Ciclo poliuretanico (resistente e professionale)

Primer poliuretanico bicomponente

Carteggiatura P400

Smalto poliuretanico bicomponente satinato o lucido

Ciclo economico ma decoroso (ibrido)

Fondo acrilico ad alto solido

Carteggiatura P400

Smalto acrilico a solvente

In tutti i casi, il successo dipende dalla corretta catalisi, diluizione e tempi d’attesa fra le mani.

12. Errori comuni da evitare

Miscelare prodotti di natura diversa (es. fondo all’acqua + smalto a solvente non compatibile).

Applicare strati troppo spessi, che impediscono la fuoriuscita del solvente.

Carteggiare troppo presto, danneggiando un film non ancora reticolato.

Usare diluenti non idonei: ogni prodotto ha il suo specifico catalizzatore e solvente.

Improvisare fondi artigianali: ogni produttore testa l’equilibrio resina/pigmento/additivo per garantire adesione.

13. Perché non serve “una finitura protettiva” post smalto

In campo industriale, il concetto di “vernice di protezione” sopra uno smalto colorato è quasi sparito, salvo cicli metallizzati o trasparenti.
La protezione è già integrata nella formulazione dello smalto stesso, grazie agli additivi UV, ai modificatori di durezza e ai plastificanti.
Aggiungere un top coat significa solo aumentare spessore e rischio di screpolature.

14. Compatibilità e catalisi

Molti prodotti sembrano “indurire” in poche ore, ma in realtà la polimerizzazione prosegue per giorni.
L’errore più grave è usare un catalizzatore sbagliato o scaduto: anche una minima variazione nel rapporto (es. 10:1 anziché 8:1) altera la reticolazione e la resistenza finale.
Nei laboratori si pesa al grammo su bilance di precisione; a casa puoi usare bilance digitali per cucina, ma rispettando sempre le proporzioni indicate.

15. Differenza tra riempitivo e primer

Spesso si confonde “fondo riempitivo” con “primer”.

Il primer serve per l’adesione.

Il riempitivo serve per la planarità.
Nel legno entrambi sono importanti, ma vanno usati in sequenza corretta: primer → riempitivo → smalto.
Alcuni prodotti commerciali combinano le due funzioni, ma non sono ottimali per lavori di lunga durata.

16. L’aspetto estetico

Un buon film di vernice non è solo questione di colore. È questione di riflessione controllata della luce.
Le superfici verniciate professionalmente hanno gloss uniforme e microtestura regolare (rugosità Ra < 0,5 µm).
Nel fai-da-te, la causa principale delle irregolarità è la viscosità incoerente tra le mani o la mancata sovrapposizione uniforme dei passaggi.
Con un po’ di attenzione (e qualche pannello di prova) si può migliorare moltissimo.

17. Pulizia dell’attrezzatura

Dopo ogni sessione, la pistola va smontata e lavata con diluente compatibile. I residui di catalizzatore, anche minimi, provocano incrostazioni che alterano il getto.
Nel settore industriale si usano solventi riciclati in circuiti chiusi; a casa basta versare un po’ di diluente nel serbatoio, spruzzare a vuoto e poi pulire ugello e ago con un pennello dedicato.

18. Durata nel tempo

Un ciclo fatto bene, anche con attrezzatura hobbistica, dura molti anni.
Il fattore chiave non è tanto il prodotto, ma la coerenza del sistema: tutti i componenti devono appartenere alla stessa famiglia chimica.
Mescolare fondi acrilici con smalti alchidici, o usare catalizzatori universali, produce risultati imprevedibili.

19. Considerazioni economiche

Acquistare un litro di fondo e un litro di smalto professionale può sembrare costoso (25–40 €/L), ma il rendimento è elevato: con 1 L puoi coprire 8–10 m² per mano.
Spendere su un prodotto di qualità significa ridurre le probabilità di dover carteggiare e rifare tutto.

