mentre bighellonavo per ebay ho incrociato questo scalpello jap,
la foto non era un gran che e l'aspetto generale non sembrava quello di un attrezzo top,
ma mi sembrava di intravedere una laminazione fatta particolarmente bene. Troppo bene per non provarci.
così ho fatto un'offerta e l'ho preso a un prezzo assolutamente ragionevole, 36 USD.
quando è arrivato si è confermato in discrete condizioni, un po' di ruggine qua e là ma tutto sommato ok
cosa importante anche il fondo era in buone condizioni, appena un po' di ruggine nell'ura e un po' di backbevel,
ma probabilmente non era mai stato neanche spianato
Viste le buone condizioni, decido di procedere a un restauro assolutamente minimalista.
Come prima cosa comincio a spianare il bevel che - come si vede dalla foto fatta durante la spianatura - era piuttosto arrotondato.
Un angolo di 28° permette di minimizzare il lavoro in attesa di scoprire di che pasta è fatto lo scalpello e di che angolo di affilatura avrà bisogno.
L'hagane (l'acciaio del tagliente) si è rivelato incredibilmente duro, per spianare il bevel ci sono voluti ca. 40 minuti lavorando di buona lena
Lo jigane (l'acciaio dolce della struttura) è di onesta qualità senza essere nulla di eccezionale.
Dopo il passaggio sulle diamantate, passo alla prima pietra intermedia, una King #1200
diventa evidente una laminazione da manuale.
Altra caratteristica notevole è il fatto che già a questo punto non c'è più traccia di "bava" sul filo della lama.
a questo punto passo a rimuovere la ruggine sul fondo, sul codolo e sulla ferrula prossimale,
sulla ferrula distale (in testa al manico) mi sono limitato a passare olio di magnolia e paglietta di acciaio.
Il manico è stato spagliettato per rimuovere il grosso dello sporco superficiale prima a secco e poi con olio di magnolia.
Per finire una passatina leggera di gommalacca.
Fatto questo mi sono dedicato a spianare e lucidare il fondo.
L'acciaio si è confermato durissimo, come lavorare HSS se non peggio.
Una faticaccia
dopo le diamantate e la sintetica #1200 ho proseguito con Iyoto, poi una jap awase-to naturale piuttosto morbida (ca. equivalente a una #8000)
e per finire la Nakayama Asagi. Tutte le pietre sono state usate producendo la mica di affilatura dalla pietra stessa spianandola con una diamantata.
Il risultato è una bella finitura "kazumi" cioè tipo uno specchio appannato. Tipica delle migliori pietre naturali giapponesi.
Anche l'affilatura del bevel è stata completata seguendo la stessa successione di pietre. Ecco un dettaglio del risultato
E una vista d'insieme. La tentazione di un restauro minuzioso è forte ma praticamente non ce n'è proprio nessun bisogno.
come ho già detto sopra la lama di questo scalpello è di una durezza assolutamente impressionante,
inoltre prende un filo eccezionale.
Se si eccettua un prototipo Kiyohisa inviatomi recentemente (di cui vi racconterò presto)
questo è lo scalpello con l'acciaio tenuto più duro che mi sia capitato di maneggiare (HSS incluso).
Probabile che il rinvenimento - se è stato fatto - sia stato fatto in acqua bollente.
Dalle prime prove la lama sembra non avere tendenza al microchipping, ma domani o dopo farò qualche prova in più su legno duro,
perchè voglio proprio cercare i limiti di quest'attrezzo...
