Giannone ha scritto:Io credo, e non me ne vogliate, che si esca un po' dal seminato.
Leggo (ripeto leggo) di situazioni legate all'emotività del momento, della situazione. A qualcosa che ha a che vedere con le sensazioni immediate, con l'istinto di autodifesa, di rabbia, di disgusto. Di forte emozione. E di reazioni assolutamente legate ad esse. E' comprensibilissimo. Anzi, per assurdo spesso è talmente incomprensibile calarsi nella posizione di chi subisce o ha subito qualcosa che è ingiusto giudicarne la reazione, qualsiasi essa sia. Questo è pacifico.
Ma qui non siamo nella situazione. Qui non c'è l'immediatezza, non c'è l'emozione del momento. Al massimo (e purtroppo) per qualcuno ci può essere un ricordo, un segno di un'esperienza vissuta. Qui non siamo al bar o in una qualsiasi riunione di persone che parlano, discutono, si accalorano, si spiegano, dibattono e magari rispondono e si rispiegano al volo magari per rinforzare o immediatamente spiegare, confutare o condividere. Dove c'è il tono, l'espressione e tutto quel che segue.
Qui immagino e spero, ci sono i tempi per pensare a ciò che si sta scrivendo ed al significato delle proprie parole. E se capita di lasciarsi prendere un po' la mano, c'è comunque la possibilità di spiegarsi meglio, o di confermare ciò che è scritto o anche di affermare di essersi sbagliati. E qualcuno lo fa (io di sicuro si, ne sono certo). E ne abbiamo anche avuto, ripeto, prova in questo topic.
E allora io mi chiedo, se tutti più o meno siamo d'accordo sul fatto che nella realtà nessuno in tutta coscienza manderebbe al muro un ladro, perchè allora tutte le volte che ci sono topic di questo genere puntualmente arriva/arrivano i "giustizieri della tastiera"?
Devo pensare allora che la parola scritta, che dovrebbe tradurre e diffondere il proprio pensiero, sia in realtà un qualcosa preso con leggerezza. Tanto cosi per fare.
Mi va bene, basta capirlo. A me non lo ordina certo il dottore di intervenire in post non attinenti al legno, e se devo giungere alla conclusione che ogni cosa può voler dire tutto o il contrario di tutto, posso anche evitare (e di certo gli argomenti non perderebbero granchè, ne sono cosciente).
Cioè, in soldoni, ragazzi siamo tutti adulti e vaccinati; perchè non provare anche ad essere un po' più equilibrati e coerenti? o devo pensare che non si riesca a mantenere il lume della ragione almeno quando si è seduti davanti ad una tastiera?
Io faccio una domanda: Ma se uno dei vostri figli, o cugino, o amico caro (non mi fate elencare tutte le possibilità) per un qualsiasi motivo, anche il più bieco possibile, si introducesse in un appartamento e rubasse i gioielli di famiglia, un quadro, lo stipendio di qualcuno, insomma la stessa cosa che è stata fatta a Giovanni (quella, attenzione, perchè non stavamo parlando di altro) riterreste giusto che per tale reato gli fosse tolta la vita?.
Io no. Perdonatemi ma io no tutta la vita. E sono stato vittima anche io di furti come purtroppo tanti.
E per me è no non solo per figli, parenti ecc. è no e basta; per nessuno.
Se qualcuno a questa domanda (senza spaziare in ipotesi diverse dal caso in questione) risponde: si, io lo ritengo giusto, è nel pieno diritto di pensarlo. Ma io mi sento nel diritto di non essere d'accordo, argomentando, e credo senza passare sopra o sostituirmi a qualcuno.
Mio semplice pensiero.
Ciao
Gianni
Gianni! Qualcuno dice "Nessuno tocchi Caino". Apprezzo la tua serietà e la volontà di essere preciso nei discorsi così come, immagino, nel tuo lavoro. Essere approssimativi non è una bella cosa nemmeno nei discorsi, tanto più quando investono temi seri.