20. Conclusione: la logica del processo

In sintesi, verniciare bene non è questione di “feeling” o “esperimenti”, ma di comprendere la sequenza logica:

Supporto pulito e compatibile.

Primer o fondo specifico.

Carteggiatura controllata.

Smalto con catalisi corretta.

Asciugatura adeguata.

Ogni deviazione da questa sequenza produce difetti: sfogliamenti, opacità, bolle, colature o screpolature.

Il vantaggio di seguire un ciclo coerente è che anche con una pistola Wagner e senza cabina puoi ottenere un risultato di livello semi-professionale.


Che spettacolo.
CI tengo a ringraziarti di cuore per aver speso del tempo per spiegarci concetti che spesso non sono scontati e che sicuramente sono frutto di anni di errori e ricerca. Grazie mille
Ultima modifica di Andreabeck il sab 08 nov, 2025 08:39, modificato 1 volta in totale.
Andreabeck
 
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda karpov » sab 08 nov, 2025 08:53

Bullnose ha scritto:Quando si affronta una verniciatura, anche hobbistica, è importante separare ciò che “può funzionare a caso” da ciò che funziona perché rispetta principi fisici e chimici precisi. Ti rispondo quindi con qualche spiegazione dettagliata, in modo che tu possa ottenere un risultato decoroso e, soprattutto, comprendere perché certi passaggi non vanno improvvisati.

1. Il punto di partenza: il supporto e la sua natura

La prima cosa da chiarire è su cosa andrai a vernici.....................................


ragazzi che profondità :shock: complimenti e grazie :inchino: secondo me se Buonarroti -leggendo- ritornasse, ti prenderebbe subito nel suo staff ;-)
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Ginepro77 » sab 08 nov, 2025 09:25

Bullnose ha scritto:Quando si affronta una verniciatura, anche hobbistica, è importante separare ciò che “può funzionare a caso” da ciò che funziona perché rispetta principi fisici e chimici precisi. Ti rispondo quindi con qualche spiegazione dettagliata, in modo che tu possa ottenere un risultato decoroso e, soprattutto, comprendere perché certi passaggi non vanno improvvisati.

1. Il punto di partenza: il supporto e la sua natura

La prima cosa da chiarire è su cosa andrai a verniciare. In ambito industriale la scelta del ciclo dipende dal substrato: legno massello, MDF, truciolare nobilitato, laminato, o supporti misti (come telai in alluminio con pannelli lignei).
Ogni materiale ha porosità, assorbimento, dilatazione e compatibilità chimica differenti.

Uno stucco “murale” è progettato per supporti minerali — quindi calce, cemento, gesso — che hanno pH elevato e comportamento totalmente diverso dal legno o dal truciolare. Se lo usi su questi ultimi, ottieni uno strato fragile, che si stacca con facilità a causa della differente tensione superficiale e del diverso coefficiente di dilatazione termica. È il classico errore di chi confonde l’adesione meccanica con quella chimica: una miscela artigianale di stucco, vernice e acqua non ha reticolazione né coesione interna controllata, e finisce per polverizzarsi sotto lo smalto.

2. Perché serve un primer formulato

Un buon ciclo di verniciatura inizia da un primer. Il suo compito non è “coprire” ma creare interfaccia.
Un primer professionale (che sia acrilico, epossidico o poliuretanico) contiene resine e additivi specifici per bagnare il supporto, ancorarsi a livello molecolare e offrire una superficie omogenea alla mano successiva.
Il concetto chiave è la tensione superficiale compatibile tra substrato, primer e smalto. Se il primer è troppo chiuso o troppo aperto, il film successivo non si ancora correttamente.

Nei cicli industriali, la scelta del primer viene fatta in base alla natura del legno, al tipo di finitura e al grado di gloss richiesto. Per un hobbista, la cosa più semplice è orientarsi su un fondo poliuretanico bicomponente o su un primer acrilico ad alto solido all’acqua, entrambi facili da carteggiare e con ottima adesione.
Sayerlack, Renner, Milesi, ICA, Lechler o IVM offrono prodotti di livello industriale, reperibili anche in confezioni piccole.

