Beh, il nome si spiega da solo, o no?
La composizione è basata su una fila di parallelepipedi che inizia con l'armadietto verticale per proseguire con i pensili ad ante, interrotti dalla cassettiera che costituisce appunto la soluzione della continuità.
Volevamo una cosa non troppo pesante, così abbiamo optato per i pensili, e casa mia è piena di finestre, per cui almeno ad una ci dovevo per forza girare attorno.
La composizione di pensili di questo tipo è un'idea che ho visto per la prima volta nei mobili prodotti da Lago, le cui proporzioni avevo già usato per una libreria.
L'idea della cassettiera a rompere la continuità è stato invece un fare di necessità virtù, sotto quella finestra infatti c'era una cavità per un termosifone che poi non è stato installato, per cui si riempì la cavità con isolante e coperto il tutto con una lastra di cartongesso: impossibile quindi appenderci un pensile. La cassettiera diventa quindi in primis elemento strutturale, a supportare i pensili.
La cassettiera era il progetto che avevo portato al corso con Aurelio, leggermente modificata per essere inserita in questo contesto.
I pensili sono in castagno, il fronte della cassettiera un bel pezzo unico di tiglio come pure è in tiglio la manigliona dell'armadietto verticale, i cassetti e i loro supporti in frassino, e il listello che sottolinea la continuità in ciliegio... a proposito di questa striscia, vi devo confessare che non c'era nel disegno originale: tutto era nato con dimensioni dettate dalla larghezza delle tavole di castagno, da 180mm, quindi sia i fianchi che tutte le ante avrebbero dovuto essere larghi 360mm (come due tavole accoppiate). Poi in un qualche momento non so per quale motivo, ho deciso di portare i pensili a 400mm filo esterno, e una volta presentata la prima porta, mi sono accorto... che non si poteva allargare!!!
Tra il rifare tutte le ante con tavole da 200mm e aggiungere il listello, ho optato per la seconda ipotesi, decidendo nel contempo di spazzolarlo, in modo da diversificare le due superfici.
Veniamo ai dettagli tecnici:
La cassettiera come detto ha i cassetti ricavati da un pezzo unico di tiglio, tagliato con la motosega, poi spianato a mano sul dorso, squadrato e tagliato a fette.
Una volta tagliate le fette ho riparato i crepi con le farfalle e le ho scavate, lo spessore è minimo perché tendono a chiudersi parecchio, una volta scavate. Riducendo lo spessore è stato possibile, tirando un po', inserire il fondo (diviso in due pezzi) per tenenerle a misura.
L'anta dell'armadietto verticale era quella che mi preoccupava di più a livello di movimenti stagionali per via delle dimensioni, subito avevo in mente di usare un suggerimento di Stefano, che mi disse che quando lavorava ai cantieri Riva mettevano tre strati di tavole (due incrociati a X, e uno di traverso) per far si che un pannello non si muovesse. Quindi avevo deciso di incollare dei traversi con queste inclinazioni dietro alle due tavole specchiate della porta. Poi la pigrizia ha preso il sopravvento e ho lasciato solo il telaio perimetrale e i due traversi centrali sotto il maniglione.
Il telaio serviva per aumentare lo spessore, dettato in questo caso dall'ingombro delle cerniere Hafele (grazie Giannone!) che aprono tenendo la porta entro il profilo del mobile. Se dovessi rifarla credo che terrei i traversi con la stessa vena delle due tavole principali... che ne dite???
La mia prima specchiatura:
I ripiani sono inseriti con la tecnica delle code di rondine rastremate su di un lato (grazie Aurelio!)
È il primo lavoro in cui tengo conto (a parte l'anta lunga) delle raccomandazioni lette sul forum sui movimenti stagionali del legno (ri-grazie Aurelio) per cui ho fatto i fondi inseriti in una cornice.
Le quattro ante a sinistra della cassettiera sono su corpo unico di un metro e settanta, con le due centrali fissate sulla parete divisoria cui ho dovuto incollare due tavolette per aumentare lo spessore e farci stare le cerniere accoppiate, la parete divisoria è inserita ancora con la tecnica delle code di rondine rastremate, stavolta su due lati.
La curva del pezzo che chiude la composizione l'ho ottenuta tagliando a fette le tavole accoppiate e fresandole con una fresa con tagliente inclinato di 7°, incollando poi i segmenti e arrotondando il tutto con la raspa.
La maniglia in questo caso è scavata al coltello.
Finito con un mano di olio di lino cotto, tre mani di gommalacca e cera, quest'ultima fatta da me medesimo secondo la ricetta di Aurelio (ri-ri-grazie!!)
Concludo ringraziando di cuore tutti: un lavoro così mi è stato possibile solo perché ho iniziato a frequentare i forum e in particolare questo, ergo, se vi piace potete a buon diritto andarne fieri, questo lavoro è anche un po' vostro, se invece non vi piace... sentitevi responsabili!!