L'appunto che mi sono permesso di fare non attiene alla sostanza delle tue affermazioni che condivido, ma alla polemica che ne è scaturita e che mi pare tardi a sedarsi perché volenti o no in fatti brutti, a vario titolo, ci siamo imbattuti un po tutti e il tema della discussione è tale che tutti abbiamo un'idea, più o meno condivisibile, di quali potrebbero essere i rimedi o le reazioni legittime a fatti del genere di quello di cui si discute.
Il fatto è che parliamo un po tutti di queste cose senza avere l'accortezza di collocarci nel giusto punto di vista, o forse non vogliamo farlo. I fatti ci toccano in maniera diversa in ragione della loro distanza da noi, quando noi stessi o persone a noi vicine (e Giovanni è a noi vicino) ci identifichiamo con la vittima mentre solidarizziamo col ladro a cui vengono mozzate le mani in contesti sociogiuridci, per fortuna, distanti dai nostri. E' il gioco delle parti e delle suggestioni di cui tutti, in varia misura siamo investiti.
I credo, Gianni, che non sia un male che certe discussioni si facciano, aiutano tutti noi a riflettere sulle cose, perché dire: "A me non lo ordina certo il dottore di intervenire in post non attinenti al legno, e se devo giungere alla conclusione che ogni cosa può voler dire tutto o il contrario di tutto, posso anche evitare"
perché mai? detta così potrebbe sembrare, che vuoi troncare una discussione dove non sia corale il punto di vesta più sensato. Dire un'amenità anche toccando temi c.d seri come la Sicurezza, la Giustizia, la Religione, può offrire spunti di approfondimento utili a tutti noi. Anche il c.d. Metodo Scientifico usa il paradosso per provare la forza di una teoria o per raffinarla, perché privarci della possibilità che ci offre Asrtista con la sua evidentissima Iperbole.
Il valore del metodo dialettico (EGHEL) che ha determinato la nascita del dominio della ragione e del moderno pensiero liberale trova nella forza dell'antitesi contrapposta alla tesi il presupposto di ogni moto intellettivo "RAZIONALE". Paradossalmente, nel caso specifico, non si potrebbe mai ragionare sulle reali ragioni che rendono improponibile, in un conteso democratico (o almeno che così si autodefinisce) la pena di morte se non ci fosse chi se ne fa strenuo sostenitore.
Ogni idea ha il suo valore perché ogni idea è parte di un meccanismo razionale, non è l'idea stessa a dominare ma il suo dinamismo, quasi essa sia un ingranaggio in un meccanismo. I.B. Singher (Premio nobel per la letteratura nel 1981, mi pare di ricordare!) sosteneva che " non esiste una sola riga che sia mai stata scritta che non meriti d'essere letta.
Per chiudere voglio soffermare l'attenzione di tutti quanti su una tua affermazione che a mio parere deve fare riflettere seriamente su questo tema ed è questa: "Ma se uno dei vostri figli, o cugino, o amico caro (non mi fate elencare tutte le possibilità) per un qualsiasi motivo, anche il più bieco possibile, si introducesse in un appartamento e rubasse i gioielli di famiglia, un quadro, lo stipendio di qualcuno, insomma la stessa cosa che è stata fatta a Giovanni (quella, attenzione, perchè non stavamo parlando di altro) riterreste giusto che per tale reato gli fosse tolta la vita?."
Questa tua domanda ci pone di fronte a uno dei temi più scomodi dell'ETICA (prima ancora che del diritto o della criminologia) e cioè se sia preferibile essere vittime o carnefici. E' un dualismo paradossale, ma i ragionamenti binari non sono forse la forza su cui si regge il pensiero post moderno? Non ci sono vie d'uscita se accettiamo che esista solo il bianco e il nero dobbiamo anche accettare di confrontarci col paradosso!
Un caro saluto!