non e' una crisi di identita'....... e' un post di ottica: perche' serve l'obiettivo?
questo topic è stato scritto 10 anni fa e postato in un altro luogo. l’ho trovato oggi e rileggendolo mi è parso un peccato lasciarlo alla deriva e quindi lo ripropongo qui
la domanda me la sono posta molti anni fa visitando le primissime mostre di olografia e scoprendo con sorpresa che per fare gli ologrammi l'obiettivo (in principio) non serve. Diavolo, mi sono detto, se gli ologrammi registrano anche la profondita', come mai non ho bisogno di obiettivi?
La cosa che inoltre mi ha oltremodo stupito e' la seguente: se io taglio a meta' un ologramma diciamo di un ritratto cosa mi aspetto? Uno potrebbe rispondere beh la meta' sopra sara' l'ologramma degli occhi, quella sotto della bocca (per semplificare).
NO!
tutte e due le meta' diventano ologrammi di tutto il soggetto ritratto....
Perche'?
Andiamo con ordine:
immaginiamo un oggetto da "ritrarre" di dimensioni contenute. Quando la luce incide su di esso ogni suo punto diventa sorgente di luce diffusa (gli inglesi dicono scattered e gli italiani tecnico/scientifici hanno coniato la brutta parola "scatterata"). Questi "coni" di luce diffusa si propagano verso lo spazio dove io intendo registrarli ma mentre si propagano interferiscono l'un l'altro creando quella che viene chiamata la figura di diffrazione.
Questa non e' propriamente una figura come noi la intendiamo perche' se io piazzassi una pellicola fotografica grande formato in quella regione e poi la sviluppassi, non vedrei niente di riconoscibile. La pellicola reagisce all'intensita' dell'onda luminosa ma non alla fase e questa informazione la perdo.
La perdo con le macchine fotografiche e anche con l'occhio.. perche'? In soldoni perche' voglio registrare una cosa 3D con un sensore 2D.
Cosa posso fare? O registro in 3D (le lastre olografiche si impressionano nello spessore quindi anche in profondita') o estraggo dalla figura di diffrazione un contenuto "ridotto" a bidimensionale.
Quindi del fronte d'onda complesso proveniente da un soggetto io mi limito ad evidenziarne i contenuti che appartengono ad un suo piano e a restituirli su un mio piano. Il suo piano e' il piano che mettero' a fuoco, il mio piano la pellicola o il ccd.
In pratica riprendo il cono di luce divergente proveniente da un punto e lo converto in un cono di luce convergente sul mio sensore: questo fa l'obiettivo.
Solo tramite questa operazione ci sara' una corrispondenza 1:1 tra i punti della pellicola che registra l'immagine ed il piano di messa a fuoco. Tale corrispondenza ricrea l'immagine bidimensionale come noi siamo abituati a considerare... Il nostro occhio fa lo stesso lavoro ed il cervello estrae informazioni 3D da 2 immagini 2D prese da punti di vista diversi.
L'olografia non funziona cosi': essa registra la figura di diffrazione in 3D. Se la lastra viene osservata come una foto 2D non mostra proprio niente di intelleggibile ma se viene illuminata opportunamente in modo da ricreare nello spazio la figura di diffrazione che ha registrato..... noi la vediamo in 3D
senza obiettivi ne' nella registrazione, ne' nella riproduzione...
Quindi la risposta potrebbe essere una cosa cosi': Il nostro corpo ha dei sensori molto efficienti ma che "campionano" parzialmente gli stimoli.
Cosi di un suono precepiamo solo certe frequenze, dello spettro solo certi "colori", dell'immagine 3D "solo" due immagini 2D....
Questo viene ottenuto con il processo di "messa a fuoco" in modo che l'obiettivo/cristallino si concentri solo su un piano del soggetto e lo renda al meglio sulla pellicola/retina. La figura di diffrazione invece conterrebbe tutti i piani con l'informazione di dove stanno e quindi della profondita'
Noi, copiando dai nostri occhi, abbiamo realizzato prima i sensori 2D che hanno bisogno dell'obiettivo.... Solo successivamente e con grande sforzo quelli 3D che peraltro non sono mai diventati di uso comune.
A cosa servono gli obiettivi quindi?
Risponderei... a rendere intelleggibile cio' che e' estremamente complicato (la figura di diffrazione).
Cosa si perde? beh ......la profondita' e tutti i piani diversi da quello di messa a fuoco. E scusate se e' poco!
PS in realta' i piani vicini a quello di messa a fuoco non sono "persi" ma vengono resi con sempre minor dettaglio tanto piu' sono lontani da esso... fino a diventare come lo sfondo di certi bei ritratti: una nuvola inintelleggibile. Belli in effetti perche' ci si focalizza l'attenzione sugli occhi della persona ritratta ma dal punto di vista dell'informazione contenuta in quell'onda luminosa.... l'obiettivo ne ha fatto scempio!
(continua)