3. Preparazione del supporto

L’efficacia della verniciatura dipende per l’80% dalla preparazione.
Carteggiare progressivamente (P180 → P240 → P320) rimuove le fibre sollevate e apre uniformemente i pori del legno.
Dopo la prima mano di fondo, una nuova carteggiatura (P400) serve a spianare le microimperfezioni e assicurare uniformità di spessore.

La polvere di carteggiatura va eliminata totalmente: anche residui invisibili interferiscono con la bagnabilità del film successivo. In ambito industriale si usa aria filtrata e panni antistatici; nel fai-da-te basta un panno umido con alcool isopropilico.

4. Scelta del ciclo: acqua o solvente?

Hai accennato alla cementite all’acqua e al tuo “scarso feeling”. È normale: i prodotti all’acqua richiedono un po’ di conoscenza perché l’evaporazione è più lenta e l’umidità ambientale influisce molto.
Ma non è questione di “feeling”: è fisica. Le vernici all’acqua non reticolano per ossidazione o per reazione chimica con un catalizzatore, ma per evaporazione e coalescenza delle particelle polimeriche. Se la temperatura è bassa o l’umidità alta, le particelle non fondono bene e resta un film debole.

Le vernici a solvente, invece, evaporano rapidamente e creano subito un film continuo, ma emettono VOC (composti organici volatili) che non andrebbero respirati. Anche all’aperto, servono guanti nitrilici e maschera con filtri A2P3.

In termini di prestazioni:

Ciclo all’acqua = più ecologico, ma richiede più mani e più tempo d’essiccazione.

Ciclo a solvente = più facile da stendere per un principiante, ma serve protezione seria e attenzione a temperatura e ventilazione.

5. Pistola HVLP e gestione del flusso

La Wagner a bassa pressione è una buona scelta per lavori casalinghi, ma bisogna ricordare che nasce per smalti a viscosità medio-bassa.
Il suo limite non è la pressione, ma la costanza del getto: con prodotti troppo densi si rischia buccia d’arancia o colature.

Per ottenere una spruzzatura decente:

Filtra sempre il prodotto con un setaccio da 125 µm prima del serbatoio.

Misura la viscosità con una tazza Ford n.4: 25–30 secondi è un buon range per smalti acrilici o poliuretanici.

Regola la distanza a 20–25 cm e il ventaglio a 3/4 dell’apertura.

Passaggi incrociati (orizzontale e poi verticale) garantiscono copertura uniforme.

Non fidarti delle diluizioni “a occhio”: un eccesso di diluente abbassa il solido secco e riduce la resistenza finale.

6. Scelta dello smalto: cosa significa “poliuretanico”

Uno smalto poliuretanico bicomponente è composto da una base (resina) e un catalizzatore isocianico. Quando mescoli i due componenti, avviene una reazione di reticolazione che crea una struttura tridimensionale stabile, resistente a graffi e agenti chimici. È il motivo per cui nelle cucine e nei mobili industriali non si usa mai smalto “monocomponente”.

Il tempo di vita utile della miscela (pot life) è di 2–4 ore, dopo le quali la viscosità aumenta e il prodotto diventa inutilizzabile.
Dopo la spruzzatura, la reticolazione completa avviene in 24–48 ore a temperatura ambiente.

Questo tipo di smalto non ha bisogno di una “finitura protettiva”: è già progettato per resistere a vapore, olio e detergenti. Le finiture trasparenti posticce non fanno che introdurre disuniformità ottiche e perdita di aderenza tra gli strati.

7. Spessore del film e carteggiatura intermedia

Il ciclo tipico per mobili da cucina prevede 2 mani di fondo (80–120 g/m² ciascuna) e 2 mani di finitura (60–100 g/m² ciascuna).
Nel contesto hobbistico puoi semplificare:

1 fondo riempitivo, carteggiato dopo 24 ore.

