Bell'articolo, penso anch'io forse un po' romanzato, ma che riflette una differenza sostanziale tra la nostra situazione e quella descritta: non ne farei una questione di democrazia diretta, liquida, solida o in altra condizione di stato (della materia), ma del senso di appartenenza allo stato, alla comunità.
A me piace l'esempio: si anche loro ogni tanto puliscono la moquette,

e mi piace perchè è proverbiale (mi scuseranno) la poca cura, direi quasi trasandatezza degli interni delle case, ma la signora con le mani nodose le ha rovinate per il giardinetto, scommeterei quello davanti che è l'interfaccia verso la comunità. Verso la quale e verso le regole della quale (si sentono inglesi, come dire parte dello stato, prima che di dx o di sx) si nutre rispetto.
Al punto che si investono più energie per quello che viene "offerto" al pubblico, la vista del vialetto più che all'interno della casa. I vestiti non sono importanti come descrive nella riunione di condominio
Da noi, la casa cade a pezzi fuori, spesso non ci si cura delle immondizie un passo fuori dall'uscio, ma dentro marmi di carrara, stucchi, mobili di design e tv 200 pollici, pulito come in sala operatoria. Vestiti come dandy, con le auto sfarzose oltre le possibilità.
Caciarosi e festaioli e facciamo gli sboroni quando va bene, ma siamo individualisti, egoisti, e facciamo le vittime non appena qualcosa va male, dando la colpa allo stato. O preghiamo il santo protettore, ma continuiamo a votare i ladri e i protettori.
Persino il motto Dio salvi la regina, ancorchè anacronistico e un po" ridicolo, onestamente, ma riflette il fatto che l'augurio è rivolto ai rappresentanti dello stato. Qui non c'è niente di simile ma se ci fosse sarebbe tipo Dio salvi me e i miei cari e vaffa a tutto il resto.