Snickare ha scritto:una persona che non ci capisce niente di finanza non dovrebbe buttarsi in compravendite che non capisce fino in fondo.fammi capire tu ti fidi di uno e gli affidi i tuoi risparmi solo perche lui siede in giacca e cravatta in una banca??e´ da matti per me.i soldi sono i miei e prima che li faccio gestire ad un´altro che non fa i miei interessi ma quell idella banca ci penso cento volte.meglio una misera pensione sicura che finire col culo per terra facendo giochetti,anzi facendoli fare ad altri con i miei soldi.te lo dico papale papale.."siamo tutti boni a fa li froci col culo degli altri",ci tengo a precisare non sono omofobo,ma l´immagine vale piu di mille parole..
Io, come te, non mi fiderei, ma un pensionato o un piccol orisparmiatore?
Punti di vista, nientaltro che punti di vista.
Ieri puta caso, ho scritto una paginetta che sembra scritta apposta, in realtà ho modificato un mio vecchio articolo adattandolo all'uopo.
La mafalda o il telefono? ........Punti di vista!
Scena.
E' lunedì e vado in banca ho deciso di andare a vedere perché non mi avevano dato risposta per una richiesta di finanziamento.
La giornata di ieri Domenica, non e' stata delle migliori, troppi pensieri hanno affollato la mia mente, in quest’ultimo anno mi sono successe cose che mi hanno stressato totalmente, lo spettacolo che ho lasciato sulla mia scrivania, non è dei migliori, fogli sparsi qua e là, si intravedono i rimasugli di calcoli contabili che testardamente non si sono voluti bilanciare, al posto del portapenne ho lasciato un portacenere pieno zeppo di cicche di stop senza filtro, qualcuna ancora fumante, le ho lasciate lì a testimonianza del mio malessere.
Non ho voglia di niente, ma passando davanti al panificio, un buon odore di pane caldo mi fa ricordare che nella vita esistono anche le cose belle, la porta socchiusa sembra invitarmi ad entrare, entro, devo decidere, prendo una mafalda con la giggiolena, imbottita di mortadella o un bel cornetto caldo ripieno di buon cioccolato? Decido prendo la mafalda, entro molto lentamente, mi piace lo sbalzo dalla luce esterna alla penombra che mi accoglie dentro.
Dietro al banco, vedo una piccola donna con i capelli bianchi, non capisco se sono bianchi per l’età oppure per la coltre di farina che vi si era depositata sopra, mi guardava meravigliata con i suoi piccoli occhi, grigi anche questi.
Io non dico niente, ma da come guardavo quelle grosse mafalde nella vetrina, la piccola donna, non ebbe dubbi, ne prese una e mi chiese cosa ci volevo dentro. Sono sicuro che sapeva già da prima che entrassi cosa ci volevo, ma fece la tonda e aspettò che glielo dicessi.
"La voglio con quattro fette di mortadella, tagliate molto fine".
Glielo dissi, sottovoce, come a sedici anni, chiedevo dei preservativi in farmacia, lei non aspettò che finissi, che già era nel dietro bottega a tagliare la motadella.
Io nel frattempo già pregustavo quei sapori che quasi avevo dimenticato. Esce e mi porge la mafalda con una salviettina attorno che la lasciava scoperta da un lato affinché potessi, da quel lato, iniziare a mangiarla. La prendo e l’avvicino alle mie labbra, assesto un morso che trancia di netto un buon quattro centimetri di pane, un sapore intenso e nello stesso tempo dolce invase il mio cavo orale, il mio cervello fu letteralmente invaso da una sensazione che quasi mi stordiva, mi inebriò.
Uno sballo.
Crosta morbida, interno soffice, mentre il palato godeva di mille sapori, le narici si aprirono e si riempivano di un buon odore di pane fresco, i semi schizzarono di qua e di là, il respiro si fece corto e frenetico, inghiottisco e faccio un respiro profondo, che bella cosa, che goduria.
Era da molto tempo che non provavo un effetto simile, ho cercato di ricordare, ma gli unici ricordi che mi vennero in mente furono tutti i piaceri di cui mi ero quasi dimenticato, andai a scavare nel profondo e ci ritrovai le mille passioni che avevo da tempo tralasciato per dare spazio ad altrettanti impegni e sensi di responsabilità.