2 mani di smalto intervallate da carteggiatura P600.

Lo spessore finale non dovrebbe superare 150 µm. Strati troppo spessi intrappolano solvente o acqua e producono bolle o microcavità.

8. Ambientazione del lavoro

Verniciare in giardino è comprensibile, ma comporta problemi di pulviscolo e insetti. Anche una particella di polvere intrappolata su un film lucido si nota da un metro di distanza.
L’ideale è lavorare sotto una tettoia o in un box ben ventilato, con pavimento bagnato per trattenere la polvere.
La temperatura ottimale è 20–25 °C e l’umidità relativa sotto il 70%.

9. Sicurezza e igiene del lavoro

Molti principianti sottovalutano l’aspetto della protezione respiratoria. Gli isocianati dei poliuretanici, se inalati, causano sensibilizzazione cronica.
Usa sempre una maschera con filtri A2P3 o, se possibile, un respiratore a ventilazione assistita.
Indossa guanti in nitrile (non lattice), occhiali e indumenti coprenti.

Le superfici attorno vanno schermate con pellicola: i solventi possono depositarsi e opacizzare vetri o plastiche.

10. Alternative più “tolleranti”

Se preferisci un prodotto più indulgente con errori di applicazione, valuta un smalto acrilico monocomponente a base solvente.
Non è al livello di un poliuretanico, ma offre una buona finitura, asciugatura rapida e minor sensibilità all’umidità.
La brillantezza resta leggermente inferiore, ma per una cameretta o pensili può andare bene.

11. Cicli completi consigliabili

Ciclo base acrilico (facile e sicuro)

Fondo acrilico all’acqua riempitivo

Carteggiatura P400

Smalto acrilico colorato satinato all’acqua

Ciclo poliuretanico (resistente e professionale)

Primer poliuretanico bicomponente

Carteggiatura P400

Smalto poliuretanico bicomponente satinato o lucido

Ciclo economico ma decoroso (ibrido)

Fondo acrilico ad alto solido

Carteggiatura P400

Smalto acrilico a solvente

In tutti i casi, il successo dipende dalla corretta catalisi, diluizione e tempi d’attesa fra le mani.

12. Errori comuni da evitare

Miscelare prodotti di natura diversa (es. fondo all’acqua + smalto a solvente non compatibile).

Applicare strati troppo spessi, che impediscono la fuoriuscita del solvente.

Carteggiare troppo presto, danneggiando un film non ancora reticolato.

Usare diluenti non idonei: ogni prodotto ha il suo specifico catalizzatore e solvente.

Improvisare fondi artigianali: ogni produttore testa l’equilibrio resina/pigmento/additivo per garantire adesione.

13. Perché non serve “una finitura protettiva” post smalto

In campo industriale, il concetto di “vernice di protezione” sopra uno smalto colorato è quasi sparito, salvo cicli metallizzati o trasparenti.
La protezione è già integrata nella formulazione dello smalto stesso, grazie agli additivi UV, ai modificatori di durezza e ai plastificanti.
Aggiungere un top coat significa solo aumentare spessore e rischio di screpolature.

14. Compatibilità e catalisi

Molti prodotti sembrano “indurire” in poche ore, ma in realtà la polimerizzazione prosegue per giorni.
L’errore più grave è usare un catalizzatore sbagliato o scaduto: anche una minima variazione nel rapporto (es. 10:1 anziché 8:1) altera la reticolazione e la resistenza finale.
Nei laboratori si pesa al grammo su bilance di precisione; a casa puoi usare bilance digitali per cucina, ma rispettando sempre le proporzioni indicate.

15. Differenza tra riempitivo e primer

Spesso si confonde “fondo riempitivo” con “primer”.

Il primer serve per l’adesione.

Il riempitivo serve per la planarità.
Nel legno entrambi sono importanti, ma vanno usati in sequenza corretta: primer → riempitivo → smalto.
Alcuni prodotti commerciali combinano le due funzioni, ma non sono ottimali per lavori di lunga durata.

16. L’aspetto estetico

Un buon film di vernice non è solo questione di colore. È questione di riflessione controllata della luce.
Le superfici verniciate professionalmente hanno gloss uniforme e microtestura regolare (rugosità Ra < 0,5 µm).
Nel fai-da-te, la causa principale delle irregolarità è la viscosità incoerente tra le mani o la mancata sovrapposizione uniforme dei passaggi.
Con un po’ di attenzione (e qualche pannello di prova) si può migliorare moltissimo.

17. Pulizia dell’attrezzatura

Dopo ogni sessione, la pistola va smontata e lavata con diluente compatibile. I residui di catalizzatore, anche minimi, provocano incrostazioni che alterano il getto.
Nel settore industriale si usano solventi riciclati in circuiti chiusi; a casa basta versare un po’ di diluente nel serbatoio, spruzzare a vuoto e poi pulire ugello e ago con un pennello dedicato.

18. Durata nel tempo

Un ciclo fatto bene, anche con attrezzatura hobbistica, dura molti anni.
Il fattore chiave non è tanto il prodotto, ma la coerenza del sistema: tutti i componenti devono appartenere alla stessa famiglia chimica.
Mescolare fondi acrilici con smalti alchidici, o usare catalizzatori universali, produce risultati imprevedibili.

19. Considerazioni economiche

Acquistare un litro di fondo e un litro di smalto professionale può sembrare costoso (25–40 €/L), ma il rendimento è elevato: con 1 L puoi coprire 8–10 m² per mano.
Spendere su un prodotto di qualità significa ridurre le probabilità di dover carteggiare e rifare tutto.

20. Conclusione: la logica del processo

In sintesi, verniciare bene non è questione di “feeling” o “esperimenti”, ma di comprendere la sequenza logica:

Supporto pulito e compatibile.

Primer o fondo specifico.

Carteggiatura controllata.

Smalto con catalisi corretta.

Asciugatura adeguata.

Ogni deviazione da questa sequenza produce difetti: sfogliamenti, opacità, bolle, colature o screpolature.

Il vantaggio di seguire un ciclo coerente è che anche con una pistola Wagner e senza cabina puoi ottenere un risultato di livello semi-professionale.


Caspita, adesso prendo questa risposta e me la incornicio! :inchino:
Cosimo
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda ampro » mer 12 nov, 2025 09:27

Andreabeck ha scritto:
ampro ha scritto:Ciao
che wagner hai preso ?
690 o altro, che insert ?
ciao
ampro


Ciao, si ho preso la 690, inserto ho preso quello che era disponibile all'interno della confezione, ne ho trovato solamente 1.
Per ora ho fatto la prova usando un pò di cementite che mi avanzava ed ho notto che non bisogna diluire troppo.
Te l'hai mai provata?