Ma cosa avevo fatto della mia vita?
Mi guardo attorno, tutto è tranquillo vicino a me, ad un tratto squilla il telefono, no! Ancora!
Cerco nelle tasche della giacca, prima quella di fuori a destra poi in quella a sinistra, mi sposto in quelle interne, di nuovo a destra e poi a sinistra, niente, mi ricordo ad un tratto che forse era nella borsetta che portavo a tracolla, frugo nervosamente e lo afferro, mi giro, vedo un cestino della spazzatura, d’istinto lo spengo e lo butto dentro.
Centrato al primo colpo, ah! Che sollievo, non suona più.
E’ stato come un guizzo, un gesto quasi involontario ed incontrollato, la mafalda era ancora nelle mie mani? No! L’avevo buttata nella spazzatura mentre il dannato telefono era rimasto nelle mie mani. Non ero io che l’avevo spento, aveva solo finito gli squilli previsti.
Che culo, o forse meglio dire che fortuna.
Punti di vista.
Perché quella mattina, a quell’ora, qualcuno aveva deciso di chiamarmi? La mia mano tocca il cellulare, sa già dove premere per accenderlo, lo schermo inizia la sua procedura di accensione, un robottino spunta sul touchscreen sembra farmi l‘occhiolino, il desktop viene ripristinato, in una finestrella si legge benissimo: Una chiamata in arrivo persa.
Clicco con il polpastrello su di essa e un numero del chiamante si mette in bella mostra.
Non so il perché ma anziché arrabbiarmi mi fermo a osservare quel numero, qualcosa mi dice che si tratta di un numero a me noto, i pensieri si accavallano.
La banca!
Lo grido inavvertitamente ad alta voce, si era il numero della banca, chissà cosa volevano, magari mi avevano rifiutato la richiesta? Solo adesso mi accorgo di trovarmi nel panifico. Dietro il banco la piccola donna con i capelli bianchi aspetta probabilmente che gli dia quanto dovuto, te euro e cinquanta, tanto spuntava nel display del ricevitore di cassa.
Un cliente alla mia destra con una canottiera sbiadita che lasciva un quarto di pancia fuori mi osserva con un sorriso di sfottò.
Un’altra cliente alla mia sinistra con un borsone in mano e un bambino in braccio con il naso che gli colava, stanca di aspettare mi guardava anche lei quasi con rabbia, chissà da quanto tempo aspettava.
La piccola donna, di fronte ormai era lì con la mano aperta che aspettava i soldi sbigottita.
Credo di potergli leggere nel pensiero, ma questo che fa dorme?, finalmente qualcuno prende l'iniziativa e giudica l'accaduto:
(cliente di sinistra) - "Che culo che hai avuto! Anzichè buttare la mafalda potevi buttare per errore il telefono e chissà quanto ti era costato”
(cliente di destra) - "Forse era meglio buttare il telefono, così almeno non sprecavi quel po’ po’ di mafalda”
(la piccola donna) - "Mannaggia... se anziché essere così addormentato tu fossi più sveglio potevi anche rispondere al telefono senza dover per forza buttare la mafalda con tutta la mortadella”
(IO) "Meno male... Che non ho buttato il telefono, almeno adesso potrò sapere se la banca ha accettato la mia richiesta e finalmente posso togliermi tutti i debiti e cancellare questi pensieri che mi stanno ossessionando da un anno a questa parte. La mafalda la posso nuovamente comprare, ma se non avessi potuto richiamare la banca, non so con quale faccia mi sarei potuto presentare ai miei fornitori, senza soldi. I debiti avrebbero portato la mia ditta al fallimento, gli operai sarebbero rimasti disoccupati e miei figli per gli anni a venire si sarebbero vergognati di essere miei figli.
Questo mi avrebbe potuto provocare una serie di problemi di socializzazione, portandomi a chiudermi in casa fino a diventare un vecchio rincoglionito che tutti avrebbero dimenticato"
Morale della favola:
A volte qualcuno vede le cose da un punto di vista che gli fa sembrare di aver capito tutto.
Altri invece cercano di vedere le cose da un altro punto di vista, per esempio di un pensionato che vuole magari aiutare i propri figli disoccupati, investendo i propri risparmi su consiglio di furfanti approfittatori.
(masterbeat)