Allora con la 690 ci ho fatto di tutto.......
devi curare l'o-ring nera sull'innesto all'impugnatura che con i solventi cede e non dovrebbero andarci sopra se non per sbaglio.. quando pulisci stai attento...........
la cementite buttala via... con umidità fa bolle e si alza vernice sul piano......
Fondo io uso una bicomponente "RENNER FL-M042/C02 FONDO POLIURETAN. BIANCO KG.1" con il suo catalizzatore "RENNER FC-M042 CATALIZZATORE PER FONDI" a solvente, ma ne esistono di ottimi ad acqua.
Come inserto sulla 690, lo standard per smalti e legno per il fondo va bene, ma forse è anche un pò grande, dipende da cosa usi.
per la finitura io uso il woodmetal extra gravity che dovrebbe essere un 1,5 di ugello
per le finiture lucide puoi usare anche il inserto woodmetal extra brilliant
poi valuta tu, la diluizione curala bene, non oltre il 10 % o quella indicato dal produttore....
Fai tutti passaggi corretti, levigatura legno 1 mano fondo, stuccatura, levigatura, 2 mano fondo ed eventuale terza mano, levigatura fondo, levigatura finale fondo completamente asciutto con carta finissima in qualche caso sono arrivato alla 5000 a umido. Se il fondo è perfetto sei già a metà dell'opera. Poi applichi smalto o lacca a secondo di quello che vuoi fare, ma leviga tra le mani... la laccatura super opaca è quella più gettonata, ma dipende dai gusti.
Ci farai la mano... la mia 690 ha 7 anni e visto il prezzo di altri articoli profesionali... va bene .. se si rovina una pistola che viene chiamata inserto massimo sono 40 euri per la più cara........
recentemente per lavori in luoghi privi di rete elettrica ho acquistato anche una Wood&Metal Sprayer W 250 18V che uso con le batterie dei miei utensili einhell grazie un adattatore preso su amazon e va benissimo..... Adattatore
Così sfrutto gli stessi inserti. Scusa il ritardo per la risposta, valuta vernici ad acqua certificate HACCP o per il contatto con i bambini come quelle per i giocattoli e segui il ciclo di vernciatura stabilito dal produttore ( Renner Adler etc).
Ciao
ampro
Ultima modifica di ampro il mer 12 nov, 2025 19:40, modificato 6 volte in totale.
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda Andreabeck » gio 13 nov, 2025 11:35

ampro ha scritto:
Andreabeck ha scritto:
ampro ha scritto:Ciao
che wagner hai preso ?
690 o altro, che insert ?
ciao
ampro


Ciao, si ho preso la 690, inserto ho preso quello che era disponibile all'interno della confezione, ne ho trovato solamente 1.
Per ora ho fatto la prova usando un pò di cementite che mi avanzava ed ho notto che non bisogna diluire troppo.
Te l'hai mai provata?


Allora con la 690 ci ho fatto di tutto.......
devi curare l'o-ring nera sull'innesto all'impugnatura che con i solventi cede e non dovrebbero andarci sopra se non per sbaglio.. quando pulisci stai attento...........
la cementite buttala via... con umidità fa bolle e si alza vernice sul piano......
Fondo io uso una bicomponente "RENNER FL-M042/C02 FONDO POLIURETAN. BIANCO KG.1" con il suo catalizzatore "RENNER FC-M042 CATALIZZATORE PER FONDI" a solvente, ma ne esistono di ottimi ad acqua.
Come inserto sulla 690, lo standard per smalti e legno per il fondo va bene, ma forse è anche un pò grande, dipende da cosa usi.
per la finitura io uso il woodmetal extra gravity che dovrebbe essere un 1,5 di ugello
per le finiture lucide puoi usare anche il inserto woodmetal extra brilliant
poi valuta tu, la diluizione curala bene, non oltre il 10 % o quella indicato dal produttore....
Fai tutti passaggi corretti, levigatura legno 1 mano fondo, stuccatura, levigatura, 2 mano fondo ed eventuale terza mano, levigatura fondo, levigatura finale fondo completamente asciutto con carta finissima in qualche caso sono arrivato alla 5000 a umido. Se il fondo è perfetto sei già a metà dell'opera. Poi applichi smalto o lacca a secondo di quello che vuoi fare, ma leviga tra le mani... la laccatura super opaca è quella più gettonata, ma dipende dai gusti.
Ci farai la mano... la mia 690 ha 7 anni e visto il prezzo di altri articoli profesionali... va bene .. se si rovina una pistola che viene chiamata inserto massimo sono 40 euri per la più cara........
recentemente per lavori in luoghi privi di rete elettrica ho acquistato anche una Wood&Metal Sprayer W 250 18V che uso con le batterie dei miei utensili einhell grazie un adattatore preso su amazon e va benissimo..... Adattatore
Così sfrutto gli stessi inserti. Scusa il ritardo per la risposta, valuta vernici ad acqua certificate HACCP o per il contatto con i bambini come quelle per i giocattoli e segui il ciclo di vernciatura stabilito dal produttore ( Renner Adler etc).
Ciao
ampro


Ciao, grazie mille della risposta, sto proprio valutando i prodotti della Renner, leggendo in giro sembrano di ottima qualità, sono solo un pò titubante tra acqua e solvente.
Poi colgo l'occasione per una domanda, il rivenditore mi sta consiglaindo di dare una mano di finitura sopra lo smalto. Ma ha senso? o è una spesa superflua, considerando che la superficie totale da verniciare è 40 mq
Andreabeck
 
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Re: LACCATURA MDF Vs Novellino.

Messaggioda ampro » mar 18 nov, 2025 11:32

Andreabeck ha scritto:
ampro ha scritto:
Andreabeck ha scritto:
ampro ha scritto:Ciao
che wagner hai preso ?
690 o altro, che insert ?
ciao
ampro


Ciao, si ho preso la 690, inserto ho preso quello che era disponibile all'interno della confezione, ne ho trovato solamente 1.
Per ora ho fatto la prova usando un pò di cementite che mi avanzava ed ho notto che non bisogna diluire troppo.
Te l'hai mai provata?


Allora con la 690 ci ho fatto di tutto.......
devi curare l'o-ring nera sull'innesto all'impugnatura che con i solventi cede e non dovrebbero andarci sopra se non per sbaglio.. quando pulisci stai attento...........
la cementite buttala via... con umidità fa bolle e si alza vernice sul piano......
Fondo io uso una bicomponente "RENNER FL-M042/C02 FONDO POLIURETAN. BIANCO KG.1" con il suo catalizzatore "RENNER FC-M042 CATALIZZATORE PER FONDI" a solvente, ma ne esistono di ottimi ad acqua.
Come inserto sulla 690, lo standard per smalti e legno per il fondo va bene, ma forse è anche un pò grande, dipende da cosa usi.
per la finitura io uso il woodmetal extra gravity che dovrebbe essere un 1,5 di ugello
per le finiture lucide puoi usare anche il inserto woodmetal extra brilliant
poi valuta tu, la diluizione curala bene, non oltre il 10 % o quella indicato dal produttore....
Fai tutti passaggi corretti, levigatura legno 1 mano fondo, stuccatura, levigatura, 2 mano fondo ed eventuale terza mano, levigatura fondo, levigatura finale fondo completamente asciutto con carta finissima in qualche caso sono arrivato alla 5000 a umido. Se il fondo è perfetto sei già a metà dell'opera. Poi applichi smalto o lacca a secondo di quello che vuoi fare, ma leviga tra le mani... la laccatura super opaca è quella più gettonata, ma dipende dai gusti.
Ci farai la mano... la mia 690 ha 7 anni e visto il prezzo di altri articoli profesionali... va bene .. se si rovina una pistola che viene chiamata inserto massimo sono 40 euri per la più cara........
recentemente per lavori in luoghi privi di rete elettrica ho acquistato anche una Wood&Metal Sprayer W 250 18V che uso con le batterie dei miei utensili einhell grazie un adattatore preso su amazon e va benissimo..... Adattatore
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Ciao
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Ciao, grazie mille della risposta, sto proprio valutando i prodotti della Renner, leggendo in giro sembrano di ottima qualità, sono solo un pò titubante tra acqua e solvente.
Poi colgo l'occasione per una domanda, il rivenditore mi sta consiglaindo di dare una mano di finitura sopra lo smalto. Ma ha senso? o è una spesa superflua, considerando che la superficie totale da verniciare è 40 mq


Tieni preeente che i prodotti ad acqua sono il loro futuro.... Per finitura cosa intendi ? un trasparente ? se ti protegge la laccatura valuta, trova il ciclo di verniciatura e verifica se previsto. Poi dipende dal rapporto di fiducia con il negoziante, proprio perchè son 40 metri, devi valutare vantaggi e costo...
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